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Don Morselli: “Non è il Concilio la causa di tutti i mali”

Cari amici di Duc in altum, nel dibattito in corso sul Concilio Vaticano II si aggiungono le considerazioni di don Alfredo Maria Morselli.

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Caro Valli, le recenti esternazioni sul Vaticano II da parte di alcuni Pastori, che per altro considero maestri, e del cui insegnamento condividevo tutto fino a ora, non mi trovano del tutto d’accordo. Vorrei, con grande rispetto nei loro confronti, intervenire nel dibattito e precisare alcuni concetti che ritengo essenziali. Chiedo quindi ospitalità nel suo blog. Preciso inoltre che non intendo attribuire direttamente a nessuno in particolare gli errori che denuncio qui di seguito, ma vorrei solo evidenziare i pericoli che si potrebbero correre, nella doverosa comune santa opposizione alla crisi neo-modernista.

Tesi sul Concilio

1) L’attuale crisi è di proporzioni mai viste ed è sostanzialmente neo-modernista, e molto più grave qualitativamente della crisi modernista dei primi anni del Novecento.

2) Tra il Concilio e l’attuale crisi non c’è un semplice rapporto di causa-effetto.

2.1) La preparazione della crisi è cominciata molto prima del 1960.

2.2) Senza un terreno adatto (un’ampia corruzione dei costumi con conseguente ottenebramento dell’intelletto, anche tra Pastori e teologi) il neo-modernismo non avrebbe attecchito. [Una sorta di parabola del seminatore al contrario: il seme dell’errore germina solo sul terreno cattivo].

2.3) L’attuale pontificato è stato teorizzato e preparato ben prima dell’opera della cosiddetta “Mafia di San Gallo”.

3) Bisogna distinguere tra i documenti conciliari e ciò che è successo dopo.

3.1) Il fatto che molte deviazioni dalla verità siano state compiute in nome del Concilio non implica che sia vera la relazione di causalità diretta, per altro invocata da chi ha perpetrato le suddette sciagurate innovazioni.

3.2) Non è cattolico negare l’assistenza dello Spirito Santo anche nel corso dell’ultimo Concilio, quasi che in esso non vi sia stato nulla di buono.

4) Gli stessi testi conciliari contengono alcune frasi formulate in modo ambiguo, le quali forniscono ai neo-modernisti un appiglio per interpretarle nella maniera peggiore.

5) Quasi tutte le problematiche dei testi conciliari sono state risolte – purtroppo solo teoricamente – dai successivi documenti: in particolare il Catechismo della Chiesa cattolica, Veritatis splendor, Dominus Jesus, Fides et ratio, Ecclesia de Eucharistia, Redemptoris missio, risposta della Congregazione per la dottrina della fede sul “subsistit”.

6) I guai sono derivati, più che dalle singole frasi formulate male, dalla scelta di esprimersi in modo non definitorio, modo sciagurato quando la situazione di crisi avrebbe richiesto la più esplicita e ferma chiarezza.

7) Non bisogna neppure dimenticare la tragica omissione della esplicita e formale condanna del comunismo.

8) Il fatto che il Concilio sia stato chiamato “pastorale” non implica che non si debba l’assenso alle singole affermazioni, di qualità ampiamente diversificata, ciascuna interpretata e assentita in diverso grado, secondo le oggettive regole dell’ermeneutica del magistero.

9) L’opposizione a parte del testo conciliare può essere fatta solo rimanendo nel solco della teologia cattolica propria del trattato De fide:

9.1) La fede comprende il “credere Deo”, cioè ha per oggetto una verità proposta e accttata, e non scelta.

9.2) Il Magistero rimane la norma prossima della fede, e l’adesione a esso il “primum”, in ordine di esecuzione, dell’atto di fede.

9.3) Al pari della Sacra Scrittura, il Magistero non è soggetto a “privata interpretazione”, ma solo il Magistero può interpretare se stesso in modo autentico e autoritativo.

9.4) Ne consegue che agli errori che un singolo documento (di una certa qualità dell’assenso richiesto) può contenere ci si può opporre con la modalità dei dubia, ovvero, esemplificando, dicendo: “Signora Maestra, non capisco come non ci sia contraddizione tra quanto proposto a credere fino ad ora e quest’ultima affermazione”.

La pietas nella formulazione dei dubia non implica l’assenza di fortezza e di decisione.

Conclusioni

La prospettiva che vedesse nel Concilio Vaticano II la causa di tutti i mali simpliciter è una semplificazione storicamente errata.

La prospettiva che ipotizzasse come via di uscita “azzeriamo gli ultimi sessant’anni anni e ricominciamo da Pio XII” non è cattolica ed è una pia illusione.

Alfredo Maria Morselli

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In Duc in altum il dibattito sul Concilio Vaticano II si è articolato finora attraverso i seguenti interventi:

Carlo Maria Viganò, Excursus sul Vaticano II e le sue conseguenze, 10 giugno 2020

Aldo Maria Valli, Il Concilio Vaticano II e le origini del deragliamento, 14 giugno 2020

Carlo Maria Viganò, Compito del prossimo papa? Riconoscere l’infiltrazione del Nemico nella Chiesa, 27 giugno 2020

Enrico Maria Radaelli, Il Dogma e l’Anticristo. Il Concilio Vaticano II e la maxi-spallata di monsignor Viganò, 4 luglio 2020

Carlo Maria Viganò, Non penso che il Vaticano II sia invalido, ma è stato gravemente manipolato, 4 luglio 2020

Aldo Maria Valli, Il Vaticano II e quell’errore fatale,  luglio 2020

Serafino Maria Lanzetta, Il Vaticano II e il Calvario della Chiesa, 13 luglio 2020

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Vi ricordo i miei ultimi libri

Aldo Maria Valli, Non avrai altro Dio. Riflettendo sulla dichiarazione di Abu Dhabi, con contributi di Nicola Bux e Alfredo Maria Morselli (Chorabooks, 2020)

Aldo Maria Valli, Gli strani casi. Storie sorprendenti e inaspettate di fede vissuta (Fede & Cultura, 2020)

Aldo Maria Valli, Le due Chiese. Il sinodo sull’Amazzonia e i cattolici in conflitto (Chorabooks, 2020) 

Aldo Maria Valli (a cura di), Non abbandonarci alla tentazione? Riflessioni sulla nuova traduzione del “Padre nostro”, con contributi di Nicola Bux, Silvio Brachetta, Giulio Meiattini, Alberto Strumia (Chorabooks, 2020)

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