Dibattito / La pandemia, i vaccini, il green pass. Tutto come sempre oppure siamo a una svolta epocale? E quale deve essere la riposta? Rassegnazione o battaglia?

Cari amici di Duc in altum, come sapete, pubblico spesso articoli del blogger argentino The Wanderer, con i quali in genere concordo pienamente. Fa eccezione quest’ultimo contributo, intitolato Resignación (Rassegnazione) che mi ha lasciato perplesso e che faccio seguire da un’articolata e appassionata risposta di Massimo Viglione. Buona lettura.

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Rassegnazione

di The Wanderer

La pandemia di coronavirus sta finendo. Ogni volta che ha piovuto, ha smesso. Ci sono state migliaia di epidemie nella storia dell’umanità, e sono sempre finite. I vaccini non hanno lasciato alcuna sorta di mortalità e coloro che li hanno fatti non sono diventati automi o rinoceronti. Il Great Reset non si avvista all’orizzonte: i mercati finanziari continuano a funzionare come prima e si riprendono rapidamente, così come le economie nazionali. La temuta governance globale sembra un’illusione: l’Europa, oltre a essere fratturata dalla Brexit, non è stata nemmeno in grado di concordare politiche sanitarie comuni; la Russia si allontana sempre più da un’intesa cordiale con l’Occidente liberale, la Cina vive nel suo mondo, i talebani sono tornati al potere e regioni periferiche come l’America Latina sono un mosaico di paesi con governi di destra che virano a sinistra e governi di sinistra che virano a destra. In altre parole, il Nuovo Ordine, con un governo mondiale unificato, sembra oggi più lontano di due anni fa.

Questa è la situazione, almeno da quanto si evince leggendo la stampa. E ho l’impressione che molti dei miei buoni amici siano delusi. Si aspettavano che la peste provocasse un cataclisma politico ed economico, che i vaccini fossero lo strumento perfetto per il dominio mondiale e che il Padrone del Mondo si sistemasse il costume per apparire sulla scena da un momento all’altro come il (falso) salvatore di un’umanità disperata. E che Bergoglio, certamente, lo incoronasse apostatando Gesù Cristo.

Non sembra che le cose stiano andando in quella direzione: il mondo continua come al solito, in meno di un anno sarà tornato alle stesse abitudini che aveva prima della pandemia e Bergoglio non è altro che un semplice furfante uscito dalle rive porteñas il cui pontificato passerà alla storia come un vergognoso e fallimentare esperimento. Le monde va de lui même.

Ma non mi interessa qui discutere di queste cose che, in fondo, sono fenomeniche. Mi interessa indagare la psicologia di chi continua ad aspettare, come Helen White sul tetto di casa sua, una prossima e imminente apoteosi finale. In fondo, credo, è forte il bisogno di popolare la loro fede e la loro speranza con fatti concreti che le confermino. Sono il primo che vorrebbe vedere segni nei cieli e udire le trombe angeliche; ho sempre sognato di vivere nei giorni della grande persecuzione e di assistere alla lotta cosmica tra l’arcangelo Michele e il Figlio della Perdizione. Ma ultimamente mi è sembrato che quei desideri e quei bisogni di vedere segni, ascoltare rivelazioni e apparizioni, e scrutare l’orizzonte alla ricerca dello splendore della fine, siano semplicemente una comprensibile ricerca di stampelle della fede e della speranza, paralizzati come siamo e costretti a camminare come possiamo in questa valle di lacrime piena di amarezza e tenebre. Siamo stanchi, abbiamo bisogno di un po’ di entusiasmo che ci aiuti a proseguire nel cammino, e ce lo dona l’ipotetica vicinanza di una fine, e del definitivo trionfo della nostra causa. È la comprensibile ricerca di una speranza ottimistica in un successo prossimo, che possiamo vedere e toccare, e di cui possiamo essere protagonisti.

