The Vigano Tapes #11: “How the Church was changed” (con traduzione)

Ecco il link per l’undicesima puntata dei Viganò Tapes:

https://rumble.com/vmtws5-the-vigano-tapes-11-how-the-church-was-changed.html

The Viganò Tapes consist of 18 tapes each one containing a question that we asked Archbishop Viganò at the end of August 2021. This exclusive interview covers the current situation in the Church and in the world.

This video is #11 of these 18 tapes, in which the archbishop reflects on the words of Pope Paul VI of June 29, 1972, when Paul lamented the doubt and confusion that troubled the Church after the Second Vatican Council.

The remaining tapes will be released in the coming days.

Traduzione dell’undicesima risposta

Il fumo di Satana è entrato nella Chiesa ormai più di sessant’anni fa, con il Concilio, e direi anche prima: la rivoluzione del Vaticano II fu possibile perché preparata e organizzata nei minimi dettagli, per decenni, da traditori infiltrati nella Curia Romana, nelle Diocesi, negli Atenei, nei Seminari, negli Ordini religiosi. Un’opera di infiltrazione che ha trovato inerti e impreparati i vertici della Chiesa, inebriati dai venti di novità, inadeguati dinanzi alle sfide della società moderna, affetti da un senso di inferiorità che li ha portati a credere di essere fuori tempo e fuori moda. E questo, dobbiamo riconoscerlo, trova la sua causa principale nella mancanza di una visione soprannaturale, nell’aver trascurato la vita della Grazia a vantaggio di un attivismo dissipato, di un apostolato sterile proprio perché non alimentato dalla preghiera e non nutrito dalla Carità, che è amore di Dio.

La stessa cosa avviene oggi, dinanzi ad una sopraffazione pseudocanonica con cui si impongono limitazioni illegittime ad un rito che, anche solo considerando la sua antichità, è di per sé esente da qualsiasi possibilità di abolizione.

Il problema della chiesa conciliare – che come ho detto più volte si sovrappone alla Chiesa di Cristo come la luna si sovrappone al sole durante un’eclissi – è l’aver voluto scendere a patti col mondo, quando il Vangelo ci insegna che il nostro destino è di essere odiati e perseguitati dal mondo: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato Me» (Gv 15, 18). «Se hanno perseguitato Me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15, 20). «Un discepolo non è superiore al maestro, né un servo superiore al suo signore» (Mt 10, 24). La Gerarchia conciliare ha ceduto alla tentazione di scegliere la comoda via del dialogo, anziché percorrere con coraggio la via della Croce, e questo l’ha condotta a rinunciare all’annuncio del Vangelo, adulterandolo, adattandolo allo spirito del mondo. Non dimentichiamo che Satana è definito «principe di questo mondo» da Nostro Signore (Gv 12, 31 e 16, 11).

Eppure, dinanzi al colossale fallimento di questa pretesa “primavera conciliare”, si insiste con tetragona ostinazione su una via che ha dimostrato di essere suicida. Se il Vaticano II avesse almeno aumentato il numero dei fedeli, se ne potrebbe criticare il metodo ma quantomeno riconoscere il beneficio numerico, se non qualitativo. Invece la cosiddetta “apertura” del Concilio non ha convertito un solo fratello separato, causando di contro l’abbandono di un numero esorbitante di fedeli. Chi oggi rimane nella Chiesa ha una conoscenza della Fede quasi sempre lacunosa, incompleta ed erronea; la sua vita spirituale è povera se non del tutto assente; lo stato di Grazia è annichilito e trascurato.

Dov’è – mi chiedo – questo clamoroso successo del Vaticano II, sulla base del quale dovremmo continuare sulla via che esso ha intrapreso, dopo aver abbandonato la via regia che seguivano i Romani Pontefici sino a Pio XII? Basterebbe anche una valutazione umana per comprendere il fallimento dell’ideologia conciliare e la necessità di riparare all’errore commesso.

E dobbiamo chiederci – in modo forse impietoso, ma pur sempre onesto e realistico – se il presunto rinnovamento non fosse nient’altro che un pretesto, dietro il quale si celava l’intenzione lucida e dolosa di distruggere la Chiesa di Cristo e di sostituirla con una sua contraffazione: un’intenzione certamente non compresa né condivisa dalla maggioranza dei Vescovi, ma che emerge chiara e evidente nell’azione di pochi traditori, organizzati ed efficienti. I quali non a caso parlano di vecchia religione e di vecchia messa, in antitesi alla nuova religione conciliare e alla nuova messa riformata. Quel solco, che essi hanno deliberatamente scavato usando il Concilio come un vomere, oggi si mostra reale, come un discrimen che separa ciò che è cattolico da ciò che non lo è più, chi è cattolico da chi non vuole più esserlo.

* * * * * * * * * 

Dall’estate del 2018, quando rivelò al mondo il suo memoriale sul caso dell’ex cardinale McCarrick, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò è diventato il capofila di un movimento di resistenza cattolica a difesa della retta dottrina e della fede nel segno della Tradizione, contro l’apostasia ormai dilagante. Titolare del popolare blog Duc in altum, nel quale gli interventi dell’arcivescovo compaiono spesso, Aldo Maria Valli raccoglie nel volume Nell’ora della prova numerosi contributi dell’ex nunzio negli Usa: testi che, spaziando dall’analisi della situazione della Chiesa a temi di spiritualità, compongo un quadro indispensabile per capire che cosa significa oggi essere cattolici. Un testo che l’arcivescovo ha scritto per amore alla verità e rinunciando a tutte le royalties derivanti dalle vendite.

“Ascoltare, o riascoltare, la voce di monsignor Viganò – scrive Valli – è come salire in cima a una montagna. È come respirare a pieni polmoni dopo essere rimasti troppo a lungo esposti ai miasmi della menzogna, delle mezze verità, delle parole che nascono dall’opportunismo politico e non dall’amore per la Verità”.

Carlo Maria Viganò (Varese, 1941), consacrato arcivescovo da san Giovanni Paolo II nel 1992, ha lavorato nella segreteria di Stato della Santa Sede ed è stato segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America.

I miei ultimi libri