Il papa sul vaccino: è obbligo morale o no?

“Io credo che eticamente tutti debbano prendere il vaccino, è un’opzione etica, perché tu ti giochi la salute, la vita, ma ti giochi anche la vita di altri”. Così papa Francesco in un’intervista rilasciata a Mediaset e andata in onda al Tg5. Circa il vaccino, il papa ha precisato che “la settimana prossima lo inizieremo a fare anche qui in Vaticano ed io mi sono prenotato. Si deve fare”.

Eppure, nella recente Nota della Congregazione per la dottrina della fede sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19 (21 dicembre 2020) si legge: “…appare evidente alla ragione pratica che la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale e che, perciò, deve essere volontaria” (n. 5).

Siccome il Vaticano ha precisato che la Nota, firmata dal cardinale gesuita Luis Ladaria, prefetto della Congregazione, è stata espressamente approvata dal papa, vien da chiedersi: qual è il vero Francesco? Quello che dice che “eticamente tutti devono prendere il vaccino” o quello che fa scrivere al suo prefetto della Congregazione per la dottrina della fede che la vaccinazione “non è di norma un obbligo morale”?  Oppure si deve pensare che nel caso del Covid quel “di norma” non valga? Oppure, ancora, si deve ritenere che il papa lasci scrivere ai suoi dicasteri certe cose, e ci metta pure il suo timbro, ma in realtà la pensi in modo diverso? Oppure possiamo sospettare che il papa non ricordi ciò che ha scritto un suo importante dicastero?

Anche volendo seguire il magistero di Francesco, un fedele non capisce più quale esso sia: è ciò che scrive o ordina di scrivere in un documento ufficiale, o quello che dice a braccio quando parla o viene intervistato?

Il Vaticano e il papa ci faranno questa carità di spiegare in modo chiaro e inequivocabile?

Se non ricordiamo male, da qualche parte sta scritto: “Sia invece il vostro parlare sì, sì, no, no; il di più viene dal maligno” (Mt 5,37).

A.M.V.

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Aldo Maria Valli, Semel in anno

(Cronache dal futuro, Interviste pazze, Cattolici su Marte)

Semel in anno licet insanire” dicevano gli antichi. “Una volta all’anno è lecito impazzire”. Quando le cose si mettono male, una risata può essere terapeutica. E può anche servire per dire la verità a fronte di un dispotismo soffocante. Vecchia storia: quando il conformismo dilaga, solo il giullare, attraverso la satira, riesce a proporre squarci di verità. E allora “insanire” può diventare addirittura dovere civile, se vogliamo usare parole grosse. Come diceva Victor Hugo, “è dall’ironia che comincia la libertà”. L’avvertenza è quella solita, nota ai frequentatori del mio blog Duc in altum: i contributi qui raccolti contengono ironia e sarcasmo. In caso di accertata allergia all’ironia e al sarcasmo, astenersi dalla lettura. Se siete allergici e non vi astenete, peggio per voi.

Semel in anno lo trovi qui, qui e qui

 

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