La soluzione, tuttavia, è nella rassegnazione. Sì, rassegnati al fatto che fede e speranza sono oscure, che la nostra vita di cristiani è camminare ex umbris et imaginibus in veritatem, “dalle ombre e dagli spettri alla verità”. E non si tratta di una posizione pessimista e triste. Piuttosto il contrario. È l’atteggiamento di profonda gioia che ci donano le virtù ricevute nel battesimo: che alla fine di tutto c’è Dio.

E Newman lo esprime molto meglio di me: “Chiamo rassegnazione uno stato d’animo più benedetto della speranza fiduciosa del successo presente (I call resignation a more blessed frame of mind than sanguine hope of present success) perché è il più vero e il più coerente con il nostro stato di natura decaduta, quello che più contribuisce a correggere il cuore; e perché è colui per il quale si sono distinti i più eminenti servi di Dio. […] Guardate la Bibbia e vedrete che i servi di Dio, anche se hanno iniziato con successo, finirono per essere delusi. Non è che la causa di Dio e dei suoi strumenti falliscano, ma che il momento di raccogliere ciò che abbiamo seminato è l’aldilà, non qui; per tutta la sua vita, nessun uomo quaggiù vedrà molti frutti (J.H. Newman, Sermoni parrocchiali 9, t. 8, 12 settembre 1830).

Fonte: caminante-wanderer.blogspot.com

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Cristiana rassegnazione? Sì, ma attenzione a ignavia e quietismo

di Massimo Viglione

Ho avuto modo di leggere l’articolo Resignación, apparso su The Wanderer e riproposto in italiano dal blog di Aldo Maria Valli Duc in altum. L’articolo, scritto dal professore argentino Rubén Peretó Rivas, ha un titolo significativo, Rassegnazione, e l’essenza del ragionamento consiste nell’invito – rivolto a coloro che denunciano la negativa straordinarietà degli eventi in atto dal febbraio 2020, scorgendo, in quella che personalmente definisco Rivoluzione sanitaria o totalitarismo sanitario, il tentativo di realizzazione, da parte delle forze oscure della superfinanza sovranazionale, del Nuovo Ordine Mondiale e della concretizzazione dell’Uomo Nuovo di gnostica e massonica programmazione, con il passaggio dal post-umanesimo al trans-umanesimo – a prendere atto che nulla di catastrofico sta avvenendo nel mondo, ma che, al contrario, tutto sta invece tornando verso la “normalità” pre-covidiana (il virus, secondo l’autore, sta per scomparire dal mondo).

Conseguenza logica, ovviamente, di questa interpretazione è che tutto quel mondo che in questi mesi si è “agitato” prevedendo governi mondiali e catastrofi cosmiche ha sbagliato a farlo, perché, accecato dal timore di chissà quali eventi apocalittici, non si è accorto che la storia ha sempre proceduto e continua a procedere secondo i suoi meccanismi usuali, che nulla di realmente nuovo vi è sotto il sole e che il cristiano deve vivere non aspettandosi ogni momento l’intervento risolutivo della giustizia divina, ma, appunto, nella “rassegnazione” alla realtà dei fatti per quella che è.

Una scommessa epocale

Riteniamo opportuna una risposta, perché, in effetti, il professore argentino pone una questione di capitale importanza oggi, una sorta di scommessa epocale e cosmica, che racchiude in sé la prima vera, fondamentale e ineludibile questione che le “thinking heads” (teste pensanti) devono porsi e si pongono. Specie negli ambienti legati alla Tradizione cattolica. Ovvero, la scommessa delle scommesse dei nostri travagliati giorni: siamo nei confini degli usuali meccanismi evenemenziali storici o forze oscure stanno realizzando il Nuovo Ordine Mondiale? Viceversa: stiamo vivendo i giorni decisivi della storia dei nostri tempi (e quindi delle nostre singole vite) da cui dipenderà tutto il nostro avvenire, la futura società umana e in qualche modo perfino la nostra stessa umanità nel senso antropologico del concetto, oppure in realtà tutto procede secondo le usuali leggi del divenire storico e, alla fine, ci accorgeremo di essere rimasti in un mondo non differente sostanzialmente da quello del 2019 (come di fatto sostiene il professore stesso)?

