Dopo il caso di Saronno

Mi chiamano in televisione per dire quattro banalità sul caso del medico e dell’infermiera di Saronno, il primo accusato di aver intrepretato in modo un tantino estensivo il suo ruolo di anestesista, la seconda di aver collaborato con lui per far fuori il marito.

Di banalità riesco (male) a dirne due.

La prima. Mi ha colpito il fatto che i giornali, per rendere l’idea di una malvagità spinta così al limite, ricorrano al diavolo: «La coppia diabolica», «Gli amanti diabolici» eccetera. Ci piace tanto fare i moderni e i secolarizzati e poi, quando si tratta di dar voce a qualcosa che ci lascia di stucco, scopriamo di non avere parole sufficientemente moderne e secolarizzate per esprimere ciò che abbiamo nell’animo e utilizziamo le categorie offerte dalla cara vecchia dottrina cristiana, della quale pensavamo di esserci sbarazzati.

La seconda. Vicende come quella di Saronno ci dicono che il male c’è, è tra noi, c’è anche nelle forme più estreme. E se il male c’è vuol dire che c’è anche il bene. E se ci sono entrambi, vuol dire che c’è un conflitto, una vera e propria battaglia tra male e bene. E se c’è questa battaglia, vuol dire che dobbiamo decidere da che parte stare. E decidere da che parte stare implica una scelta morale. Dunque, anche in questo caso, ecco che qualcosa di cui, in nome della laicità e del relativismo, pensavamo di esserci bellamente sbarazzati (la distinzione netta tra male e bene, l’idea che la nostra vita sia una battaglia che si combatte sul terreno morale) torna a imporsi con prepotenza.

Se ce ne fosse stato il tempo (ma si sa che in tv si va sempre di fretta) mi sarebbe piaciuto dire una terza banalità. E cioè che il signor dottor Cazzaniga Leonardo, di professione anestesista (con la una certa propensione, se le accuse verranno provate, a fare l’angelo della morte), e la signora Taroni Laura, di professione infermiera (con una certa tendenza, se le accuse saranno provate, a interpretare in modo del tutto personale la missione di assistere gli infermi) in fondo in fondo, e in modo paradossale, vanno ringraziati.

Perché ringraziati? Ma proprio perché, sia pure a modo loro, ci  ricordano l’importanza decisiva di quella cosa tanto evanescente, e all’apparenza così poco importante, che è la morale.

Leggo sui giornali che adesso è polemica sulla commissione istituita nel 2013 per indagare sul signor dottor Cazzaniga Leonardo dopo i primi sospetti. Pare che la commissione non si sia riunita o, se l’ha fatto, non ha lasciato verbali. Insomma, qualcuno non avrebbe vigilato. Insomma, tanto per cambiare, una faccenda burocratica. Ecco: in un mondo dove viene tolta di mezzo la morale, dove ci si rifiuta di esaminare e giudicare la realtà in base alle categorie di bene e male, di buono e cattivo, di bello e brutto (perché, così si dice, essendo tutto relativo e soggettivo, nessuno ha la possibilità e il diritto di dire che cosa è bene e che cosa è male, che cosa è buono e che cosa è cattivo, ma ha valore solo la percezione individuale di una data circostanza, di una data esperienza), riteniamo che sia molto meglio, molto più utile e vantaggioso per tutti, istituire commissioni: è proprio così, proclamiamo tutti noi, moderni e secolarizzati, che si affrontano i problemi in modo asettico e rigoroso, mica con le vecchie categorie! Ma poi ecco dove si va a finire se, in nome del progresso, della laicità e bla bla bla, ti metti in mano alle commissioni. Succede che le commissioni non funzionino. E tu ti ritrovi con un anestesista che esagera con l’anestetico e un’infermiera che non dimostra esattamente amore verso gli infermi, o per lo meno verso alcuni di loro.

Se poi avessi avuto ancora un pochino di tempo (ma in tv il tempo non c’è mai) avrei aggiunto che il caso di Saronno ci dice quanto sia poco lungimirante affidarci esclusivamente alla tecnica, come se la tecnica fosse tutto, e come sia controproducente togliere di mezzo la morale, come se la morale fosse un residuo di nessuna importanza. Avrei detto che quando ci preoccupiamo che un medico, un chirurgo o un anestesista sia bravo, e pensiamo in questo modo  di esaurire tutte le nostre preoccupazioni di esseri umani moderni e secolarizzati, in realtà ci dimostriamo poco intelligenti, perché se è importante che un medico, un chirurgo e un anestesista (ma anche un architetto, un agronomo, un giornalista, un fruttivendolo, un avvocato) siano bravi, altrettanto importante, anzi più importante, è che siano buoni. Perché uno può essere anche bravissimo tecnicamente, ma se poi mette tutta la sua tecnica al servizio del male e non del bene, se poi è un uomo cattivo e non buono, tutta quella tecnica non diventa un aiuto, ma una minaccia.

Ora qualcuno si alzerà e dirà: ma tu, povero rimbecillito, pretendi di giudicare l’animo umano, e questo non si fa! Tutto quello che si può e si deve fare è valutare la capacità, anzi la professionalità, magari con qualche apposita commissione. Il resto attiene alla sfera individuale, soggettiva, e in quella non si può entrare!

Ora, io sarò un povero rimbecillito, ma credo che ragionare così sia poco razionale. Perché se tu fai della competenza tecnica un assoluto, e la sganci dalla morale, può sempre andare a finire che ti ritrovi con un anestesista disinvolto e un’infermiera poco caritatevole. Ecco perché credo che la nostra crisi attuale non sia fondamentalmente una crisi morale, ma una crisi intellettuale. Ci piace giocare a fare i moderni e i secolarizzati, pensiamo di essere tanto progrediti, e invece non sappiamo più, letteralmente, fare uso del nostro intelletto.  Come già osservava il buon vecchio Chesterton, «il mondo moderno ha subito un tracollo mentale, molto più consistente del tracollo morale».

E il diavolo, aggiungo io, pensa: «Sto proprio facendo un bel lavoro!». E  se la ride.

 

Aldo Maria Valli