Testimonianze / Il tesoro della Messa antica. 6

Ancora testimonianze da parte di chi ha incontrato sul suo percorso la Messa antica e ne è stato affascinato e trasformato. Contra factum non valet argumentum: valgono di più queste testimonianze che tante discettazioni di liturgisti. Potete inviare i vostri contributi a: venietvide.missa@gmail.com

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Gentile Valli,

sono nato durante il pontificato di san Giovanni Paolo II e quel poco che sapevo sulla Santa Messa “di prima del Concilio” l’avevo appreso da qualche vecchia foto, da alcune scene di film in bianco e nero e dai libri di Guareschi incentrati sul personaggio di don Camillo.

Subendo il fascino per tutto ciò che riguarda il passato, ero curioso di sapere qualcosa di più su quella celebrazione che, pur essendo a me quasi completamente sconosciuta, mi sembrava comunque più solenne e dignitosa di quella alla quale assistevo tutte le domeniche. La curiosità crebbe quando sentii mia nonna dire in occasione di una veglia pasquale che lei non gradì particolarmente: “Quanto era bella una volta la Messa in latino!”. Non dimenticherò mai il modo con cui pronunciò quelle parole.

Nel 2018 cadevano i cinquant’anni dalla morte di Guareschi e i cento dalla sua nascita e stavo cercando su internet informazioni su questa doppia ricorrenza quando “per caso” capitai in un sito in cui c’era un collegamento a una pagina che indicava tutte le località dove si officiava in vetus ordo. Con soddisfazione notai che a pochi chilometri dal mio paese, nel santuario di Campocavallo, tutte le domeniche si celebrava la Santa Messa con il rito di sempre. Ci andai (con in tasca il Messalino che fu di mia nonna) e ne rimasi folgorato. Il sacerdote, i ministranti, i silenzi, l’incenso, l’organo, il canto gregoriano, lo stare in ginocchio, il raccoglimento, la partecipazione rispettosa dei fedeli, quelle parole e quei gesti antichi mi hanno emozionato e gli occhi mi si sono riempiti di lacrime; ogni cosa è rivolta al mistero del Sacrificio che si compie sull’altare. Mai una Messa post conciliare suscitò in me così tante emozioni.

Purtroppo, dopo Traditionis custodes la Chiesa più vicina a casa mia in cui si celebra con il rito antico è quella del Sacro Cuore a Tolentino, ottanta chilometri fra andata e ritorno.

Ma non importa, anzi. Essendo appassionato di montagna, la domenica vado spesso a fare qualche escursione sui monti Sibillini e Tolentino mi è di strada: al mattino le vette dei monti, al pomeriggio le vette dello spirito.

Qualche volta ho portato con me alcuni amici e anche loro sono rimasti affascinati da questa bellezza senza tempo.

Eh sì, mia nonna aveva proprio ragione.

Giovanni

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Gentile dottor Valli,

con grande gioia sento il dovere di testimoniare la mia immensa gratitudine al Signore Gesù per avermi fatto dono della vera Santa Messa, quella cattolica, quella di sempre.

Vi partecipai per la prima volta quattro anni fa, su invito di un amico. Era la festa del Sacro Cuore di Gesù.

Le prime tre volte non provai nulla di particolare e non sentii nulla, anzi il latino mi dava un po’ noia… Poi mi innamorai della Donna più bella del mondo!

Da allora non ho voluto (e potuto) fare altro che lasciarmi attirare dal profumo e dalla bellezza di questa meravigliosa liturgia (la nostra!) e lasciarmi coinvolgere sempre di più, vivendo momenti che mai ho vissuto nella cosiddetta novus ordo.

Una cosa, tra le tante e tante che ingemmano questa meravigliosa liturgia, mi consola e mi scalda profondamente il cuore ogni volta che vi partecipo: vedere il sacerdote tenere pollici e indici uniti durante tutto il tempo in cui tocca la Santissima Eucaristia. Questo semplice gesto è per me così carico di fede, di amore e di rispetto verso la Reale Presenza di Nostro Signore Gesù, che ciò mi consola di tanti oltraggi che ogni giorno si commettono verso di Lui; e mi rende felice, fiero e grato di essere cattolico.

Deo Gratias et Mariae!

Tarcisio Maria

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La prima volta che assistetti alla celebrazione della Santa Messa  di sempre fu grazie all’insistenza di mio padre che da parecchi mesi mi diceva di aver trovato a Genova, la mia città, una chiesa dove veniva celebrata la liturgia antica grazie ad una signora amica di famiglia. Sorpreso e incuriosito da questa notizia, accettai volentieri di accompagnarlo, insieme a mio fratello, una domenica. Era il 2016 ed ero un adolescente che già compiva un percorso cristiano ma al quale mancavano totalmente i tesori della Tradizione liturgica e teologica che la Santa Chiesa aveva custodito per secoli e secoli. Uscito dalla chiesa ero totalmente meravigliato di come un rito così sublime e santo fosse stato sostituito. Tornato a casa, andai subito a documentarmi meglio sulla Santa Messa tridentina e pensai quale ricchezza i fedeli avrebbero perso per sempre se non ci fosse stata  l’opposizione negli anni Settanta da parte di santi sacerdoti e prelati che non accettarono di far scomparire tutto ciò. La maestà, l’ordine e il decoro della celebrazione sono elementi che mi colpirono immediatamente ma studiando e leggendo i documenti della Chiesa e gli scritti dei santi mi resi conto della profondità teologica e spirituale che questa Santa Messa contiene ed esprime. Per me ormai esiste solo questo tipo di celebrazioni avendo abbandonato per sempre la Messa nuova, artificiale e ambigua creata dopo il Concilio Vaticano II. Spero che presto gli uomini di Chiesa possano riappropriarsi della Santa Messa di sempre che ha attraversato i secoli e che rimarrà per sempre.

Filippo

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Giovedì 19 maggio la prossima puntata. Le precedenti sono state pubblicate il 7 aprile, il 14 aprile, il 21 aprile, il 28 aprile e il 5 maggio.

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