Spigolature colombiane

Bogotá, metropoli di oltre otto milioni di abitanti, è una delle città più violente al mondo e, stando alle statistiche, la più pericolosa delle Americhe. A dispetto delle apparenze (in giro si vede gente tranquilla, spesso sorridente), i tassi di criminalità sono impressionanti. Così non deve stupire che i giornali di qui, nel commentare la visita del papa, mettano in primo piano il fatto che da quando è arrivato Francesco per ben due giorni (record senza precedenti) non ci sono state uccisioni. Una specie di miracolo.

Da parte dei «cachacos» (così si chiamano gli abitanti di Bogotà) «un comportamento molto positivo, scrive «El Espectador». Ma c’è un risvolto negativo, dice l’incontentabile giornale: più di centosettanta tonnellate di rifiuti raccolte al termine della messa nel Parco Simón Bolívar, dove si sono riuniti un milione e trecentomila fedeli.

Il sindaco, Enrique Peñalosa, fa sapere che anche il traffico ha risentito positivamente della presenza papale. Nonostante alcune strade chiuse, o forse proprio per quello, gli incidenti sono diminuiti e incredibilmente non ci sono stati feriti.

Quanto al fatto, davvero eccezionale, che per ben due giorni non ci siano state morti violente, certamente un ruolo è stato giocato dalla presenza di quattordicimila agenti di polizia, come ha sottolineato il segretario per la sicurezza, Daniel Mejía.

A proposito di sicurezza, ho letto che la Colombia, fra tutti i paesi americani, ha l’esercito più numeroso in proporzione alla popolazione. Anni e anni di guerra interna e di conflitto con i narcos hanno portato a questa situazione. Il servizio militare è obbligatorio al compimento dei diciotto anni e dura diciotto mesi. La spesa militare rappresenta il 3,3 per cento del prodotto interno lordo (Italia 1,3 per cento) e le armi sono importate per la maggior parte da Usa, Israele e Spagna.

Ma torniamo alla cronaca. Altre cifre fornite dalle autorità: millecinquecento persone bisognose di cure durante la messa del papa, venticinque quelle ricoverate in ospedale; ottanta le ambulanze impiegate, duemilacinquecento gli addetti ai servizi di sanità d’emergenza, centocinque le persone che si sono perse, poi tutte ritrovate; trecento gli autobus utilizzati per trasportare ospiti di riguardo; trentatré le aree attrezzate con schermi, bagni e luoghi nei quali ricevere la comunione.

È sempre interessante vedere come una città accoglie il papa, e bisogna dire che Bogotà, ampiamente ricambiata da Francesco, si sta dimostrando particolarmente calorosa.

Delusi sono rimasti invece i  gesuiti dell’Università Javeriana. La sede dell’ateneo sta sul percorso del corteo papale e tutti i confratelli di padre Bergoglio erano convinti che Francesco si sarebbe fermato, almeno per un saluto e una benedizione. Invece la cosiddetta «papamobile» è passata a velocità sostenuta (non meno di cinquanta chilometri orari, annotano i giornali) per una durata di circa cinque secondi, il che ha impedito ai membri della Compagnia di Gesù di prodursi nel canto che avevano preparato con l’accompagnamento di tamburelli, ma ha permesso a «El Espectador» di fare un titolo simpatico: «Bendición a toda velocidad».

Circa la copertura televisiva, c’è da dire che la RTVC, la tv colombiana, sta facendo uno sforzo senza precedenti.  «La transmisión de televisión más grande de su historia», titolano i giornali, e i risultati si vedono: non c’è dettaglio della visita che sfugga alle telecamere, dislocate ovunque, anche su tre elicotteri.

A sua volta Cristovision, la tv cattolica colombiana, anche se su scala minore, si sta producendo in uno sforzo notevole, come ho potuto sperimentare sul volo papale da Roma a Bogotà, durante il quale l’inviato (seduto accanto al sottoscritto)  si è collegato ripetutamente tramite cellulare con un certo padre Ramón, raccontando tutto nei minimi particolari, come altitudine, temperatura, menù del pranzo a bordo e umore dei giornalisti.

«Francisco, un papa muy colombiano», titola «El Tiempo». Ma che cosa ha conquistato veramente i colombiani? Sotto sotto, il fatto che abbia citato Gabriel García Marquez, il mitico Gabo, e che, rivolto ai giovani, abbia parlato delle due squadre di calcio più seguite: l’Atlético Nacional e l’América de Cali, protagoniste del «superclásico».

Aldo Maria Valli