Che poi, tradotto nel concreto, sta a significare: dobbiamo fidarci di chi ci governa (che può anche commettere errori ma che è in buona fede) e seguire le indicazioni medico-sanitarie, oppure dobbiamo fare esattamente il contrario. Detto ancor più banalmente: dobbiamo accettare supinamente la vaccinazione di massa (e quello che ne seguirà) o rifiutarla?

La nostra risposta, che sappiamo essere complessa e lunga rispetto alle dimensioni dell’articolo in questione, va al di là dell’articolo stesso ed è pensata come spiegazione di un vero e proprio modo di vedere le cose (qui chiamato in causa), ed è quindi diretta anche verso tutti coloro che, pure qui in Italia, hanno, chi più chi meno, la stessa posizione del professore Peretó Rivas. Come detto, si tratta, ad oggi (per noi italiani all’antivigilia del posizionamento della “Porta dell’Inferno” nel Palazzo del Quirinale, oggi sede dell’istituzione massima del nostro Stato, ieri sede dei papi), della questione dirimente di questa epocale e cosmica scommessa che stiamo vivendo.

Tutto come sempre?

Essendo questo un articolo e non un trattato (come invece la questione richiederebbe), dovremo dire, per quanto ci è possibile, multa in paucis. Quindi procediamo molto schematicamente, limitandoci non poco nelle argomentazioni che si potrebbero addurre e anche nell’esposizione di quelle addotte.

Anzitutto, riguardo l’articolo del professore argentino, non ci appare chiaro, nel contesto che egli valuta (quello appunto che stiamo vivendo del virus) e ai fini di ciò che vuole sostenere, cosa c’entrino esattamente i seguenti fatti che egli cita a dimostrazione del suo ragionamento: la Russia che non fa l’intesa cordiale con il mondo liberale, i talebani che tornano al potere, gli Stati sudamericani i cui governi non si capisce se siano di destra o sinistra (sorvoliamo sull’utilizzo di tali concetti oggi), l’Unione Europea “fratturata dalla Brexit” che non riesce a fare politiche condivise serie, ecc. Tutti fatti più o meno veri, per carità: ma, ripetiamo, cosa c’entra tutto questo con la Rivoluzione sanitaria (in atto o non in atto che sia)? Ovvero con la scommessa di cui sopra? Chi ha mai sostenuto che il mondo si sarebbe fermato o si potrebbe mai fermare? O che si potrebbe mai fermare la vita quotidiana dei popoli e quindi la loro storia? Chi ha mai sostenuto che oggi esiste un potere tale da essere in grado di gestire al 100% l’intero pianeta e l’intera comunità umana?

In caso, alla luce del ragionamento di Peretó Rivas, sarebbe invece da chiedere proprio a lui come mai non ha ricordato, in questo elenco di eventi significativi degli ultimi diciotto mesi, un fatto epocale come ciò che è accaduto nelle recenti elezioni americane. O per quale ragione non fa riferimento alcuno a tutto quanto sta accadendo in Israele e in Italia. Capiamo ovviamente che questi due Paesi sono agli antipodi dell’Argentina e comunque assenti (l’Italia, ma non certo Israele) dagli interessi del mondo continentale americano, ma essendo il professore un cattolico serio, quindi ricco della visione universale, tanto diacronica che sincronica, di ogni cattolico serio, non può certo sfuggirgli il fatto che – ma tu guarda il caso – proprio il popolo della Sinagoga dell’Antico Testamento e quello che ospita la Chiesa del Nuovo Testamento stanno vivendo le pagine più drammatiche (il primo dal punto di vista specificamente sanitario, il secondo da quello specificamente politico e sociale) e, in previsione futura, tragiche, dell’intera vicenda di quello che noi non abbiamo nessun problema a definire totalitarismo sanitario (o Rivoluzione sanitaria). Fase estrema di tutto il processo rivoluzionario gnostico, che realizza, tramite la finanza mondialista, la sintesi liberal-egualitarista del totalitarismo leviatanesco.

