Preti sposati. Che ne pensa Francesco?

Che cosa pensa papa Francesco dei preti sposati? È vero che sta prendendo in considerazione l’ipotesi di cambiare la disciplina vigente in materia di celibato?

Prima di vedere quali sono i segnali lanciati dal papa, cerchiamo di quantificare il fenomeno.

Ogni anno in Italia, dove i sacerdoti diocesani sono circa trentaduemila e i religiosi circa la metà, il numero di coloro che chiedono la dispensa dal ministero (per sposarsi o perché non si sentono più in grado di servire la Chiesa da pastori) si aggira sulle quaranta unità. Molti altri poi ottengono periodi sabbatici per superare difficoltà e dubbi.

Per quanto riguarda il mondo intero, dove i sacerdoti, diocesani e religiosi, sono poco meno di 416 mila, non esistono statistiche precise sugli abbandoni, ma alcune stime parlano di poco più di mille sacerdoti che ogni anno lasciano il ministero, con una prevalenza (60 per cento contro il 40 per cento) dei diocesani sui religiosi.

Le cause degli abbandoni sono estremamente varie. La maggior parte delle richieste di dispensa è dovuta a instabilità affettiva, ma non mancano le crisi di fede, la conflittualità con i superiori, la difficoltà di accettare il magistero. E poi ci sono le depressioni e i problemi caratteriali.

In media l’abbandono avviene dopo tredici anni di ministero e l’età più critica è attorno ai cinquant’anni. Nel cinquanta per cento circa dei casi i preti che chiedono la dispensa sono già sposati civilmente. Il 14,5% è in situazione di convivenza.

Da notare che la stragrande maggioranza dei preti che abbandonano il ministero non ha difficoltà a trovare un lavoro. Quasi tutti hanno un impiego che consente loro di mantenere se stessi e l’eventuale famiglia. Piuttosto diffuso è il caso di ex sacerdoti accolti dai vescovi per ricoprire incarichi ecclesiali, insegnare religione o lavorare in istituzioni collegate all’autorità ecclesiastica. Né mancano casi di ex-sacerdoti che si occupano della formazione dei giovani e, per quanto possa sembrare un po’ paradossale, della formazione permanente del clero.

Nel mondo c’è poi il fenomeno dei preti che, dopo aver abbandonato ed essersi sposati, avvertono il desiderio di tornare al sacerdozio. Poiché la Chiesa cattolica, vincolata alla disciplina sul celibato, non li può riaccogliere in quanto sacerdoti, non pochi si rivolgono alle comunità protestanti o alle sette di ispirazione cristiana.

È bene ricordare che nella Chiesa cattolica esistono uomini sposati, lecitamente ordinati, che esercitano il ministero sacerdotale: sono i preti di rito orientale cattolico. Una situazione confermata dal Concilio Vaticano II. Ma ci sono preti sposati anche nella Chiesa cattolica di rito latino: sono i ministri passati alla Chiesa cattolica provenendo dall’anglicanesimo o da altre Chiese e gruppi cristiani.

Ora, che cosa pensa papa Francesco dei preti sposati e della disciplina del celibato? Per farsene un’idea occorre cogliere i segnali lanciati in diverse occasioni.

Nel suo ultimo Venerdì della misericordia,  alla fine dell’anno santo, Francesco è andato a trovare alcune famiglie di preti sposati. Le ha incontrate in un appartamento di Ponte di Nona, alla periferia nord di Roma, e in questo modo, ha spiegato una nota del Vaticano, il papa  «ha inteso offrire un segno di vicinanza e di affetto a questi giovani che hanno compiuto una scelta spesso non condivisa dai loro confratelli sacerdoti e familiari».

La nota precisa inoltre i motivi che hanno portato i preti alla decisione di abbandonare il ministero: «Dopo diversi anni dedicati al ministero sacerdotale svolto nelle parrocchie, è accaduto che la solitudine, l’incomprensione, la stanchezza per il grande impegno di responsabilità pastorale hanno messo in crisi la scelta iniziale del sacerdozio». Quindi «sono subentrati mesi e anni di incertezza e dubbi che hanno portato spesso a ritenere di aver compiuto, con il sacerdozio, la scelta sbagliata. Da qui, la decisione di lasciare il presbiterato e formare una famiglia».

