Noi del Cinquantotto

Nella storia recente c’è un anno da tutti riconosciuto come spartiacque: il 1968. Di conseguenza grande è l’attenzione verso i sessantottini, protagonisti di una stagione epica. Nessuno invece si occupa mai di un’altra generazione, quella dei nati nel 1958. Troppo piccoli per «fare» il Sessantotto, i cinquantottini ne hanno tuttavia pagato le conseguenze, comprese quelle più dolorose e sgradevoli, come il terrorismo, gli anni di piombo e la cappa di conformismo che a lungo ha gravato sulla cultura. Ecco dunque il desiderio di raccontare gli ultimi sei decenni di storia proprio a partire dal 1958 e proprio con gli occhi di un cinquantottino. Ne esce un racconto senza precedenti per quantità e profondità di cambiamenti epocali a ogni livello: la caduta del muro di Berlino e del vecchio sistema geopolitico, la fine dell’Unione Sovietica e dei partiti tradizionali, il fallimento delle ideologie, la rivoluzione tecnologica e quella bioetica, la Chiesa del post Concilio, l’avvento di internet e dei nuovi mass media, la sfida del terrorismo internazionale. Stravolgimenti potenzialmente destabilizzanti, che i cinquantottini hanno affrontato con silenziosa determinazione. Ma adesso che sono genitori e, in qualche caso, pure nonni, raccontare questa storia (che a scuola non si insegna mai) non è solo un diritto: è un dovere. Per lo meno, così la pensa l’autore, che intreccia vicende pubbliche e private dando vita al romanzo di una generazione nascosta.