Lettera ad Aldo Maria Valli sull’equilibrio

Caro Aldo Maria,

conosci il film The Walk? È del 2015 e racconta la storia del funambolo francese Philippe Petit che nel 1974 camminò su un filo d’acciaio sospeso in cima alle torri gemelle a New York, senza protezione. Leggendo la tua precedente lettera mi è sembrato che tutti e due, in un certo senso, stiamo attraversando un periodo in cui siamo portati a un certo “funambolismo spirituale”, in cui siamo spinti a guardare nell’abisso per capire da che parte cadere. Perché noi sappiamo che da una parte c’è la perdizione, dall’altra la salvezza, da una parte il vuoto, dall’altra le braccia che ci afferrano. Noi abbiamo sempre pensato di sapere dove le braccia salvatrici si trovassero, ma ora stentiamo a capire quello che accade perché la guida che ci aspetteremmo si fa confusa e si confonde, troppo, con le grida del mondo.

Noi siamo in equilibrio su quel filo, immersi nel cielo ma attratti per forza di gravità alla terra. E l’equilibrio è una cosa importante su cui riflettere, perché non significa passività: significa riassumere tutte le proprie forze per una battaglia più grande. Mi è sempre piaciuta l’immagine proposta da Plinio Côrrea de Oliveira parlando del cavaliere sul suo cavallo: “Equilibrio non è la posizione di un uomo seduto pacatamente su una poltrona. Il vero equilibrio è quello del cavaliere sul suo cavallo, mentre realizza con la massima intensità tutte le sue potenzialità”. Il nostro essere in bilico non è un atteggiamento di passività, ma un atteggiamento di lotta.

Mi fa piacere che tu hai ripreso e commentato la metafora del “passare al bosco”. Io capisco che in certi momenti non si sopporta più di vedere quanto c’è di più sacro, come la Messa, trattato in un modo che molto ci dice della considerazione in cui tanti nel clero tengono la liturgia. Ma com’è possibile trattare con tanta noncuranza il culmine e la fonte della vita cristiana? Io che sono musicista di Chiesa potrei scriverti una via crucis fatta di innumerevoli stazioni in cui ho avuto esperienza diretta del disprezzo che troppi nel clero dimostrano per la bellezza nella liturgia, per la sua santità, per le cose sacre. Tutto questo ci deprime spiritualmente e rende il nostro equilibrio interiore sempre più precario, oscillando da una parte e dall’altra, quando non sappiamo bene dove cadere senza aver paura. Quindi noi ci affanniamo assecondando la vita che, come diceva Albert Einstein, è come andare in bicicletta: per stare in equilibrio ti devi muovere.

Allora cerchiamo di conservare questo equilibrio, prima di fare un passo troppo di lato quando non sappiamo bene se la scommessa pascaliana diviene eccessivamente rischiosa.

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