Il clima che cambia. Le risposte della scienza

«Chiedete agli scienziati!» ha detto papa Francesco in aereo, di ritorno da Bogotà, a proposito dei cambiamenti climatici. «E vedrete che vi diranno che il riscaldamento del pianeta è colpa dell’uomo. Ma l’uomo è stupido».

Per cui il sottoscritto, che sa di non sapere e di essere molto ma molto stupido, ha chiesto.

Ed ecco i risultati.

Scienziato A. Il riscaldamento del pianeta non è colpa dell’uomo. È una faccenda di cicli. Per un tot di secoli la terra ha la tendenza a raffreddarsi, poi per un tot di altri secoli mostra la tendenza opposta, e via così, con andamento a pendolo. La prova? Ci sono state epoche di surriscaldamento anche molto prima della rivoluzione industriale. Quindi niente catastrofismi.

Scienziato B. Il riscaldamento del pianeta è colpa dell’uomo. Le temperature non sono mai state così elevate come da quando ci siamo messi a introdurre nell’atmosfera terrestre quantità crescenti di gas serra. Il problema nasce nel corso del ventesimo secolo ed è sempre più grave, perché sempre maggiori sono le emissioni nocive. Se non la smetteremo, il pianeta si riscalderà sempre di più, con catastrofiche conseguenze.

Scienziato C. Il riscaldamento del pianeta è in parte colpa dell’uomo, ma dipende soprattutto dalle variazioni naturali, che ci sono sempre state e sempre ci saranno, con un’alternanza tra epoche più fredde ed epoche più calde. Per le variazioni, comunque, più che l’attività umana sono decisivi altri fattori, come l’assetto orbitale del pianeta e le perturbazioni dell’attività solare. La prova che le azioni umane influenzano il clima solo in minima parte sta nel fatto che negli ultimi mille anni ci sono state variazioni indipendentemente dalle emissioni di gas serra.

Scienziato D. Il riscaldamento del pianeta è in parte dovuto alle variazioni naturali, ma in massima parte dipende dalle attività umane. L’incremento medio globale delle temperature va attribuito all’aumento della concentrazione atmosferica dei gas serra e in particolare dell’anidride carbonica, aumento determinato dalla generazione di energia per mezzo di combustibili fossili e dalla deforestazione, causa a sua volta di un incremento dei gas serra.

Scienziato E. I gas serra? Impatto nullo. Il vero problema? Le emissioni solari!

Scienziato F. Le vere cause? I gas serra. Le emissioni solari? Nessun effetto.

Scienziato G. Tutta colpa della crescita della popolazione. Più popolazione, più energia. Più energia, più emissioni di gas serra. Più emissioni, più alte temperature.

Scienziato H. L’aumento della popolazione? Non ha alcun impatto. Nel Medioevo, quando la popolazione mondiale era pochissima cosa rispetto all’attuale, ci fu un periodo caldo documentato dagli storici. La vite cresceva in tutta Europa, anche nel Nord della Gran Bretagna, e i vichinghi approfittarono della riduzione dei ghiacci per colonizzare la Groenlandia, che si chiama così (Terra verde) proprio perché era libera dai ghiacci.

Scienziato I. Volete scherzare? La storia della Groenlandia senza ghiaccio è una leggenda negazionista. Il vichingo Erik il Rosso la chiamò Terra verde perché aveva bisogno di essere raggiunto dai compagni, e il modo migliore di convincerli era che quella terra fosse bella, fertile e accogliente, senza ghiacci. Insomma, disse una bugia.

Scienziato L. Qui si vaneggia. Erik il Rosso (ammesso che fosse proprio rosso) chiamò quella terra Terra verde perché aveva bevuto troppa birra e gli andava così.

Scienziato M. A parte che Erik il Rosso era astemio, guarda che la Groenlandia era sia verde sia bianca, ma più bianca che verde.

Scienziato N. Mi fate pena. Lo sanno anche i sassi che i cambiamenti climatici dipendono dalle scie chimiche. E comunque Erik il rosso non era astemio. In realtà beveva un amaro, il famoso Amaro del Vichingo, che lui stesso produceva utilizzando le erbe della parte verde della terra Verde. Poi dalla parte bianca si faceva portare il ghiaccio,  a dorso di renne muschiate. Perché di Erik si può dire tutto il male possibile, però, accidenti, era uno che sapeva vivere.

Scienziato O. I calcoli dei negazionisti sono tutti sbagliati! Lo dimostrano le principali organizzazioni scientifiche, come la Geological Royal Society di Londra, la Climatology Society di Edimburgo, la Zeitschriff der Deutschen Morgenländischen Gesellshaft di Bamberga, l’Università di Tashkent nonché l’Acta eruditorum di Otto Mencke e Gottfried Leibniz e il Karlsruher Institut für Technologie und Wetterbericht .

Scienziato P. I calcoli dei catastrofisti sono tutti sbagliati. Questi pseudoscienziati dovrebbero vergognarsi. Lo dimostrano autorevoli pubblicazioni come il Royal Bullettin dell’Università di Saskatoon, lo Scientific Journal di Asgabat, lo Space and Interstellar Magazine di Arequipa e il Multifunctional Journal on Imminent Danger di Dacca. Informatevi!

Scienziato Q. Andiamo, lo sanno tutti che gli scienziati, escluso naturalmente me medesimo, sono al soldo delle multinazionali e scrivono soltanto quello che i grandi colossi industriali vogliono che diventi senso comune. E comunque Erik il Rosso era sia astemio sia bevitore. Ma non di amaro.

Scienziato R. Trovo francamente irragionevole ragionare su questi temi complessi senza tener conto dell’influenza esercitata dalla nebulosa di Andromeda e dagli anelli di Saturno. Nell’epoca dell’interdipendenza, dell’intermedialità, dell’interferenza e dell’interferometro, è puerile pensare di fare a meno dell’interdisciplinarietà.

Scienziato S. Onestamente, non ho una teoria. Però teniamo presente che i Maya avevano previsto la fine del mondo per il 12 dicembre 2012, il che, tenuto conto dello spostamento dell’asse terrestre, delle fasi lunari, dell’inclinazione assiale, dell’inversione dei poli, della rotazione del campo geomagnetico diviso pi greco moltiplicato y… ecco…  dovrebbe corrispondere… dunque… vediamo… Mio Dio! A oggi!

Beh, mi fermo qui, tanto avete capito. Che dire? Per quanto ci si sforzi, non si trova uno scienziato che sia d’accordo con un altro.

Io, sapendo di essere stupidissimo, ci ho messo tanta buona volontà. Ma gli scienziati non è che siano molto collaborativi. Dopo averli consultati, l’unica cosa certa mi sembra una: la scienza non ha certezze. In compenso ha molte ipotesi, che però sfortunatamente sono in larga misura inconciliabili. E oltretutto mi è venuto un gran mal di testa.

Quindi non so a quali scienziati si riferisca Francesco. Forse lui ne ha di fidatissimi. Forse sono i gesuiti della Specola vaticana? O quelli della «Civiltà Cattolica»? O quelli della Gregoriana? Sarebbe interessante saperlo. Così, per togliersi qualche dubbio.

E, scusate, sapete mica se l’Amaro del Vichingo fa passare il mal di testa…

Aldo Maria Valli