Informiamo il professore argentino che in Italia è arrivato un uomo forte e potente (per quanto anch’egli ovviamente con dei superiori a cui rispondere) della finanza sinarchica mondialista, che sta non solo attuando alla lettera il programma preciso e lucido della Rivoluzione sanitaria con l’imposizione del Green Pass senza reale pericolo sanitario e con una politica vaccinista ancora più aggressiva di quella del precedente governo (proprio ora che, come il professore stesso giustamente afferma, il Covid sta sparendo); che non solo sta iniziando la realizzazione della “Transizione ecologica” (verba sua), con tanto di costituzione di un ministero apposito affidato a un professore che ha sostenuto pubblicamente che il pianeta Terra è strutturato per ospitare al massimo tre miliardi di persone (quindi c’è qualcuno di troppo…); che non solo è sorretto da tutte le forze politiche – direttamente e indirettamente – che lo propongono in massa alla presidenza della Repubblica, il che è evidentissima riprova della fine della democrazia parlamentare in Italia; che non solo ha proibito a milioni di italiani di prendere il treno, l’aereo, di andare al cinema, in biblioteca, al teatro, al ristorante sedendosi internamente e molto altro; che non solo ha stabilito la sospensione dello stipendio per tutti coloro che non piegano la testa all’imposizione anticostituzionale del cosiddetto Green Pass (Green, ossia ecologismo); ma che sta facendo tutto questo contravvenendo impunemente alla Costituzione italiana (e comunque alla stessa ideologia liberal-democratica che sorregge l’intero Occidente tramite il calpestamento dei più fondamentali e idolatrati diritti umani) e con il sostegno totalitario di tutti i mezzi di informazione, di tutti i politici, delle stesse più alte (e anche medie e basse) gerarchie ecclesiastiche. Ovvero, detto altrimenti, che l’Italia sta precipitando, come ormai sempre più persone iniziano a notare e dire, in una situazione di totalitarismo politico, che, infatti, comincia a essere imposto con la violenza nelle piazze in rivolta contro pacifici cittadini (come i fatti del 9 ottobre a Roma dimostrano) e con un progetto di legge mirante alla drastica limitazione della libertà di espressione antigovernativa tramite internet.

Ci verrebbe da porre una domanda tanto banale quanto profondamente fastidiosa: se il Covid sta finendo e il mondo sta tornando al 2019, come mai in Italia sta andando in direzione esattamente contraria? E così, a modo suo, anche Israele?

Si potrà dire che l’Italia non è il centro del mondo e in effetti è un problema locale. Ma è davvero così? Questo medio-piccolo (in ottica mondiale quantitativa) Stato, oggi volutamente distrutto, nella sua peculiare grandezza e non secondaria ricchezza e potenza imprenditoriale, proprio dalla finanza sovranazionale e sinarchica e anche con la complicità di chi oggi è al governo dell’Italia, è la terra della civiltà umana, della cultura, della Bellezza, dell’arte, e ospita la Chiesa cattolica da venti secoli, ovvero la madre e causa prima di tutto questo. Quella Chiesa che oggi è diretta da un uomo (e dai suoi intimi servitori) chiaramente al servizio di tutti questi poteri e corifeo primo al mondo del vaccinismo totalitario. Siamo sicuri che la caduta dell’Italia nel totalitarismo sanitario e politico, tramite un uomo importante della finanza sinarchica e con l’aiuto morale del più importante leader religioso al mondo, sia questione meramente locale? Ovvero, siamo sicuri che “il mondo”, quello agli ordini del suo “principe”, non abbia nulla a che vedere con l’arrivo di Draghi in Italia e con i destini che ci stanno opprimendo e sovvertendo?

Siamo ovvero sicuri che l’Italia non sia vittima designata dei piani oscuri degli odiatori dell’Ordine del creato come Dio lo ha stabilito?