«L’ingresso del Papa nell’appartamento è stato segnato da grande entusiasmo: i bambini si sono raccolti intorno al Pontefice per abbracciarlo, mentre i genitori non hanno trattenuto la commozione. La visita del Papa è stata fortemente apprezzata da tutti i presenti che hanno sentito non il giudizio del Papa sulla loro scelta, ma la sua vicinanza e l’affetto della sua presenza. Il tempo è passato veloce; il Pontefice ha ascoltato le loro storie e ha seguito con attenzione le considerazioni che venivano fatte circa gli sviluppi dei procedimenti giuridici dei singoli casi. La sua parola paterna ha rassicurato tutti sulla sua amicizia e sulla certezza del suo interessamento personale. In questo modo, ancora una volta, papa Francesco ha inteso dare un segno di misericordia a chi vive una situazione di disagio spirituale e materiale, evidenziando l’esigenza che nessuno si senta privato dell’amore e della solidarietà dei Pastori».

Interessante l’intervista che Andrea Vallini, uno degli ex parroci incontrati da Francesco, ha rilasciato a Tv 2000: «La prima sensazione è stata di qualcosa di puramente evangelico. In genere dovrebbero essere i peccatori ad andare incontro al Signore, invece oggi è stato il contrario. Ho assaporato un gusto di Vangelo molto bello e puro. Il Papa ha una capacità di rapportarsi veramente coinvolgente. Non so se questa visita apre prospettive nuove. Ho capito che il Papa era particolarmente stupito che alcuni di noi, soprattutto italiani, sentissimo una certa esclusione. Nella sua esperienza, ci ha raccontato, lui non ha mai escluso situazioni particolari. Ci ha detto che il suo presidente della Caritas a Buenos Aires era un ex sacerdote che ha fatto un ottimo lavoro.  Spero che possiamo continuare ad essere una risorsa per la Chiesa. Tutti noi vorremmo continuare ad essere utili alla comunità cristiana, sarebbe bello che si superassero degli steccati. D’altra parte oltre ad avere il carattere sacerdotale, che non si cancella, siamo battezzati. Sarebbe bello continuare a fare del bene, come mi sono sforzato di fare in un’altra veste»

L’argomento dei preti sposati è toccato da Francesco, il 26 maggio 2014, durante il volo di ritorno dalla Terra Santa, in risposta a una domanda posta da un inviato tedesco. Eccola: «Lei, durante il suo pellegrinaggio, ha parlato a lungo e ha incontrato più volte il Patriarca Bartolomeo. Noi ci stiamo chiedendo se avete parlato anche dei passi concreti di avvicinamento, e se c’è stata occasione anche di parlare di questo. Mi chiedo anche se magari la Chiesa cattolica potrà imparare qualcosa dalle Chiese ortodosse: mi riferisco ai preti sposati, una domanda che preme a molti cattolici, in Germania».

Ed ecco la risposta del papa, relativamente alla parte sui preti sposati: «Ma la Chiesa cattolica ha preti sposati, no? I cattolici greci, i cattolici copti… no? Ci sono, nel rito orientale, ci sono preti sposati. Perché il celibato non è un dogma di fede, è una regola di vita che io apprezzo tanto e credo che sia un dono per la Chiesa. Non essendo un dogma di fede, sempre c’è la porta aperta: in questo momento non abbiamo parlato di questo, come programma, almeno per questo tempo. Abbiamo cose più forti da intraprendere. Con Bartolomeo, questo tema non si è toccato, perché è secondario, davvero, nei rapporti con gli ortodossi. Abbiamo parlato dell’unità: ma l’unità si fa lungo la strada, l’unità è un cammino. Noi non possiamo mai fare l’unità in un congresso di teologia».

Papa Francesco torna a parlare della situazione dei preti sposati durante l’incontro, a porte chiuse, con i parroci della diocesi di Roma, all’inizio della Quaresima  2015. In quell’occasione è don Giovanni Cereti, parroco di Roma sensibile ai problemi dei sacerdoti che lasciano il sacerdozio, a riferire che il pontefice ha fatto un accenno alla questione affermando di avere il problema  «in agenda».

Già il 5 febbraio 2015, a Santa Marta, Francesco aveva lanciato un altro segnale celebrando la messa con alcuni parroci di Roma davanti a cinque ex sacerdoti che hanno abbandonato il sacerdozio per sposarsi.

