Intervista / La corsa ai vaccini, la libertà di scelta e noi. Cavie per legge?

In Cavie per legge. Considerazioni sull’obbligatorietà del vaccino Covid-19, Gianfranco Amato (avvocato, presidente di Giuristi per la vita) e Paolo Gulisano (medico epidemiologo e storico della medicina) sostengono che con il ricorso generalizzato ai vaccini siamo diventati di fatto cavie, in quanto chi si sottopone al vaccino sta testando prodotti i quali, a causa dei tempi ristretti, non hanno rispettato gli abituali standard di sperimentazione. Una corsa, quella al vaccino, che secondo gli autori è espressione di una precisa visione del mondo, nemica delle libertà fondamentali.

Su Cavie per legge ho intervistato Paolo Gulisano.

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di Aldo Maria Valli

Paolo Gulisano, perché secondo voi stiamo diventando, o siamo già, cavie per legge?

Fin dall’inizio della pandemia è stato detto che la soluzione al problema sarebbero state non le cure, ma i vaccini. Così si è arrivati alla produzione in tempi rapidissimi, “miracolosi”, di questi prodotti farmaceutici che i media spesso chiamano – con terminologia completamente errata – “antidoti”: i tanto attesi vaccini anti Covid. Molti esperti sostengono che i tempi di realizzazione degli attuali prodotti sono stati straordinariamente accorciati rispetto alle abituali fasi di studio di un vaccino, che normalmente richiedono da cinque a dieci anni. Quella che è attualmente in atto è dunque una fase di sperimentazione. Un allarmismo eccessivo? In realtà, se è vero che la prudenza non è mai troppa, ciò vale a maggior ragione in medicina, e i primi report post-vaccinali, che segnalano effetti collaterali importanti causati dai primi vaccini introdotti, ci fanno pensare che questi prodotti siano stati approvati e distribuiti con eccessiva fretta. Il termine “cavie” per qualcuno potrebbe suonare un po’ forte, ma nell’ambito di una sperimentazione coloro che ne sono oggetto vengono definiti in questo modo. Per legge, la partecipazione a una sperimentazione dovrebbe essere esclusivamente su base volontaria, mentre oggi si vorrebbe imporre queste vaccinazioni in maniera coercitiva. Uno scenario assolutamente inedito nella storia della medicina e dell’umanità.

Che cos’è esattamente un vaccino?

Negli ultimi anni le vaccinazioni sono diventate una pratica sanitaria di cui si parla e si discute molto. Addirittura, nel caso dell’epidemia da Covid -9, un possibile vaccino viene visto in un’ottica quasi messianica, come ciò che metterà fine al problema.

I dibattiti sui vaccini spesso sono molto accesi, e anche piuttosto faziosi, con demonizzazioni reciproche tra favorevoli e contrari.

La verità è un po’ più complessa, ed emerge grazie a dati ben precisi. I vaccini cosa sono? Sono farmaci non che curano, ma immunizzano l’organismo, facendogli produrre anticorpi contro virus o batteri in modo da non contrarre una determinata malattia. Servono? Indubbiamente, hanno avuto un ruolo importante nel ridurre anche drasticamente l’incidenza di diverse malattie, e di portare all’eradicazione di una di queste, il vaiolo, un tempo molto grave e oggi scomparsa. Tuttavia, a fronte di certi proclami trionfalistici dei fautori delle vaccinazioni che le definiscono come una delle più importanti realizzazioni nella storia della medicina, bisogna sottolineare che il vaiolo è l’unica malattia scomparsa grazie alla pratica vaccinale. Altre malattie, come la difterite o la poliomielite, sono diventate sempre più rare a seguito anche di campagne vaccinali, ma senza peraltro estinguersi del tutto. Altre malattie infettive, come ad esempio la tubercolosi, un tempo endemica, sono andate scomparendo dall’Europa senza bisogno di alcun vaccino, ma semplicemente migliorando gli stili di vita. La Tbc per altro continua a mietere ogni anno un milione e seicentomila morti nel mondo, e nessun vaccino si è dimostrato efficace nella prevenzione

Perché sostenete che è un errore considerare il vaccino una panacea?

Perché il vaccino ha dei limiti nella propria efficacia. Ad esempio nella durata. Alcune vaccinazioni proteggono per dieci anni, altre per meno tempo, e solo poche mantengono la loro capacità immunizzante per tutta la vita. Per quanto riguarda i vaccini anti-Covid attuali, la loro protezione non supererà l’anno, come dichiarato dalle stesse aziende produttrici. Non saranno dunque la soluzione definitiva al problema della pandemia.

Contro un virus come il Covid qual è, a vostro giudizio, la più adeguata strategia a cui ricorrere?

Le cure. Curare il Covid con terapie domiciliari e tempestive è la strategia migliore, e finora non è stata applicata per precisa volontà politica. Se il Covid fosse adeguatamente curato, la mortalità crollerebbe, sarebbe possibile riaprire le attività ora bloccate, e probabilmente anche la stessa vaccinazione potrebbe essere considerata come una pratica preventiva facoltativa destinata magari ai soggetti fragili.

Quali sono i motivi di quella che nel libro definite una visione fideistica del vaccino?

