La melassa ecumenica e il burbero Kliment

Penso che tutto sommato dovremmo essere grati al metropolita Kliment, secondo il quale noi cattolici siamo eretici. In mezzo all’insopportabile melassa ecumenica, che ci affligge con la retorica dell’unità motivata dalle «comuni sfide sociali», una parola chiara, per quanto aspra, apre uno squarcio di confronto serio.

Kliment, importante esponente del patriarcato di Mosca, ha manifestato le sue idee in un’omelia dai toni per niente concilianti verso la Chiesa cattolica

(http://www.asianews.it/notizie-it/Metropolita-Kliment:-I-cattolici-sono-sempre-eretici-44207.html)

e che costituisce probabilmente una risposta alle aperture verso i cattolici da parte del patriarca Kirill e di altri esponenti della Chiesa russa come i metropoliti Ilarion e Tikhon.

Unico avversario di Kirill nel corso dell’elezione patriarcale del 2009, il metropolita Kliment è noto come esponente più «rigorista» dell’ortodossia russa, in continuità con il defunto patriarca Alessio II che lo aveva indicato come suo successore. Dopo l’elezione di Kirill, è stato relegato in un ruolo di secondo piano, ma ciò non gli impedisce di farsi sentire, e nell’intervento di cui dà notizia Vladimir Rozanskij su Asianews, pubblicato dalla rivista Vechernaja Moskva, «contesta la diffusa opinione contemporanea per cui “tutte le religioni parlano dell’unico Dio” e che tutti coloro che pregano lo fanno a modo loro, ma sempre verso un unico indirizzo». Secondo Kliment, infatti, «bisogna rispettare le tradizioni religiose delle altre persone, ma questo non autorizza a essere indifferenti rispetto alla propria fede».

«Tra i grandi protagonisti del sinodo giubilare del 2000, durante il quale ha sostenuto con forza la canonizzazione dello zar Nicola II, concessa dai “riformisti” di Kirill in cambio dell’approvazione della “dottrina sociale” della Chiesa russa», Kliment non si fa problemi di linguaggio ecclesialmente corretto. Tanto da sostenere apertamente che «la causa della frattura nella comunione eucaristica con i cattolici e con gli altri eretici, con i quali la Chiesa [ortodossa, ndr] ha interrotto le relazioni a suo tempo, consisteva proprio nel fatto che la Chiesa, con i santi Padri e i santi Concili, riteneva inaccettabili le loro opinioni su Dio, poiché esse conducono alla catastrofe nella vita spirituale e impediscono la realizzazione del piano della salvezza».

Insomma, la frattura non riguarda dettagli, ma va al cuore della fede e della dottrina. E, secondo Kliment, la visione cattolica ha un problema non proprio secondario: impedisce la salvezza dell’anima.

Ora non è certamente questa la sede per condurre un’analisi critica di tali affermazioni, che nascono anche dalla necessità di marcare il territorio in ambito ortodosso. C’è però da segnalare che affermazioni come quelle di Kliment, per quanto ruvide, contribuiscono a diradare le nebbie ecumeniche alimentate da tanti discorsi e dichiarazioni comuni che, per il timore di toccare i nervi scoperti e andare al fondo dei problemi veri, diventano inodori e insapori. Kliment si pone il problema decisivo: spingere avanti l’ecumenismo a ogni costo, ignorando o minimizzando le differenze, non conduce per caso a un pericoloso indifferentismo che non fa bene a nessuno?

Gli argomenti del metropolita, scrive Asianews, «non sono certo nuovi, ma la loro diffusione oggi indica un tentativo di riequilibrare la posizione del patriarcato moscovita». Di fronte a un Kirill che persegue la linea ecumenica, ecco un Kliment che preferisce «stare alla larga dai cattolici e dalle confusioni ecumeniche», rappresentando così le idee di ampie fasce dell’ortodossia.

Ma la questione non è solo strategica e non riguarda soltanto la partita tra le diverse anime ortodosse. Proprio mentre papa Francesco va a Ginevra, per visitare il Consiglio ecumenico delle Chiese, le questioni bruscamente poste dal burbero Kliment costituiscono una bella scossa rispetto a un confronto ecumenico che molto spesso, procedendo lungo le sonnacchiose vie della convenzionalità, si esaurisce nel reciproco appiattimento e di certo non rende omaggio alla verità.

Aldo Maria Valli