Il papa e Cuba. L’opposizione esprime indignazione e sconcerto

di Giuseppe Rusconi

Rossoporpora

Che cosa è successo a Cuba l’11 e 12 luglio 2021? Per la prima volta dal 1994 (manifestazione del Malecon a l’Avana) decine di migliaia di persone erano scese in piazza (e stavolta in tutta l’isola) per protestare contro la dittatura comunista. Le ragioni? La politica repressiva del regime e le condizioni economiche, sanitarie e sociali del Paese, in particolare per la scarsità di cibo, medicine, corrente elettrica.

La reazione del potere si era subito concretizzata nelle parole del presidente Miguel Diaz-Canel (successore dal 2018 di Raul Castro) che aveva chiamato i suoi fedeli comunisti alla mobilitazione generale di piazza (“Le strade appartengono ai rivoluzionari”) per difendere “l’ordine costituzionale e la stabilità” della repubblica. In realtà erano intervenute soprattutto le forze speciali di polizia (Boinas negras) e la famigerata polizia segreta (la Seguridad de l’Estado) che avevano disperso i manifestanti con gas lacrimogeni, manganellate e aggressioni fisiche, arrestandone centinaia già l’11 luglio. Grazie alla confisca dei cellulari e alle minacce (anche sotto forma di tortura, perfino su ragazzi dai 13 ai 17 anni, come ha denunciato l’associazione Prisoners defenders) l’apparato repressivo di regime aveva poi fermato e incriminato diverse altre migliaia di manifestanti. Alla fine di giugno 2022 nelle carceri era ancora rinchiuso un migliaio di prigionieri politici (in larga parte in ragione dell’11 luglio 2021). Centinaia le condanne fondate su processi manipolati, come risulta dalla documentazione in mano a Prisoners defenders. Arrestati alcuni degli attivisti più noti, arrestati o oggetto di intimidazioni ricorrenti anche alcuni sacerdoti cattolici o pastori protestanti: tra gli altri padre Rolando Montes de Oca, padre Alberto Reyes, suor Nadieska Almeida.

Per il primo anniversario delle grandi manifestazioni dell’anno scorso, la Seguritad ha come d’abitudine impedito preventivamente a centinaia di attivisti di muoversi da casa o li ha fermati per qualche giorno. Qualcuno è comunque riuscito a scendere in piazza, com’è accaduto a Pinar del Rio e si sono risentite le pentole della protesta.

Con tale situazione interna, lo stesso 11 luglio 2022 è stata pubblicizzata un’intervista a papa Francesco fatta da Valentina Alazraki di Televisa (messicana) e da Maria Antonieta Collins di Univision (statunitense). Le due intervistatrici hanno tra l’altro posto al Papa domande su Cuba e anche sui rapporti con gli Stati Uniti.

La risposta di Jorge Mario Bergoglio? “Voglio molto bene al popolo cubano. Gli voglio molto bene e ho buone relazioni umane con il popolo cubano. E nel contempo, lo confesso, con Raul Castro ho una relazione umana. Sono stato molto contento quando si riuscì a sottoscrivere questo piccolo accordo con gli Stati Uniti, che il presidente Obama ha voluto in quel momento e Raul Castro lo accettò. Un buon passo avanti, ma ora si è fermato. Aggiungo che in questi momenti si sta sondando attraverso il dialogo la possibilità di ulteriormente avvicinare le due nazioni. Cuba è un simbolo, Cuba ha una grande storia, io mi sento molto vicino anche ai vescovi cubani”.

Il regime festeggia

Le considerazioni bergogliane hanno entusiasmato il regime. “Cuba è un simbolo – ha evidenziato Gerardo Hernandez, coordinatore nazionale dei Comitati di Difesa della Rivoluzione –. Il mondo ha bisogno di molti uomini come papa Francesco. Che cristiano e che persona eccezionale! Sempre avendo come obiettivi verità e pace”. Anche Granma, l’organo ufficiale del Partito comunista cubano (l’unico permesso), ha sprizzato gioia immediata da tutte le colonne, sotto il titolo: “Papa Francesco: Cuba è un simbolo e ha una grande storia”. E rilevando tra l’altro: “Le risposte di Francesco sono state di appoggio al governo e al popolo cubano”.

