Rapporto di Natale

Sulla porta, di un bel colore azzurro cielo, campeggia, in lettere d’oro, la scritta «Trinità». Appena sotto, qualcuno ha appeso un cartello: «È permesso lamentarsi».

L’angelo, un serafino del Servizio Informazioni Confidenziali, sorride fra sé e sé: «La Trinità trova sempre il modo di stupirmi».

È rientrato ora dalla Terra, e deve fare rapporto. Sotto le ali tiene un faldone con tanti fogli pieni di appunti. Si avvicina alla porta, ma prima di bussare esita. Pensa: «Magari disturbo».

«Nient’affatto!» esclamano dall’interno tre voci, che però sembrano una. «Vieni, vieni, ti stavamo aspettando».

L’angelo entra e, pur essendo lui stesso luce come di fuoco, resta abbagliato dal fulgore che lo accoglie.

«Sia lodata e benedetta la Santissima Trinità» è il saluto del serafino.

«Benedetta sia la Trinità e l’Unità indivisibile. Bentornato!»

«Grazie! Ero lì fuori, ma temevo…»

«Eh! Sempre a pensare di disturbare… Non hai letto il cartello? Come va? Tutto a posto da voi al Servizio?»

«Sì, tanto lavoro, ma tutto a posto, grazie»

«Immaginiamo che tu sia qui per il Rapporto…»

«Esatto»

«Ma… Ti vediamo meno raggiante del solito, o sbagliamo?»

«Beh… ecco…»

L’angelo non sa come incominciare. Prima le notizie buone o prima le cattive?

«Non temere: parti da quelle che vuoi, ti ascoltiamo»

«Se mi permettete, parto dalle notizie… ehm… meno buone. Che poi sarebbe una sola: sembra che laggiù, ecco… si vergognino del Natale»

«Se ne vergognano?»

«Sì. Tanto per dire…»

L’angelo cerca tra i suoi appunti. «Ecco qua: durante i miei giri ho scoperto che molti mercatini di Natale, quest’anno, nelle principali città, da Amsterdam a Bruxelles, da Londra a Monaco, hanno cambiato nome. Li hanno chiamati mercatini delle feste, mercatini dell’inverno, cose così. Niente più Natale, abolito»

«Continua»

«In Francia, in una scuola, è stata sospesa la visione del cartone animato “Gli eroi del Natale”. In nome della laicità, hanno detto»

«E poi?»

«E poi… vediamo… ah ecco, sì, in Danimarca una scuola ha abolito le festività natalizie per non offendere le minoranze. In Italia un dirigente scolastico ha vietato i canti di Natale nel suo istituto. E in Belgio il capo della Croce rossa ha ordinato di togliere il crocifisso dagli uffici»

«Oh bella!» esclama la seconda Persona della Trinità.

«E non sono che i casi più eclatanti» precisa l’angelo, spulciando tra le pagine del Rapporto. «In Norvegia una scuola elementare ha mantenuto le letture bibliche, però ha stabilito che si leggessero anche  versetti del Corano. E a Madrid, in nome dell’inclusione, s’è tenuta una Fiera internazionale delle culture neo-pagane»

«Oh bella!» esclama la terza Persona.

«E poi – prosegue l’angelo – abbiamo quel prete che, in Italia, durante la messa non ha recitato il “Credo” perché dice che lui al “Credo” non ci crede»

«Ah! Questa è proprio bella!» esclama la prima Persona.

«Sì… e poi… mi ero segnato un’altra cosa… ecco qua… molte chiese sono state usate come ristoranti, perfino come pizzerie»

«E tu ne hai approfittato?» chiede la terza Persona con un sorriso.

«No, no! Dovevo correre di qua e di là, per il Rapporto»

«Già! Sappiamo che voi del Servizio siete irreprensibili. Continua»

«Beh, ecco… a Carpi, davanti alla cattedrale, è stato decapitato il Bambino Gesù. E a Roma c’è stata una solenne benedizione di Natale incompleta. Ma forse è stata solo distrazione… Questo per la cronaca»

«Prosegui»

«Passando ai contenuti c’è da segnalare che… ecco sì…  è stata rilanciata l’idea secondo cui il Natale sarebbe genericamente la festa della pace, non la festa della nascita di Gesù che ci esorta ad accogliere la sua pace. E poi c’è quella tendenza a mettere in primo piano non il dono della salvezza, ma la questione dei migranti, e tutto perché, si dice, Gesù, Giuseppe e Maria erano dei migranti dell’epoca, mentre loro in realtà andavano a farsi registrare per il censimento»

«Sappiamo, sappiamo» dice la seconda Persona.

«E poi – riprende l’angelo – gira sempre quella storia…»

«Quale?»

