La Bibbia, la vecchiaia, i nipoti. Pensierini di fine estate

Durante la calda estate ho potuto fare, sia pure a intermittenza, il nonno di due nipotini e i ricordi che conservo sono notevoli, meglio che se fossi andato alle Seychelles.

Il primo ricordo è la faccia corrucciata del nipote maschio,  due anni e mezzo, mentre mi chiama «lupo mannao» e mi allontana da lui fingendosi terrorizzato. «Mannao» sta per «mannaro», soprannome che il pargolo mi ha affibbiato a causa di un certo sguardo che gli faccio per gioco, ad occhi spalancati. Non so dove e come abbia appreso la nozione di lupo mannaro (il bimbo ama moltissimo i libri ed ha una memoria formidabile), fatto sta che adesso è il mio soprannome e penso che me lo dovrò tenere almeno per un po’.

Il secondo ricordo è legato a una carezza che il nipotino, tutt’altro che un tenerone, mi ha dato sul volto. Un gesto inatteso, gratuito e rimasto unico. Io non gli avevo fatto un regalo, né lui desiderava qualcosa da me. Direi che è stato veramente un moto del cuore. L’ho forse sognato? No, dice Santa Subito, che ne è stata testimone. Un momento incredibile. Posso capire un abbraccio, anche un bacio, ma una carezza non è un gesto usuale per un bimbetto di quell’età.

Nel terzo ricordo entra in scena anche la nipotina, che ha poco meno di due anni. Eccola, sta giocando in giardino quando arriva il cuginetto. Non appena lo vede, lei gli corre incontro per abbracciarlo, ma improvvisamente si blocca e torna indietro. Perché? Colta da un’improvvisa urgenza, raccoglie un biscotto dalla tovaglia deposta sull’erba e poi trotterella di nuovo verso il cugino, con il braccio teso e il suo dono bene in mostra. L’abbraccio non è possibile, perché i due sono separati da una rete, ma la bimba riesce a far passare il dolcetto da un pertugio nella recinzione e il cugino, con sguardo pieno di gratitudine, lo afferra, sorride e subito si mette a sgranocchiarlo, mentre lei lo osserva tutta soddisfatta.

Ecco qua. Sono ricordi personalissimi, ma mi piace condividerli perché parlano di un mondo che va avanti e avrà come protagonisti questi bimbetti, capaci già ora di sentimenti e gesti straordinari.

Qualcuno dirà: amico mio, ti stai rammollendo.  Sarà. Ma, forse, meglio rammollito che inasprito, o no?

Comunque sia, sulla vecchiaia è uscito proprio in questi giorni un librino tanto piccolo (solo trentadue pagine) quanto prezioso. Si intitola «Vedrai con gioia i figli dei figli. I nonni nella Bibbia» e l’ha scritto Bruno Maggioni, biblista che ha al suo attivo numerosissime opere e che in quest’ultima pubblicazione, edita da Àncora con caratteri grandi (un grazie da parte di tutti i nonni), a un certo punto dice: «Per la Bibbia pregio della vecchiaia è il realismo. Ormai lucidamente libero da illusioni, disincantato, il vecchio ha la possibilità di vedere le cose come stanno, in grado di criticare soluzioni di vita artificiose o semplicistiche».

Mi ci ritrovo, almeno come sforzo. Disincanto non vuol dire necessariamente scetticismo né materialismo. È la condizione di chi, grazie all’esperienza, può permettersi di vedere le cose con una certa nitidezza e di giudicare in modo conseguente.

Certo, l’età, di per sé, non è una garanzia. Uno può essere benissimo vecchio e stupido, così come ci possono essere giovani alquanto equilibrati. L’Ecclesiaste ammonisce che «è meglio un giovane povero ma sapiente, che un re anziano e stolto», e nel Siracide (che sembra dipingere un quadro a noi ben noto) il «vecchio adultero e privo di senno» è elencato tra le realtà più detestabili. Diciamo che, in generale, se proprio non opponi una strenua resistenza, gli anni che hai sul groppone ti regalano un bonus in termini di conoscenza della vita e sapienza del cuore, così che riesci un po’ meglio, dice Maggioni, a «distinguere l’essenziale dal secondario, le poche cose che contano dalle molte illusorie».

Ecco perché sono contento della mia estate da nonno e me la terrò ben stretta nel ricordo. Niente di mieloso. Il fatto è che i nipotini mi hanno dato una grande mano nel distinguere e nel vedere le poche cose che contano.

Maggioni ha ragione:  «Altre età possono reggersi su illusioni, la vecchiaia no».  E i figli dei figli possono essere un valido coadiuvante della saggezza.

Per esempio, quando il nipote, presentandoti alla mamma di un’amichetta, se ne esce con un lapidario «Lui è mio nonno, è vecchio», non resta che ringraziarlo per il contributo alla verità.

Dice il vecchio Giobbe: «Mi tappo la bocca con la mano. Ho parlato una volta, ma non replicherò. Ho parlato due volte, ma non continuerò»   (40,5). Riconoscere il proprio limite, non mettersi al centro, aiutare e lasciarsi aiutare, non pretendere di spiegare tutto, ringraziare sempre il buon Dio, non rendersi ridicoli nel tentativo di apparire più giovani: la Bibbia lo insegna, i nipotini te lo ricordano.

Parola di lupo «mannao».

Aldo Maria Valli