Insomma, neanche un accenno alle sofferenze del popolo cubano, alle proteste di massa e alla loro repressione violenta. Del resto Francesco già nel settembre del 2015 in visita apostolica a Cuba (ricordate Raul Castro? “Se il Papa continua così, entrerò nella Chiesa cattolica”) aveva snobbato il dissenso, prendendolo addirittura e spudoratamente in giro nelle risposte date in aereo ai giornalisti del volo papale.

La conferenza stampa aerea del 2015

Vale la pena di riprodurre quanto scrivevamo a tal proposito, riferendo della risposta di Francesco nella conferenza stampa sul volo Santiago de Cuba – Washington: “Se Lei desidera che le parli ancora di dissidenti, le posso dire qualcosa di molto concreto. Prima di tutto era ben chiaro che io non avrei dato alcuna udienza, perché hanno chiesto udienza non soltanto i dissidenti, ma anche persone di altri settori, compresi diversi capi di Stato (leggi: la presidenta argentina Kirchner, già ricevuta molte volte a Santa Marta. NdR). No, io sono in visita nel Paese e solamente questo. Non era prevista alcuna udienza; né con i dissidenti né con altri. Secondo: dalla Nunziatura ci sono state chiamate telefoniche con alcune persone, che fanno parte di questo gruppo di dissidenti… Il compito del Nunzio era quello di comunicare loro che con piacere, al mio arrivo alla Cattedrale per l’incontro con i consacrati, avrei salutato quelli che erano lì. Un saluto. Questo sì, è vero… Ma visto che nessuno si è presentato nei saluti (per caso non sono stati arrestati dalla Seguritad castrista mentre si avviavano all’appuntamento?, NdR), non so se c’erano o non c’erano. Io ho salutato tutti quelli che erano lì. Soprattutto ho salutato i malati, coloro che erano in sedia a rotelle… Ma nessuno si è identificato come dissidente (lecito chiedersi: a parte la carenza di informazioni – non difficili da procurarsi considerate le notizie apparse nei mass-media internazionali, specie in quelli di lingua spagnola – è errata l’impressione che, in questa visita, i dissidenti, spesso cattolici praticanti perseguitati dal regime perché chiedono libertà religiosa, di opinione, cambiamenti in senso democratico delle istituzioni cubane, non siano stati minimamente considerati, e ringraziati per la testimonianza cristiana offerta quotidianamente, da papa Francesco? Per quali motivi? Se fossero di prudenza diplomatica, ciò significherebbe che il clima è ancora pesante e che il regime non è poi così decisamente avviato sulla via del riconoscimento della libertà religiosa, come sbandierato anche da esponenti della Chiesa cubana… Ha dichiarato all’emittente NB6 un uomo del regime, l’ex presidente dell’Assemblea nazionale cubana Ricardo Alarcon: “Credo che il Papa sia un uomo molto occupato e che abbia cose molto più importanti che servire i media statunitensi. Immagino che sia troppo occupato per perdere tempo con persone e argomenti che non sono importanti”. Domande conclusive: se papa Francesco ha dedicato quaranta minuti a Fidel Castro, personalità politica di rilievo, ma anche oppressore spietato, non avrebbe potuto trovare uno spazio da pastore per incontrare chi prova giornalmente e dolorosamente sulla sua pelle – ad opera del regime castrista – che cosa significa voler essere cattolico e cittadino autentico? I dissidenti cubani non sono forse parte a pieno titolo della categoria evangelica dei poveri, sofferenti, emarginati che sta nel cuore del Papa?, NdR)

Alcune considerazioni di dissidenti cattolici

È evidente che le risposte date dal Papa su Cuba e pubblicizzate proprio l’11 luglio 2022 hanno suscitato sconcerto e indignazione nell’opposizione, che già di per sé conta molti cattolici nei suoi ranghi, e anche in molti altri cittadini cubani (compresi altri cattolici fin qui generalmente remissivi).

