Perché la mascherina sopravvive alla fine dell’obbligo di indossarla?

di Wanda Massa

Mi inserisco nel dibattito sul diffuso utilizzo della mascherina sanitaria che sta sopravvivendo alle stesse norme che l’hanno imposta.

La mascherina, più di ogni altro, è diventato il simbolo della sudditanza belluina alle imposizioni del governo, anche le più infondate e irrazionali. È ormai ampiamente documentata la sua inutilità e i danni che comporta per la salute psicofisica soprattutto tra i più giovani. Il nostro ministero della Salute non è stato in grado di apporre uno straccio di motivazione scientifica per giustificare il prolungamento dell’imposizione dell’umiliante bavaglio in ambiente scolastico. Lo ha dichiarato per iscritto Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione sanitaria, affermando candidamente che il ministero della Salute “non è in possesso della documentazione” sui rischi e benefici delle mascherine per i bambini. La lettera è stata mostrata nella trasmissione Fuori dal coro, diretta dal giornalista Mario Giordano. Eppure, contro ogni ragionevolezza, in molti continuano a circolare mascherati anche laddove non sussiste più l’obbligo, ma soltanto un’insensata “raccomandazione”.

È la prova più sconvolgente del mutamento antropologico prodotto dalle tecniche di condizionamento di massa, diffuse sui media mainstream in modo ossessivo e capillare, da oltre due anni. Se incrociare persone imbavagliate per strada o nei negozi è piuttosto comune per quanto penoso, nelle Chiese cattoliche è la regola. E questa situazione è molto più che penosa, è tragica e per alcuni aspetti anche blasfema. È semplicemente devastante constatare che l’umiliante bavaglio sia diventato la condizione per assistere alla Santa Messa, una sorta di battesimo politicamente corretto. Non è possibile assistere al Sacrificio di Gesù Cristo, Verità incarnata, indossando questo odioso simbolo dell’inganno globalista. Non è accettabile neppure il compromesso di quanti la portano come sottogola o sottonaso, in nome di una malintesa obbedienza o rispetto verso le altrui sensibilità. Piuttosto, entrare in Chiesa a volto scoperto, senza ostentazione, ma con naturalezza, è un atto di carità nei confronti di quanti altrimenti non troverebbero il coraggio di deporre quell’inutile bavaglio. Non ultimi gli stessi sacerdoti.

Nell’epoca profetizzata da Chesterton in cui difendere l’ovvio è un atto controrivoluzionario non c’è posto per la mediocrità. In un certo senso questi sono tempi eroici e da sempre il Catechismo e l’esempio dei Santi, testimoni viventi della Libertà dei figli di Dio, ci ricordano il valore dell’eroismo e il pericolo del rispetto umano per raggiungere l’unico obiettivo che realmente conta: la salvezza delle nostre anime.

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