Un accenno ai preti sposati si trova poi in «Amoris laetitia», là dove Francesco spiega che nelle risposte alle consultazioni inviate da tutte le diocesi del mondo «si è rilevato che ai ministri ordinati manca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali della famiglia» e che a questo proposito «può essere utile anche l’esperienza della lunga tradizione orientale dei preti sposati» (AL, 202).

Altro segnale. Nell’estate del 2015, dopo essere stato in visita al papa a Santa Marta, il pastore pentecostale Norberto Saracco,  fondatore di una facoltà internazionale di studi teologici  e amico di Jorge Mario Bergoglio, riferisce a «National Geographic»   che il papa, pur sapendo che si farà «un mucchio di nemici», ha in animo di «voler introdurre cambiamenti da subito» in vari campi della vita della Chiesa , tra i quali anche il vincolo del celibato per i preti: «Se Francesco saprà sopravvivere alle pressioni della Chiesa e agli esiti del sinodo sulla famiglia, penso che dopo questo sinodo sarà pronto a mettere in discussione il celibato ». Da parte mia, aggiunge Saracco, questa  «è più che un’intuizione».

Si dice che il papa starebbe pensando alla possibilità di ordinare, «ad experimentum», «viri probati» (uomini di provata fede, anziani, sposati o vedovi) per sopperire alla mancanza di preti nelle diocesi dell’Amazzonia (700 mila fedeli, 800 comunità, soltanto ventisette preti), dove non solo il numero dei sacerdoti è sempre più scarso, ma le distanze sono enormi e dunque intere comunità restano a lungo senza sacramenti.

Si sa che il cardinale brasiliano Claudio Hummes, già prefetto della Congregazione per il clero e grande amico del papa, sta valutando la possibilità di mettere in pratica questa soluzione. E sappiamo anche che uno dei vescovi dell’Amazzonia, monsignor Erwin Kräutler, ne ha parlato direttamente con il papa.

«Il Papa mi ha detto  –  ha riferito Kräutler alla Radio Vaticana  –  che dobbiamo fare proposte concrete. Anche proposte temerarie, ardite. Mi ha detto che dobbiamo avere il coraggio di parlare. Lui non prenderà un’iniziativa da solo, ma ascoltando le persone. Vuole che si crei un consenso e che si cominci in qualche regione con dei tentativi finalizzati a che la gente possa celebrare l’eucaristia. Se si legge l’esortazione di Giovanni Paolo II “Dies Domini”, questa dice molto chiaramente che non c’è una comunità cristiana se non si raduna attorno all’altare. Per volere di Dio allora dobbiamo aprire delle vie perché questo accada. Su come saranno queste vie,  in Brasile già lavora una commissione».

Leonardo Boff, vecchio esponente della teologia della liberazione (ex prete, ora convivente con una donna impegnata nelle battaglie ecologiste) nonché amico di papa Bergoglio, rivelando di recente di aver dato il proprio contributo alla stesura dell’enciclica «Laudato sì’» ha anche detto che dal papa bisognerà attendersi presto qualche «grossa sorpresa» riguardante la questione delle donne diacono e dei preti sposati. Inoltre i vescovi irlandesi, in occasione delle loro visita al papa, hanno reso noto, attraverso il vescovo Leo O’Reilly, che la conferenza episcopale d’Irlanda non chiederà a Francesco di prendere in considerazione l’ipotesi che i preti sposati tornino a esercitare il ministero, tuttavia, stando allo stesso O’Reilly, che ne ha parlato al «The Irish Catholic», l’argomento sarà toccato in modo informale nel corso dei colloqui, specie dopo che, riferisce il giornale, si sono fatte più insistenti le voci secondo cui il papa sarebbe orientato a permettere ai preti sposati di tornare al ministero in Brasile, su base sperimentale.

Infine un ultimo segnale. Si tratta del carteggio tra il papa e il teologo tedesco Wunibald Müller, favorevole all’abolizione del celibato dei preti. Uno scambio di opinioni che Müller ha riassunto così alla «Süddeutsche Zeitung»: « Francesco mi ha ringraziato per le mie riflessioni, il che mi rallegra molto. Dice che le mie proposte non possono essere realizzate per la Chiesa universale, ma penso che non escluda soluzioni a livello regionale».
Aldo Maria Valli