“Il Covid-19 è stato creato nel laboratorio di Wuhan. Ora è in mano all’esercito cinese”

Esce oggi il libro Cina Covid 19. La Chimera che ha cambiato il mondo (Cantagalli, 272 pagine, 20 euro), dello scienziato Joseph Tritto.

Gli esperimenti di bio-ingegneria compiuti dalla Cina con l’aiuto finanziario e scientifico di Francia e Stati Uniti.

Gli studi, nati per creare dei vaccini, si sono trasformati via via in una ricerca a scopo bellico. Il laboratorio di Wuhan è ora in mano all’Esercito di liberazione del popolo, guidato dal generale Chen Wei, un’esperta di armi biochimiche e di bioterrorismo.

La lotta (commerciale) per i vaccini. Far firmare alla Cina la Convenzione sulle armi biologiche e tossiniche.

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Il Covid-19, che sta mietendo vittime e contagi in tutto il mondo, non è un virus presente in natura, ma è stato creato da un laboratorio di Wuhan e precisamente nel Laboratorio di biosicurezza 4. Alla costruzione di questa “chimera” – come si chiama la creazione di un organismo in laboratorio – hanno contribuito non solo scienziati cinesi, ma anche francesi e statunitensi. Fino a pochi mesi fa questa tesi era definita “complottista” e veniva criticata con disprezzo da chi difendeva “l’innocenza” della Cina; essa era blandita come assurda da diversi studiosi che difendevano “l’innocenza” della scienza. Da oggi, questa tesi viene presentata con ampissima documentazione, date, fatti, nomi da uno scienziato di fama internazionale, il professor Joseph Tritto, presidente del WABT (World Academy of Biomedical Sciences and Technologies) con sede a Parigi, un’istituzione non governativa fondata nel 1997 sotto l’egida dell’Unesco.

Il professor Tritto, 68 anni, è l’autore del libro che esce oggi per i tipi dell’editore Cantagalli: Cina Covid 19. La Chimera che ha cambiato il mondo. Nelle 272 pagine del volume, che si leggono con passione, come fosse un libro giallo, il professor Tritto spiega con precisione e fermezza scientifica le origini del virus, partendo dal tentativo cinese di studiare vaccini contro la Sars; inserendo negli organismi genomi tratti dall’Hiv (che li rende più aggressivi); aggiungendo elementi di coronavirus scoperti in pipistrelli “a ferro di cavallo”, con un metodo chiamato “reverse genetics system 2”.

La prima responsabile di questi esperimenti di ingegneria genetica è la professoressa Shi Zheng Li, a capo del laboratorio di Wuhan. Ma questo centro ha avuto gli aiuti del governo francese e dell’istituto Pasteur, da cui i cinesi hanno imparato l’uso dei genomi dell’Hiv. Vi è poi l’aiuto di alcuni scienziati americani, fra cui il prof. Ralph S. Baric, dell’Università della Carolina del Nord, e i fondi provenienti dagli aiuti Usa per lo sviluppo (Usaid). Gli scienziati Usa erano interessati agli studi sui coronavirus, che però fino al 2017 erano proibiti nel loro Paese, a causa della loro pericolosità.

Il professor Tritto ha un curriculum di tutto rispetto: egli è un medico specializzato in urologia, andrologia, microchirurgia dell’infertilità, professore di microtecnologie e nanotecnologia (Regno Unito e India). Visiting Professor e direttore di nano-medicina, presso la Amity University di New Delhi (India). E proprio per questo egli può scavare sul senso di queste ricerche fatte a Wuhan. Secondo il professor Tritto, tali ricerche sono nate per combattere le malattie, ma a poco a poco si sono trasformate in studi di bio-ingegneria per costruire armi biologiche letali.

Non è un caso che negli ultimi cinque anni il laboratorio di Wuhan abbia ricevuto per la ricerca virologica i fondi più consistenti di tutta la Cina, diventando un laboratorio di ricerca molto avanzata, che l’Accademia delle Scienze, e lo stesso governo cinese, hanno posto sotto il loro diretto controllo.

Secondo il professor Tritto, la professoressa  Shi Zheng-Li “probabilmente non aveva alcun interesse a lavorare per scopi militari, o di altro tipo, a meno che non sia stata obbligata a farlo. Nessuno mette in dubbio la sua buona fede”. Ma è un fatto che dopo l’enorme pubblicità sul laboratorio, causata dalla pandemia, oggi a capo dell’Istituto di virologia di Wuhan è stato nominato il generale maggiore dell’Esercito popolare cinese, Chen Wei, alla quale è stata affiancata un’equipe ove spicca il nome di Zhong Nanshang, famoso pneumologo di lunga esperienza nelle malattie polmonari infettive. Il generale Chen Wei è anche un’esperta di armi biochimiche e di bioterrorismo.

L’Istituto di virologia di Wuhan è stato dunque praticamente commissariato e messo sotto il controllo delle Forze armate. Della professoressa Shi Zheng-Li non si sa nulla: sembra scomparsa.

Nel libro gli scienziati non ci fanno una bella figura: spinti dal desiderio di conoscenza, diventano poi desiderosi di potere, di arrivismo, carrierismo e di soldi. Una parte del libro è dedicata alla questione della ricerca dei vaccini, in cui ogni istituto e laboratorio si trova in concorrenza con l’altro, non per amore della medicina e per salvare i milioni di malati da coronavirus, ma solo per essere i primi a vendere i vaccini a tutto il mondo. In questo la Cina è maestra: secondo il professor Tritto, Pechino non ha messo a disposizione la struttura genetica originaria del coronavirus (virus madre), ma ha diffuso solo dati parziali. E perché? Perché solo con la struttura originale del virus si riesce a produrre un vaccino davvero universale, efficace su ogni punto del globo. Con l’andar del tempo, infatti, i virus mutano e un vaccino prodotto da un virus mutato ha efficacia solo in un certo periodo e in una certa zona.

Insomma: al posto dell’amore per la scienza, vi è solo il gretto commercio.

Ma non bisogna dimenticare – e non lo fa neanche il professor Tritto – i tanti eroi di questa pandemia. Oltre a dottori e infermieri che hanno dato la vita per curare i pazienti che giungevano a valanghe nei pronto-soccorso, si ricordano i primi medici che hanno denunciato la presenza di un’epidemia a Wuhan, condannati poi al silenzio dalla polizia e minacciati di licenziamento. Parliamo della professoressa Ai Fen, la prima a parlare già in novembre di una “strana influenza”, silenziata dalle stesse autorità ospedaliere; del professor Li Wenliang, oculista, anch’egli silenziato e poi morto di Covid-19, infettato da un suo paziente. Anche della professoressa Ai Fen non si sa più nulla e sembra non rintracciabile.

Il libro del professor Tritto compie anche una disanima sull’Organizzazione mondiale della sanità, divenuta – a detta di molti – “un burattino” nella mani della leadership di Pechino, avendo assecondato i suoi silenzi sull’epidemia.

Il volume non guarda però solo al passato: il professor Tritto spinge perché a livello mondiale si raggiungano regole per la ricerca sulle chimere, sul funzionamento dei laboratori a sicurezza P4, sui rapporti tra laboratori militari e civili, obbligando la Cina ed altri Paesi a sottoscrivere la Convenzione sulle armi biologiche e tossiniche.

Bernardo Cervellera

Fonte: AsiaNews

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