Riportiamo alcuni commenti particolarmente interessanti.

Leonardo Fernandez Otano (storico, salutò Francesco in nome dei giovani cattolici cubani nel 2015): “Santità, hai parole e dichiarazioni che addolorano più della repressione. Ascolta le madri dei giovani incarcerati dell’11 luglio e non invece i potenti, Lo dobbiamo al Vangelo. Ricorda il Magnificat. Dimmi, padre, che fare con la sofferenza delle famiglie dell’11 luglio”.

Jorge A. Nunez Hernandez (membro dell’Istituto Jacques Maritain di Cuba, autore di Jacques Maritain y el humanismo cristiano para Cuba): “Stiamo attraversando il momento peggiore della nostra storia e il popolo cubano ha bisogno di orientamento, accompagnamento e aiuto, di ascoltare la Verità in un linguaggio retto e chiaro. (…) In mezzo a un panorama tanto desolante, le parole di papa Francesco sono state francamente sconcertanti. Sono in disaccordo con il Santo padre. Non credo che Cuba, negli ultimi sei decenni, sia un simbolo positivo per nessuno. (…) È un simbolo di ciò che è rimasto di un Paese quando la politica si fonda sulla paura, la menzogna e la repressione (…) È un simbolo del disastro che provoca un’ideologia che ha cercato di eliminare dall’orizzonte esistenziale delle persone l’idea sacra della propria dignità (…) È un simbolo del danno che causa un’ideologia quando vuole soppiantare Dio. È un simbolo del potere acquisito dai politici quando controllano, con il pugno d’acciaio, i media di comunicazione e negano qualsiasi forma di opposizione e dissidenza. Il Santo Padre ha bisogno delle nostre preghiere. Che lo Spirito Santo lo illumini così che si apra alla realtà del popolo cubano”.

Rosa Maria Payá. La figlia di Oswaldo Payá, fondatore del Movimiento Cristiano de Liberacion, morto il 22 luglio 2012 in un incidente stradale dai contorni molto strani, era stata ricevuta in udienza da papa Francesco per una ventina di minuti – con la madre Ofelia Acevedo e i fratelli Oswaldo e Reinaldo – il 14 maggio 2014. Ne avevamo dato notizia in tempo reale e quella mattina Rosa Maria ci aveva detto di aver trovato il Papa molto attento a quanto esposto sulla situazione a Cuba. La famiglia Payá per le continue minacce ricevute era stata poi costretta all’esilio, a Miami, come tanti altri esuli cubani. E da lì l’oggi trentatreenne Rosa Maria, fondatrice dell’associazione “Cuba decide”, ha proseguito e prosegue instancabile, con continue iniziative, la battaglia per una Cuba libera e democratica, che offra a tutti pari dignità e opportunità.

Anche Rosa Maria Payá, a otto anni dall’udienza papale considerata con tanta speranza, è però sconcertata e indignata dalle risposte date da Jorge Mario Bergoglio a Televisa-Univision: “Sono dichiarazioni lamentevoli e dolorose, che lasciano indifeso il popolo cubano, i prigionieri politici e le loro famiglie e che abbandonano le giuste aspirazioni di pace, di libertà, di giustizia sociale e di democrazia del popolo cubano”. In effetti “il regime cubano è certo un simbolo, ma di superbia, avidità, scristianizzazione, morte. Il popolo cristiano dell’isola è scandalizzato dalle espressioni di amicizia con uno dei rappresentanti di questa dittatura assassina, assassina di tanti cubani, assassina di mio papà. Sono dichiarazioni ingiuste per tanti religiosi, religiose, sacerdoti e laici che, come diceva mio padre, stanno vivendo la carità accompagnando il popolo cubano nel suo cammino verso la liberazione”.

Fonte: rossoporpora.org

 

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