La moneta vaticana pro vaccino / Ma che cosa c’è da celebrare?

È molto difficile non restare ancora una volta sconcertati di fronte alla notizia che la Città del Vaticano, tra le nuove monete da poco emesse, ha deciso di inserirne una che raffigura un giovane in fase di vaccinazione.

Il nuovo set è composto da otto monete che ne includono una d’argento, da 20 euro, raffigurante un giovane al quale viene fatta un’iniezione in un braccio. Tutti e tre i personaggi (l’infermiere, il giovane, il medico) indossano la mascherina.

La moneta in sé non dice se il vaccino in questione sia quello contro il Covid, ma la descrizione ufficiale parla chiaro: “La moneta d’argento da 20 euro, disegnata da Chiara Principe, è dedicata a un tema attuale che è molto vicino a Il cuore di papa Francesco: le cure per contrastare la pandemia e la necessità di essere vaccinati”

“Il Santo Padre – prosegue la spiegazione – ha più volte sottolineato l’importanza della vaccinazione, ricordando che la cura della salute è “un obbligo morale” ed è importante “proseguire lo sforzo per immunizzare anche i popoli più poveri”.

In totale, il set costa 180 euro.

La scelta di uscire con questa moneta appare quanto meno avventata nel momento in cui in tutto il mondo si segnalano gravi effetti collaterali, tra i quali lesioni permanenti e morte, legati ai vaccini Covid. E che dire della propaganda vaccinista volta a negare il fondamentale diritto della persona di decidere se sottoporsi o meno a un trattamento sanitario in mancanza di dati certi sulla sua efficacia e sicurezza?

Le monete emesse dal Vaticano hanno sempre uno scopo commemorativo e celebrativo, ma in questo caso che cosa c’è da celebrare? Forse il fatto che i principali “vaccini” anti-Covid sono stati elaborati utilizzando cellule fetali? O forse il fatto che per molti credenti l’adesione di Bergoglio alla propaganda vaccinista ha reso difficile o impossibile vedersi riconosciuta l’esenzione per motivi religiosi? O forse il fatto che i non vaccinati sono stati sottoposti a regimi segregazionisti e pesantemente discriminatori?

Circa il diffuso desiderio di punire i non vaccinati, ecco una testimonianza che Duc in altum ha ricevuto proprio in questi giorni.

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di Flavio Rozza

Se da un lato i numeri ci dicono che il Covid può essere derubricato a normale influenza, dall’altro assistiamo al permanere di atteggiamenti ostili e discriminatori nei confronti dei non vaccinati. Anche nel mondo del lavoro, ancora oggi, si riscontra un incomprensibile desiderio di punire chi – per le più svariate ragioni – ha scelto di non aderire, o quanto meno differire, l’adempimento vaccinale.

La mia storia, semplice ma emblematica, ne è la riprova.

Dopo aver vinto, nelle scorse settimane, un concorso per passare in mobilità come assistente sociale presso l’Asst – Bergamo Est (ovvero un’azienda sociosanitaria), mi sono presto imbattuto nella richiesta – da parte della medesima azienda – di attestare l’avvenuta triplice vaccinazione.

Vaccinazione alla quale, non rientrando fino ad ora nelle categorie soggette ad obbligo, non mi ero ancora sottoposto.

Posizione sanabile? A mio avviso sì, ma per l’Asst bergamasca non essersi fatti inoculare il tanto decantato siero fino ad oggi deve essere parso una sorta di peccato mortale. Per cui: niente vaccino, nessuna assunzione.

Tra l’altro in pochi mesi ho contratto due volte il Covid e, stando alle vigenti normative, essendo guarito proprio in questi giorni, avrei avuto diritto a posticipare la vaccinazione di tre mesi. Ma alla richiesta di poter sanare appena possibile la situazione, la risposta, messa nero su bianco dal responsabile del personale, è stata “picche”. In tempi di Covid, purtroppo, anche le norme vengono con facilità accantonate per far spazio a posizioni ideologiche, che molto spesso conducono a fastidiose discriminazioni.

Aggiungo un dettaglio: le graduatorie dei concorsi valgono di norma due anni, mentre il requisito della vaccinazione obbligatoria è transitorio e scadrà il prossimo 31 dicembre. Ciò nonostante, l’Azienda sociosanitaria di Bergamo ha deciso non di posticipare la mia assunzione, ma di estromettermi dalla graduatoria. Probabilmente perché sono reo, agli occhi della Direzione generale, di non aver mostrato in passato fede indiscussa nella “scienza”.

Oltre a tanta delusione, mi rimane una profonda amarezza nel constatare un clima di persistente avversione nei confronti dei non vaccinati e la voglia di colpire chi ha fatto tale scelta. Fino a quando durerà questo obnubilamento ideologico?

 

 

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