E quella di Israele, è anch’essa questione locale? O stiamo parlando del popolo ebraico?

E non dimentichiamo nemmeno cosa sta accadendo con i vaccini in altri Stati, come l’Inghilterra, l’Australia, la Francia e, a quanto ci risulta vagamente, anche nella stessa Argentina. Davvero in questi Stati è tutto normale come nel 2019?

Ma, soprattutto, alla luce di una seria e ragionata valutazione di ciò che abbiamo definito la “scommessa”, come si può fare a non prendere, in tale articolo, minimamente in considerazione proprio il cuore stesso dell’intera questione, ovvero il vaccinismo?

Il vaccinismo di massa lascerà tutto come prima?

Diamo logicamente per scontato che il professor Peretó Rivas sia favorevole alle politiche di vaccinazione. Non sappiamo se perfino all’obbligo di massa, come accade in alcuni inauditi casi qui in Italia, pure nel mondo della Tradizione cattolica. Ma non abbiamo letto, in questo articolo – che, occorre dirlo francamente, è pervaso dalla prima riga all’ultima di un tono chiaramente ironico e a volte anche lievemente urticante verso i suoi destinatari – che vorrebbe convincerci del fatto che abbiamo sbagliato tutto nella valutazione degli eventi in atto e che il mondo prosegue il suo cammino usuale come sempre, una sola riga di riferimento ai seguenti punti:

  • all’imposizione mondiale di un vaccino preparato “in fretta e furia” proprio da quelle gigantesche case farmaceutiche più invischiate con la finanza sovranazionale;
  • al fatto che tale vaccino viene imposto con ogni mezzo e pressione psicologica in assenza di una vera pandemia che giustifichi tale imposizione;
  • al fatto che esistono da sempre cure mediche alternative più efficaci del vaccino stesso, che però vengono occultate, boicottate e a volte perfino proibite a vantaggio della vaccinazione di massa (anzi, di “gregge”);
  • al fatto che i vaccini stiano producendo più morti che il Covid stesso, senza tener conto dell’incalcolabile quantità di danni correlati ai vaccinati;
  • al fatto che è il vaccino stesso la prima causa di contagio (come Israele e Gran Bretagna ben dimostrano), eppure viene imposto come la panacea unica e inevitabile;
  • al fatto che questi vaccini sono stati realizzati durante il corso del virus, cosa che contrasta da sempre con ogni regola basilare del processo vaccinale;
  • al fatto che il vaccino non viene imposto una volta per tutte, ma deve essere ripetuto più volte o, come si comincia a dire in Israele, per sempre, ogni sei mesi;
  • al fatto che a produrlo sono case farmaceutiche che anzitutto hanno provveduto ad assicurarsi l’impunità legale per gli “eventuali” danni ai pazienti sottopostisi;
  • al fatto che contengono grafene e altri metalli che nulla possono avere a che fare con la prevenzione del Covid e moltissimo hanno invece senz’altro a che fare con la prospettiva di una futura immissione di microchip corporali, quale apertamente annunciata da scienziati, ingegneri e politici di fama mondiale (e non da “complottisti no-vax) e già iniziata in alcuni Paesi del Nord Europa;
  • al fatto che altrettanti scienziati e medici di fama mondiale – il cui numero cresce ogni giorno e non esclusi premi Nobel – rimangono del tutto stranamente inascoltati nelle loro ripetute e comprovate denunce contro questo uso di tali sieri genici che con ogni probabilità vaccini non sono e in assenza di un reale pericolo sanitario di massa e in presenza di cure alternative valide.

Ma, soprattutto, abbiamo notato uno strano silenzio, da parte di un cattolico sincero, sul fatto che alcuni di questi sieri, oltre a essere sconosciuti, pericolosi e “sporchi”, sono di certo realizzati tramite l’utilizzo di cellule fetali ricavate da aborti volontari, e in numero tale che senza alcun dubbio presuppongono una vera e propria industria abortista.

