Francia, deserto vocazionale

In Francia la crisi delle vocazioni si fa sempre più evidente. Secondo dati forniti da La Croix, le nuove ordinazioni quest’anno sono 114, contro le 133 del 2017.
Ottantadue dei nuovi sacerdoti sono diocesani, mentre gli altri sono membri di vari ordini e società di vita apostolica.
Parigi e Bordeaux sono le diocesi con il maggior numero di nuove ordinazioni, sei ciascuna, ma nel caso di Parigi c’è una flessione rispetto alle dieci ordinazioni del 2017 e alle undici del 2016.
Lione, Versailles e Fréjus-Toulon hanno cinque ordinazioni ciascuna, poi c’è Evry con quattro. Ma il dato più eclatante è che ben cinquantotto diocesi non hanno neppure una nuova ordinazione.
Al contrario, le comunità di ispirazione «tradizionalista», dove i sacerdoti celebrano la santa messa principalmente secondo il rito antico, hanno un numero sempre maggiore di ordinazioni. La Croix calcola infatti che almeno il venti per cento dei nuovi sacerdoti provenga quest’anno da comunità considerate di tipo «tradizionale» o «classico». Tre nuove ordinazioni riguardano l’Istituto del Buon Pastore, due la Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP) e due l’Istituto di Cristo Re. Da notare che la maggior parte dei sacerdoti più giovani proviene proprio da questi gruppi.
Secondo La Croix, in Francia, a fronte della generale crisi di vocazioni, continuano ad aumentare le vocazioni tardive: il numero di persone anziane che si preparano al sacerdozio aumenta costantemente di anno in anno. Tra queste c’è anche il nuovo arcivescovo di Parigi, Michel Aupetit, entrato in seminario all’età di trentanove anni.
Un sondaggio della Conferenza episcopale francese fra i seminaristi del primo e del secondo anno, condotto nel 2016, ha rilevato che il quattro per cento aveva un’età compresa tra i trentasei e i quarant’ anni, mentre un altro due per cento era tra i quarantuno e quarantacinque anni.
Secondo l’Annuario statistico della Chiesa a livello mondiale nel 2016 l’andamento delle vocazioni sacerdotali conferma la flessione, in linea con gli anni precedenti. Si è passati dai 116.843 seminaristi maggiori del 2015 ai 116.160 del 2016 (683 in meno, pari allo 0,6%). Il tasso di vocazione (seminaristi ogni centomila cattolici) è passato dal 9,09 all’8,94.
L’America (specialmente quella meridionale) è il continente con il più basso tasso di vocazione (5,13 seminaristi ogni centomila cattolici). Segue a ruota l’Europa, con un quoziente pari a 6,17.
Nel mondo, tra il 2010 e il 2016, la diminuzione dei seminaristi è stata di 2830 unità. Costante la flessione In Europa e nel continente americano, dove, nel periodo considerato, la diminuzione è stata di 4.082 unità per l’America e di 2.949 per l’Europa. Registra invece un saldo attivo l’Asia, con un aumento di 779 unità nell’intero periodo e il punto massimo nel 2012. Saldo attivo anche in Africa, dove il numero dei seminaristi maggiori è costantemente cresciuto con un incremento, dal 2010 al 2016, di 3.538 unità.

Aldo Maria Valli