Chi è nato nella seconda metà del XX secolo è cresciuto con un concetto ben chiaro nella testa, ripetuto dai media, dalla scuola, perfino dai pulpiti delle parrocchie: non esiste la verità. Non esiste una sola verità. Chi pretende di “avere la verità in tasca” è un intollerante, un residuo dell’antichità. Veniva insegnato che occorreva mettere tutto in dubbio, sistematicamente. Oggi invece siamo nel tempo del Grande Cambiamento, del Grande Reset. Un tempo in cui sta nascendo un nuovo modello di economia, di salute pubblica, di scuola, perfino una nuova religione, ecologista, salutista, in perfetta linea con le direttive mondialiste dell’Onu e dell’Oms. Ed è nato un nuovo tipo di fideismo, che esige un tipo di obbedienza pronta, cieca, assoluta. È quel fenomeno inquietante che proprio tu, nel tuo saggio Virus e Leviatano, hai giustamente definito “dispotismo condiviso”. La gente cede la propria libertà in cambio di una “protezione” da parte dello Stato. La protezione è dubbia, ma è vietato porsi domande.

Perché la politica ha in massima parte sposato l’obbligo di vaccinarsi?

Per qualcuno si è trattato di una scelta ideologica, convinta: una piena adesione al progetto di grande cambiamento. È il caso della Sinistra. Ma ci sono anche vasti settori del Centrodestra che sostengono questa visione, probabilmente per paura di perdere consensi se dovessero andare contro corrente. La Destra più illiberale ha trovato un facile bersaglio nelle persone che chiedono il rispetto dei propri diritti e della propria libertà. Lo scenario politico attuale è davvero preoccupante.

Qual è l’atteggiamento veramente etico nei confronti del vaccino?

Alla base dell’etica medica c’è un principio antichissimo, che risale al padre della medicina, Ippocrate, che tanti secoli fa nel suo celebre giuramento parlava di deontologia medica, di illiceità dell’aborto, dell’eutanasia e persino del suicidio assistito. Questo principio è il seguente: primum non nocere. Etico è quindi ciò che non arreca danno alcuno alla persona.

La Congregazione per la dottrina della fede ha giustificato il ricorso a vaccini ottenuti da linee cellulari provenienti da aborti volontari perché si tratterebbe di “collaborazione remota” al male. Che ne pensate?

Sulla questione della liceità morale dell’uso di cellule provenienti da esseri umani abortiti, abbiamo assistito a tentativi da parte cattolica di giustificare questa pratica. Questo tipo di discussioni ha risentito di una scarsa conoscenza tecnica rispetto ai vaccini. I “giustificazionisti” infatti hanno dato l’impressione di ignorare che tra le decine di vaccinazioni in uso solo due (vaccino quadrivalente morbillo parotite rosolia varicella ed epatite A) sono realizzati utilizzando cellule umane. L’uso di queste tecnologie non è affatto una via obbligata per arrivare ai vaccini anti-Covid. Anzi. Sono allo studio alcuni vaccini che utilizzano tecniche tradizionali. Per questo motivo sarebbe opportuno che i cattolici – e non solo loro – anziché giustificare questi nuovi vaccini in nome di un inaccettabile “il fine giustifica i mezzi”, si esprimessero con chiarezza sulla indisponibilità del corpo umano per la produzione di farmaci. Le alternative non mancano affatto.

Perché anche la Chiesa, a partire dal papa, si è schierata dalla parte del vaccino?

La lettura che il Vaticano dà dell’epidemia è che si tratti di un castigo della Madre Terra che gli uomini non hanno sufficientemente rispettato. Ma accanto all’ecologismo, ormai di casa nei sacri palazzi, ecco emergere anche un fideismo assoluto nei confronti di un ritrovato farmaceutico che papa Bergoglio in occasione dello scorso Natale ha definito “luce e speranza”! Una definizione che suscita non poche perplessità. L’entusiasmo vaccinista del Vaticano, che ha pienamente aderito alle posizioni dell’Oms, ha messo da parte ogni riflessione sull’eticità dei vaccini, ma anche sull’efficacia e sulla sicurezza. L’unica cosa che conta è che il vaccino sia equo e solidale e arrivi ai poveri. Ciò comporta anche un riposizionamento della Chiesa rispetto al mondo, che della Chiesa è da duemila anni l’antagonista irriducibile: La Chiesa è al servizio della guarigione del mondo” dice un recente documento vaticano sulla pandemia. Ciò significa “usare in modo creativo le voci della Chiesa in tutto il mondo per parlare, esortare e contribuire ad assicurare che i vaccini e le cure di qualità siano disponibili per la nostra famiglia globale”. Come si vede, nessun dubbio, nessuna incertezza sull’uso dei vaccini. È un nuovo dogmatismo che va a braccetto con quello neoscientista.

Sollevare dubbi e perplessità sul ricorso al vaccino significa essere automaticamente etichettati come negazionisti e irresponsabili. Di fronte a queste accuse, come replicare e argomentare?

Le ideologie tendono a semplificare la realtà all’estremo, a usare slogan anziché ragionamenti, a demonizzare gli avversari. Non è facile quindi affrontare il pensiero dominante, quello che vuole un Grande Reset, che vuole una “nuova era”, e che censura sistematicamente il dissenso. Bisogna trovare le stesse forze morali e civili di chi si oppose, nel corso del Novecento, ai dispotismi e ai totalitarismi, dal Messico dei Cristeros alla Germania della Rosa Bianca alla Russia del Samizdat. Non sarà facile, ma solo la Verità ci potrà rendere liberi.

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Gianfranco Amato, Paolo Gulisano, Cavie per legge. Considerazioni sull’obbligatorietà del vaccino Covid-19, Collana editoriale Giuristi per la vita, 54 pagine, 8 euro.

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