Piuttosto che informarci sui talebani e sull’Unione Europea, sarebbe stato utile, proprio ai fini di una valutazione complessiva di quanto sta accadendo nel mondo, tenere presente anche i suddetti aspetti, almeno qualcuno, almeno in parte. Perché se è pur vero che il professor Pereto Rívas ha svolto un ragionamento in linea generale e non nello specifico di ogni problematica connessa, è altrettanto vero però che un giudizio equilibrato ed esauriente sulla scommessa di cui sopra non può prescindere da tutti questi fattori determinanti ai fini della comprensione di quanto accade pubblicamente nel mondo dal marzo del 2020.

I “catastrofisti”, su cui ironizza l’autore, al di là se poi abbiano ragione o torto, basano i loro giudizi proprio sulla comprensione a tutto tondo della situazione attuale: è tutto l’insieme degli accadimenti, dei loro protagonisti, dei loro ispiratori, delle forze più o meno oscure che vi sono dietro, di quelle conosciute, delle decisioni prese in ogni campo, della realtà stessa del virus, che fornisce tutti i necessari parametri per giungere al corretto giudizio.

Poi, certo, si può sbagliare qualcosa, si può esagerare nel catastrofismo e nell’“apocalittismo” (non possiamo negare che in certi casi ciò avvenga), si può tendere a cedere all’attesa di San Michele che fulmina il Figlio della Perdizione (usiamo le ironiche parole dell’autore), ma ciò non toglie che, dall’altra parte della barricata, limitarsi a vedere che siccome San Michele in cielo non si vede, allora è tutto come sempre, sia a dir poco insufficiente a poter essere creduti.

La prospettiva storica

A questo riguardo, per meglio specificare quanto vogliamo dire, non possiamo nascondere che conosciamo un noto sacerdote, qui in Italia, della Tradizione, che sostiene le stesse posizioni del professore argentino, adducendo come soluzione al virus la semplice preghiera, il dovere di Stato e, notate bene, lo smettere di seguire internet (divenuto più diabolico della stessa televisione): ovvero, guarda caso, in perfetta linea unitiva con l’attuale governo, che vuole limitare la libertà di critica su internet (e nelle piazze). Questo sacerdote mi ha testualmente detto che è dalla Baia dei Porci che sente parlare di catastrofi che poi puntualmente non avvengono…

Perché diciamo questo? Perché questo modo di pensare è paradigmatico. Facciamo solo due incontrovertibili esempi.

Nel 1960 (la data della Baia dei Porci), non era ancora nemmeno iniziato il Concilio Vaticano II! Sicuramente, il nostro sacerdote tradizionalista, se fosse stato più in età, in quei giorni avrebbe detto: certo, stanno sbagliando tutto, ma queste cose sono sempre accadute nella Chiesa, e il tempo risistemerà tutto.

Pochi anni dopo, dinanzi ai disordini del Sessantotto, avrebbe detto la stessa cosa sul piano politico-sociale. Momento di crisi, magari anche radicale, ma poi riassorbimento nei meccanismi della storia (ci chiediamo se costoro si rendano conto fino in fondo della deriva hegeliana di un tal modo di pensare).

Oggi, dopo sessant’anni, cosa possiamo dire in tutta onestà? Che il Concilio Vaticano II è stato riassorbito o che ha sfasciato la struttura umana della Chiesa e dissolto la fede? E il giudizio sul Concilio, si poteva davvero limitare agli eventi degli anni 1962-65, o deve essere dato alla luce degli eventi dei decenni successivi?

E del Sessantotto, ne vogliamo parlare? Non siamo forse oggi tutti figli – volenti o nolenti – del Sessantotto e la società odierna non è forse quasi del tutto dissoluta e sovvertita (ovviamente ben prima del Covid) da quegli eventi? Chi avrebbe potuto capirlo fino in fondo nel 1968?