«Che il Natale non sarebbe altro che la trasformazione, l’adattamento di una festa pagana, in occasione del solstizio d’inverno»

«Beh, questa è vecchia» dicono in coro le tre Persone.

«Sì, ma ormai tutti sostengono che la data del Natale è stata stabilita in connessione con il solstizio d’inverno. Si ignora che la data della nascita di Gesù è stata fissata rispetto a quella della nascita di Giovanni Battista»

Dalle tre Persone arriva un sospiro. Poi chiedono: «E le notizie buone?»

«Devo dire che i bambini, sebbene gli adulti sembrino fare di tutto per privarli del vero Natale, lo amano, lo aspettano»

«Per i regali, immaginiamo»

«Sì, certo, ma non solo per quelli. In realtà amano molto il presepe»

«Davvero?»

«Sì! E sono loro, i bambini, a spingere i genitori perché in casa non manchi la rappresentazione della Natività»

«Che bello!» (luce ancor più sfolgorante).

«Sì, in molte case ho visto bambini assolutamente decisi: a Natale il presepe non può mancare!»

«E tu hai aiutato?»

«Ehm… per quanto possibile.. sì, ho aiutato, ovviamente con il contributo dei colleghi custodi: il grande lavoro lo fanno loro. Anche per vincere la pigrizia dei grandi»

«Bravo! E altre buone notizie?»

«Beh, ne avevo qui una… dove l’ho messa?… Ah, ecco qua… A dire il vero non so come definirla. Sul “Foglio”, un giornale italiano, è uscita una bellissima intervista a uno storico francese, come si chiama?… Ecco: Jean-Marie Salamito. Difende la storicità di Gesù, contro la tendenza a farne un mito. L’ho letta da cima a fondo. È lì che ho trovato la confutazione dell’idea che il Natale cristiano sia il tentativo di sostituire un culto pagano»

L’angelo passa alle tre Persone una pagina strappata dal giornale. Una frase è stata sottolineata: «Non si è mai abbastanza consapevoli del mistero cristiano dell’Incarnazione perché è al di là della nostra fantasia e della nostra comprensione. Il mistero cristiano espresso dal Natale è talmente straordinario che passiamo tutta la nostra esistenza nel tentativo di capirlo». E poi un’altra frase: «Ma l’Occidente è stanco della propria cultura… probabilmente l’Europa non ha più fiducia in se stessa, è piena di rimorsi, di complessi e di sensi di colpa. Credo che la tendenza all’autodistruzione culturale rappresenti la malattia psicologica dell’Occidente»

«Interessante», dice la prima Persona, con voce roboante. «Illuminante», dice la seconda, con tenerezza. «Coraggioso», aggiunge la terza, soffiando.

«Sì – dice l’angelo – e leggete qui: “L’illusione contemporanea è di credere che solo negando la nostra identità sarà possibile dialogare con gli altri, ma il dialogo non è possibile dove mancano un’identità e una ricchezza culturale-spirituale”. Ecco, se mi è permesso, vorrei dire che queste parole sull’identità mi hanno colpito. Mi sembra che il professore spieghi dall’alto delle sue conoscenze ciò che i bambini, desiderando il presepe, intuiscono in modo naturale»

«Uhm… Solo che poi i bambini crescono» sospira la Trinità.

«Già…» sospira a sua volta l’angelo.

«Va bene – esclama la Trinità – direi che la riunione è stata proficua. Il tuo Rapporto ci offre, come ogni anno, molti spunti di riflessione. Ora puoi andare. Ti ringraziamo! E salutaci tutti quelli del Servizio!»

«Onore, gloria e benedizione alla santa e adorabile Trinità per tutti i secoli!» esclama l’angelo congedandosi.

«E così sia!»

L’angelo esce, ancora abbacinato dalla luce sfolgorante. La porta azzurra si chiude dietro di lui. Il cartello traballa.

«Anche per quest’anno è fatta» pensa mentre prende il volo verso il cielo più alto del paradiso.

Ed ecco che tra una delle sei ali ritrova quell’oggetto. Se n’era dimenticato. Una statuina: un angioletto, un piccolo angelo di terracotta. Rivede il bambino che gliel’ha donato, la notte della vigilia, davanti al presepe, laggiù, in quella grande città. Non riusciva a prendere sonno, quel bimbetto. Era così emozionato. E sembrava anche un po’ discolo, a dire il vero.

«Come ha fatto quel bambino a vedermi? E a riconoscermi? È sempre un mistero, in effetti. Ma a volte con i bambini succede» pensa l’angelo mentre attraversa un cirrostrato.

Un sorriso di luce si disegna sul volto del velocissimo serafino. Che ora, accarezzando la statuina, sussurra a se stesso: «Beh, nonostante tutto, c’è ancora speranza. Sì, direi proprio di sì».

Aldo Maria Valli