Le tensioni interne all’Islam e una bella testimonianza cristiana

 

Secondo la maggior parte degli osservatori la conferenza di pace che si è svolta al Cairo in occasione della visita di papa Francesco consentirà di aprire una pagina nuova, più efficace, nella lotta al terrorismo e nell’opposizione a quanti vogliono usare la religione per fomentare la violenza.
Tra le poche voci controcorrente, quella di Islam Béheiri, intellettuale islamico, uscito da poco dal carcere dopo aver scontato una condanna per aver espresso giudizi critici sull’operato di al-Azhar, la più importante istituzione accademica e giuridica dell’Islam sunnita. La conferenza di pace, ha detto Islam Béheiri ad «Asianews», è stata in realtà un’occasione persa perché, nonostante la buona volontà di Francesco, ha dimostrato che al-Azhar non vuole uscire dalle sue contraddizioni.
Dopo aver spiegato che avere il papa in visita in Egitto è stato «un grande onore» e che Francesco «incarna perfettamente gli insegnamenti del cristianesimo», Béheiri ha sostenuto che purtroppo la conferenza di pace non cambierà nulla nella realtà dei fatti: «Quanti si illudono che il terrorismo di matrice religiosa farà un passo indietro sono dei sognatori. È ancora troppo presto. Nessuno vuole davvero contrastare queste ideologie e Daesh».
Secondo Béhiri, puntando il dito contro la post-modernità e il traffico d’armi il grande imam di al-Azhar non ha preso in considerazione le vere cause del terrorismo di matrice religiosa. Se egli, lo sceicco, «crede che il terrorismo sia dovuto unicamente al traffico di armi, ci troviamo davvero di fronte a un problema grave: la persona chiamata a combattere per prima il terrorismo religioso non conosce nemmeno le cause della sua esistenza».
La questione da affrontare, sostiene l’intellettuale islamico, è ben altra: «Vi sono infatti dei testi, nella nostra giurisprudenza classica, che incitano alla violenza. Vediamo persone che si fanno saltare in aria uccidendo decine di persone perché hanno letto testi che danno loro carta bianca per uccidere chiunque, per la semplice ragione che possiedono una fede incrollabile in base alla quale fanno del bene verso Dio immolandosi e uccidendo molte altre persone insieme a loro. Qui non si tratta solo di traffico di armi. Invito l’amministrazione egiziana a rivedere minuziosamente le opinioni dello sceicco Al-Tayeb. Perché se quella è la sua definizione di terrorismo, e se quella è la ragione e le sue conseguenze, in base al suo pensiero, lo Stato non sarà mai in grado di mettere fine alle violenze».
Prosegue Béheiri: «Non so se lo sceicco se ne rende conto o no, ma i libri che vengono insegnati all’interno della sua istituzione non hanno altra interpretazione che l’incitazione alla violenza. E queste interpretazioni, sfortunatamente, non sono affatto sbagliate. Potrei anche aggiungere che il problema non è la nostra errata interpretazione dei discorsi. Il terrorismo è direttamente legato agli insegnamenti dei nostri testi, con una propria comprensione naturale e logica, che risale a mille anni fa. Vorrei tanto che lo sceicco si scusasse per questo e per ciò che i musulmani hanno commesso nel medioevo e nei tempi moderni».
Sulla conferenza di pace il giudizio di Béheiri è duro. Parla di «commedia che non porterà da nessuna parte» e il motivo sta proprio nel fatto che lo sceicco di al-Azhar sembra non capire le ragioni vere del terrorismo. «Se volesse davvero porre rimedio a ciò che succede, avrebbe ascoltato quanti lo invitavano a fare una seconda lettura di questi testi e a dire che ciò che vi è scritto non corrisponde a verità. Questi imam di un tempo hanno offuscato il nostro modo di vedere le cose, hanno peccato contro l’islam per oltre 1400 anni. Hanno fatto del male alla nostra gente, all’immagine dell’islam e anche alle relazioni dell’islam con le altre religioni. Lo sceicco non vuol sentire parlare di nuova interpretazione. Egli la combatte con ferocia e intenta processi contro quanti la vogliono. In realtà, egli è una fonte di perenne contraddizione. In una dichiarazione rivolta all’Occidente, egli ha affermato che l’islam non invita all’uccisione dell’apostata. Ma in Egitto si permette di dire che l’islam incoraggia a farlo».Ricordiamo che Islam Béheiri alla fine dell’anno scorso ha beneficiato del decreto di amnistia firmato dal presidente al Sisi per ottantadue prigionieri, accusati di partecipazione a manifestazioni non autorizzate, violazione alla libertà di espressione e diffusione di false informazioni. Secondo l’accusa Béheiri si sarebbe reso responsabile del reato di diffamazione della religione musulmana nel corso di una serie di trasmissioni televisive risalenti al 2015.
A intentare il processo nei suoi confronti era stata proprio l’università di al-Azhar, la più alta istituzione musulmana sunnita nel Paese e in tutto il mondo. La colpa di Béhiri, secondo al-Azhar, quella di aver chiesto con vigore la revisione del contenuto di diversi testi di interpretazione del Corano risalenti per lo più al medioevo.

Intanto, mentre l’Islam egiziano fa i conti con le proprie tensioni interne, una bella testimonianza di coerenza cristiana è arrivata da una donna copta, che alla televisione ha perdonato i terroristi che le hanno ucciso il marito, suscitando una reazione piena di stupore da parte del conduttore del programma, Amr Adeeb.
Come riferisce «Mondo e missione», quando l’inviata ad Alessandria del canale On-E Tv ha raccolto la testimonianza della moglie di Naseem Faheem, copto ucciso la domenica delle palme nell’esplosione nella chiesa di San Marco, le parole della donna sono risuonate con estrema chiarezza: «Chiedo a Dio di perdonare gli assassini e di permettere loro di pensare. Pensare che non abbiamo fatto loro nulla di male. Che Dio li perdoni come noi li perdoniamo».
È stato a quel punto che Amr Adeeb, anchorman popolarissimo in Egitto, dopo qualche istante di silenzio ha commentato in diretta: «Voi copti avete una tempra d’acciaio. Ma quanto è grande questo vostro perdono? Se i vostri nemici potessero sentirlo non ci crederebbero. Se fosse stato mio padre a essere ucciso non riuscirei a dirlo!».
Da parte sua, in un’intervista, il papa dei copti Tawadros II ha detto: «Gli attentati che abbiamo vissuto hanno dato testimonianza di Gesù Cristo e del cristianesimo. Il popolo egiziano è rimasto impressionato, sbalordito di come hanno reagito i copti di fronte a tanta violenza non scegliendo l’odio ma la strada della tolleranza anche verso chi semina paura, causa il male e provoca la morte».

Aldo Maria Valli