Una parola al giorno / Fuoco

Di recente l’arcivescovo di Palermo, in occasione della recita di un santo rosario, ha provveduto a sostituire un’espressione all’interno della giaculatoria recitata alla fine di ogni decina. La preghiera insegnata dalla Madonna a suor Lucia, a Fatima, dice: “O mio Gesù, perdonaci, e salvaci dal fuoco dell’inferno; porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose”. Poi nell’uso comune la formula è diventata: “Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia”. Monsignor Lorefice però ha sostituito il “fuoco dell’inferno” con l’“esilio eterno”.

Ora, la dannazione può anche essere vista, volendo, come una condizione d’esilio dall’amore e dalla gloria divine, ma la Madonna, parlando ai pastorelli, fu piuttosto chiara. Fece vedere loro l’inferno, non una qualche forma di esilio, e suor Lucia riferì di un “mare di fuoco”, nel quale le anime dei dannati erano immerse, e di “grida e gemiti di dolore e di disperazione, che facevano raccapricciare e tremare di spavento”, e dice che “i demoni si distinguevano per le forme orribili e schifose”.

Di fronte a tutto ciò, mi sembra che la parola esilio sia un tantino riduttiva. Il vescovo può anche coltivare il sogno di diventare pompiere, ma il fuoco resta fuoco.

A.M.V.

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