Vogliamo dire che gli eventi storici non si giudicano sull’attualità dei fatti del presente, ma solo nelle loro conseguenze nella società e nell’uomo stesso nel futuro. Come avrebbe mai potuto immaginare san Benedetto ciò che sarebbe derivato dalle sue scelte religiose?

Se anche, per assurdo, l’autore avesse totalmente ragione e stasera a mezzanotte finisse tutto, completamente, in tutto il mondo, e si tornasse magicamente come nel 2019… Ebbene, credete voi che davvero torneremmo tutti come nel 2019? Che tutto quanto accaduto finora non lascerebbe comunque un segno indelebile nel cambiamento dell’uomo e dei poteri che oggi mirano a dirigere l’umanità? Credete voi che questo anno e mezzo sarebbe dimenticato come, solo per un esempio, si trattasse del 1955-56 o 1997-98 o 2005-6? O non pensate piuttosto invece che quella mascherina, quel distanziamento sociale, quello smart-working, quelle regioni colorate, quel Geen Pass, quella sospensione dei diritti costituzionali, quegli aghi imposti nella pelle di centinaia di milioni di persone con sieri genici contaminati, quegli ospedali divenuti luoghi di morte e di rifiuto dei malati, non sarebbero mai più dimenticati e comunque lascerebbero un segno indelebile nella storia umana, non diversamente dal 1968 o, che so, dal 1939-45?

Ma chi di noi crede veramente che sia tutto finito? Quindi, a maggior ragione dobbiamo pensare e giudicare nella lunga prospettiva.

Il quadro generale di tutti gli eventi ci rende edotti sul fatto che se anche non appare ancora san Michele Arcangelo nei cieli, la Rivoluzione Sanitaria esiste, agisce, dissolve e coagula, nel senso che muta per sempre il modo di vivere, pensare, agire degli uomini, ne prepara il passaggio alle fasi gnostiche del post-umanesimo mentale e sociale (magari anche con il monadismo casalingo e lavorativo, con la paura eretta a sistema di vita e governo, con una mascherina che inquina il corpo e induce al silenzio rassegnato) e psicologico e del trans-umanesimo fisico; esattamente come hanno fatto l’ultimo Concilio nella Chiesa e il Sessantotto (che in fondo dà inizio proprio al processo dell’Uomo Nuovo post-umano) nella società.

Dire che siccome il Covid sta finendo e san Michele non c’è vuol dire che tutti noi siamo sognatori catastrofisti, è a dir poco semplicistico e riduttivo. Proprio il fatto che il Covid sta finendo (siamo totalmente d’accordo) dimostra incontrovertibilmente che il Covid è solo un pretesto artificiale per mutare per sempre il mondo e l’uomo in quanto tale. Perché è evidente che tutto sta cambiando intorno a noi e con una radicalità sempre maggiore proprio senza alcuna vera cogente ragione medica, il che rende palese che stiamo perdendo la libertà e la nostra umanità senza una vera causa giustificante, ma come realizzazione di un piano genialmente congegnato.

Inoltre, cosa dire riguardo (altro elemento fondamentale non ricordato nell’articolo) il fatto che non i complottisti o no-vax vari, ma Kamala Harris, Ursula van der Leyen, Biden e altri personaggi non proprio sconosciuti e insignificanti, vanno ripetendo da mesi che è iniziata l’“era delle pandemie”, intendendo che non ne verremo più fuori?

E del fatto che si parli sempre di una fantomatica Agenda 2030? Siamo noi a parlarne o i gestori di questa società? È un nostro parto onirico o si studia pure nelle scuole (e perfino a catechismo)?

E il Grande Reset, siamo così sicuri che sia fallito, come dice l’autore? L’errore più grande che si possa fare a riguardo, è proprio quello di considerarlo come una questione economica. No, l’economia è solo la porta di ingresso di questa pars destruens e pars costruens mondiale. Ma gli scopi sono quelli dell’Agenda 2030. Davvero è tutto finito, o siamo agli inizi?

Siamo così sicuri che il virus stia finendo, o sta solo “mutando” per fare un altro salto qualitativo d’eccellenza verso il trans-umanesimo e il Nuovo Ordine Mondiale?

