Halloween, la libertà, il rispetto. Una storia canadese

Come forse sapete (ne ho parlato qua e là), ho mantenuto un rapporto piuttosto stretto con i miei compagni del liceo classico di Legnano. L’abbiamo frequentato tanti anni fa, eravamo teen agers  dalle lunghe chiome e adesso (parlo dei maschietti) siamo quasi sessantenni canuti o calvi , ma non siamo poi tanto cambiati. Ognuno di noi ha mantenuto le proprie passioni e ancora oggi ci succede di discutere animatamente sulle più disparate questioni. Gli strumenti che ci permettono di confrontarci sono i social media, che abbiamo imparato a utilizzare, più o meno, anche se non siamo nativi digitali e anche se i nostri figli, ogni tanto, ci prendono in giro perché magari non sfruttiamo proprio tutte le possibilità assicurate da questi mezzi.

Orbene, uno dei miei compagni, Francesco detto Franz, vive da tanti anni in Canada, nell’Ontario, dove fa il professore universitario, e grazie alle sue mail quasi quotidiane ci assicura un utile punto di vista nordamericano su quanto succede al di là dell’oceano e nel mondo intero. A dire il vero il buon Franz, almeno per i miei gusti, è spesso un po’ prolisso e a volte non lo capisco tanto bene perché ormai scrive in un improbabile italiano inglesizzato. Comunque sia, il suo ultimo messaggio mi ha particolarmente colpito.

Racconta che dalle sue parti per Halloween, la festa che si celebra nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre, in un centro commerciale sono stati messi in vendita non soltanto i soliti oggetti destinati ai poveri bambini innocenti (zucche, maschere, dolcetti) ma anche costumi per adulti desiderosi di divertirsi («cerebrolesi», li definisce Franz) e tra questi costumi, per la prima volta, accanto a quelli da prete cattolico, da rabbino e da suora (ovviamente con minigonna), sono spuntati anche quelli da papa Bergoglio e perfino da Gesù e Maria.

Franz non ci ha pensato su due volte. Ha subito chiamato il negozio e ha detto: “Cari amici, premesso che, da cittadino e da credente, sono contrario a questo uso blasfemo dei simboli religiosi, vorrei sapere perché ci sono costumi che prendono in giro cristiani ed ebrei mentre non c’è nulla sui musulmani. Perché non c’è un costume da maomettano?” .

Lo staff del negozio (temporaneo, aperto solo per Halloween, e composto da tre persone) ha risposto così: “Guardi, a essere sinceri noi siamo cattolici e ci sentiamo offesi quanto lei, ma non possiamo farci niente, né possiamo esprimere liberamente le nostre opinioni, perché, detto francamente, abbiamo bisogno di lavorare”.

Risposta onesta, e significativa. Ma il vecchio Franz non è uno che si arrende facilmente. E così si è messo al telefono, finché è riuscito a rintracciare il gran capo dello store a casa sua e, proprio all’ora di cena, l’ha subissato di domande.

Ebbene, pare che quello sia rimasto piuttosto sorpreso e incredulo. Da dove è saltato fuori, si è chiesto, questo strano cliente che si mette a fare tante storie sulla religione e mi accusa di comportamento pilatesque? E che cosa vuol dire, poi, pilatesque? Mai sentito!

Ora, io so che Franz, quando se la prende, diventa, come dire, un tantino strabordante. Immagino dunque che il signor responsabile del negozio sia rimasto tramortito sotto la sfilza di domande e proteste del mio compagno. In questi casi, poi, il buon vecchio Franz, tanto per mettere in difficoltà l’interlocutore, ama fare sfoggio della sua cultura classica e condisce le argomentazioni con citazioni dotte ed espressioni che da quelle parti, nell’Ontario, nessuno ha mai sentito. Da un certo punto di vista, quindi, mi viene quasi voglia di esprimere solidarietà al signor responsabile del negozio. Tuttavia, la questione posta da Franz è più che legittima. Ogni religione, oggigiorno, perfino nel tollerante Canada, può essere pubblicamente e tranquillamente presa per i fondelli tranne quella islamica? E perché? A questo si è ridotto il politically correct? Non sarà, forse, per paura? Ma, se così fosse, non si tratterebbe per caso di un cedimento di fronte all’aggressività degli islamisti?

Poi Franz è andato dalla polizia e ha chiesto la constatazione del fatto, “per costituire valida prova in vista di possibili procedimenti legali in futuro, a fronte di una situazione oggettivamente discriminatoria nei confronti di cristiani ed ebrei, di fatto una forma di razzismo strisciante”.

Franz però non si è fermato qui e ha fatto sapere che all’inizio della settimana si rivolgerà a un giudice locale per cercare di ottenere un emergency order, una sorta di ingiunzione straordinaria, e urgente, al fine di tutelare la sensibilità religiosa oltraggiata.

Vedremo come andrà a finire. Conoscendo Franz, immagino che anche il signor giudice, come il signor responsabile del negozio, si sentirà travolto da uno tsunami di parole e avrà bisogno di un po’ di tempo per riprendersi. C’è anche la possibilità che sia prontamente chiamata un’ambulanza, perché dovete sapere che quando il vecchio Franz è tutto infervorato diventa rosso in volto e la vena che ha sulla fronte (non a caso al liceo lo avevamo soprannominato Apollo Arterio) incomincia a pulsare in modo inquietante. Sono comunque curioso di sapere quale decisione sarà presa.

Nel frattempo mi interrogo su questa cultura strabica che ci siamo costruiti qui in Occidente. Rispettosa ma fino a un certo punto. Tollerante ma con qualche eccezione. Libertaria ma con riserva. Egalitaria ma non sempre. Sfrontata ma solo quando è comodo.

Aldo Maria Valli

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