E rieccoci così alla scommessa.

La vera rassegnazione

Ci siamo dilungati, lo sappiamo, ma crediamo sia necessario chiudere con un’ultima riflessione che riteniamo molto importante.

L’autore non solo parla di “rassegnazione”, ma ha scelto proprio questo concetto come titolo del suo articolo. Nella sostanza: vivete rassegnati alla volontà di Dio senza sognare vendette dal Cielo che non arriveranno.

Ora, è vero che la rassegnazione è una virtù cristiana. Ma in che senso? Nel senso dell’accettazione della Croce che Dio ci dona, tanto a livello personale che sociale. In tal senso, è fuori discussione che dobbiamo essere rassegnati.

Ma la rassegnazione come stile di vita ed esempio di santità, corre sempre il rischio, nella prassi degli uomini, di superare il sottilissimo confine che la distingue dalla sua più vicina confinante (a destra), ovvero la complicità con il male. O, se vogliamo, l’ignavia.

Il rischio di questo stato d’animo è quello del quietismo secentesco, da sempre condannato dalla Chiesa. Che poi diviene, nella pratica della vita quotidiana, accettazione non più della Croce che Dio ci dona ma dell’opera del demonio.

Altrimenti, dovremmo concludere che Costantino fece male a imporsi ai pagani, Teodosio a imporre il Cristianesimo, che i cristiani fecero male a resistere agli islamici e a fare le crociate (ed eccoci all’altro confinante, quello di sinistra, ovvero il modernismo), o a cristianizzare i popoli pagani amerindi, o i vandeani e gli insorgenti fecero male a combattere contro la Rivoluzione francese, i carlisti in Spagna contro il liberalismo prima e l’anarco-comunismo dopo, i Cristeros in Messico contro il totalitarismo massonico, ecc. ecc.

Non stiamo dicendo affatto – sia chiaro – che il professor Rivas affermi tutto questo. Diciamo però che certi atteggiamenti possono condurre, almeno in non poche persone, sacerdoti compresi e non solo quelli modernisti, a esiti pericolosi di quietismo, ignavia, fino all’errore teologico e morale.

Il riduzionismo storico, che peraltro lambisce anche – magari involontariamente – il terreno viscido e melmoso del determinismo storicistico, è la morte della libertà umana. Guarda caso, quella libertà che oggi è l’elemento più in pericolo in assoluto, e tanto disprezzato anche in alcuni ambienti del tradizionalismo cattolico, sotto la falsa accusa fuorviante che si fonda con la incredibile sua confusione con il liberalismo.

Il liberalismo è la morte della libertà dei figli di Dio, ma la libertà dei figli di Dio è il piano stesso di Dio.

Tutti noi che vediamo ciò che sta accadendo nel mondo oggi, possiamo forse errare in qualcosa (chi può prevedere esattamente il futuro?), possiamo essere a volte esagerati, possiamo confonderci in alcuni giudizi, magari esacerbati dagli eventi. Ma certamente siamo coloro che non chinano la testa dinanzi agli esiti ultimi e infernali della Rivoluzione gnostica, liberale ed egualitaria insieme, che si sta attuando giorno dopo giorno nel mondo, in preparazione dell’avvento di colui che deve arrivare.

Non vedremo san Michele Arcangelo fulminare il Figlio della Perdizione? Pazienza. Nessuno di noi infatti pensa di vederlo. Ma saremo pienamente felici sapendo che ci siamo schierati con coloro che preparano la vittoria dell’Arcangelo. Rassegnati alla croce di Dio sì, ma al male mai.

Poi, per tutto il resto, saranno il tempo e la storia i veri giudici terreni di ognuno di noi, come della scommessa cosmica che stiamo vivendo. In attesa del giudizio eterno, cui nessuno sfuggirà.

Perché i giorni che viviamo sono certamente unici nella storia umana. Ma figli dei giorni passati della Rivoluzione.

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