Dibattito / Per chi votare? No all’astensione, sì a una forza anti-sistema

Cari amici di Duc in altum, prosegue con toni vivaci e ampia partecipazione il confronto su chi votare alle prossime elezioni politiche. Dopo l’articolo di Paolo Deotto che ha dato inizio al dibattito (qui), la risposta di Mario Adinolfi (qui) e una sintesi dei messaggi ricevuti (qui), ecco un nuovo contributo. Lo firma un affezionato lettore.

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di Fabio Battiston

La possibilità di dare una risposta credibile al quesito posto da Deotto si basa anzitutto sulla necessità di individuare chiaramente gli avversari (ma forse è meglio dire “i nemici”) che sostengono idee, posizioni e piattaforme politico-etico-culturali antitetiche a quelle di coloro che, abitualmente, seguono Duc in altum. Da questo processo discende, quasi naturalmente, l’identificazione di quel partito, o di quell’alleanza, in grado di contrastare efficacemente il progetto avverso proponendo al contempo alternative credibili. Se questo interlocutore politico esiste ed è potenzialmente in grado di governare tanto meglio, altrimenti si deve “ripiegare” su quelle forze realmente capaci di una opposizione anti-sistema.

Lo scenario che abbiamo di fronte è a mio avviso molto chiaro: il nostro avversario/nemico – non certo da oggi ma dall’inizio di questo disgraziato terzo millennio – ha un nome ben preciso ed è estremamente potente e pervasivo: l’Occidente. Esso è filosoficamente e culturalmente sostenuto da ciò che oggi è definibile come pensiero unico post-modernista (ateo, relativista, neopagano, ecologista, mondialista) che ne stabilisce anche gli obiettivi strategici, finalizzati a modellare una società finalmente libera dalla fastidiosa presenza di Dio. I poderosi strumenti che quest’Occidente utilizza ai suoi fini sono da tempo davanti a noi, chiarissimi nella loro mostruosità; eccone una breve sintesi:

  • l’Unione europea global-multietnica, e le sue armi economico-finanziarie (euro, Bce, spread, direttive Pnrr, eccetera);
  • i movimenti della religione ecologico-panteista, finalizzati alla creazione di nuovi e opprimenti modelli di società in cui élite sempre più ristrette di borghesie ricche impoveriscono masse via via più consistenti di ceti medi in via di dissolvimento;
  • la Nato, ex presidio a difesa della libertà e democrazia, oggi divenuta la più mostruosa macchina da guerra che – con le sue ultraventennali provocazioni successive alla caduta del blocco sovietico – sta portando il mondo alle soglie di conflitti di cui nessuno potrà garantire il controllo. Una Nato plasticamente simbolo dei nuovi Stati Uniti d’America, ormai preda del radicalismo “liberal” e dei suoi simboli e movimenti para-nazisti (Black Lives Matter, Mee too, Woke, Cancel Culture, eccetera).

È interessante notare (e qui veniamo alla parte più coinvolgente il mondo cattolico oggi dominante) come tutti gli strumenti sin qui descritti possano essere ben rappresentati da tre donne, tre lugubri mostriciattoli al servizio del Nuovo Ordine Mondiale; le cito in rigoroso ordine alfabetico: Pelosi Nancy, Thunberg Greta e von der Leyen Ursula. Ebbene, ciascuna di esse ha trovato tempi e modi per essere omaggiata dal signor Jorge Mario Bergoglio e dai suoi accoliti. Sì, proprio lui, il novello Seyss-Inquart (o Quisling se più vi piace), gestore di una oramai chiesa-fantoccio perennemente inginocchiata davanti al pensiero unico e alle Nazioni Unite con la loro nazi-agenda 2030. Il padre Jorge che impartisce la Santa Comunione alla Pelosi, paladina dell’aborto al nono mese e che accoglie festosamente in San Pietro la pupazza ecologista svedese. Greta e la Pachamama, simboli pagani della “conversione ecologica”, nuovo dogma di un luciferino pontificato senza più freni. E infine la kapò di Bruxelles, chiamata a pronunciare all’Università Cattolica di Milano la solenne prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2021-22.

È su questo scenario, io penso, che un credente ancora sensibile al richiamo della triade Dio (e al Depositium Fidei che poggia su Tradizione, Scritture e Magistero), Patria (identità, sovranità e cittadinanza) e Famiglia (i valori di una tradizione inestinguibile) deve decidere se e per chi esprimere il proprio voto. A tale riguardo io la penso così: metto immediatamente da parte, per ovvii motivi, la coalizione di Sinistra (o quel che ne resta). Per quanto riguarda un eventuale – e per ora ipotetico – Centro e la coalizione di Destra il discorso è pressoché identico. Nessuno di essi ha mai proposto un concreto progetto politico che potesse mettere minimamente in discussione l’appartenenza italiana a questo Occidente e alle sue lugubri organizzazioni economiche, culturali, militari ed ambientali. Si può anzi affermare senza tema di smentita che le principali coalizioni che si confrontano (sic!) urlano all’unisono un concorde sì all’Europa, all’euro, alla Nato e, con poche e sporadiche eccezioni, alla funerea gestione sanitaria Covid e alle relative misure vacciniste di stampo nazi-bolscevico. Stendo poi un velo pietoso sui famosi valori non negoziabili. Vi risulta che il trio Meloni, Salvini, Berlusconi abbia mai proposto l’abolizione della legge 194 rubricando l’aborto, come reato, a omicidio volontario premeditato? O che abbia in animo di abolire le mostruose leggi lgbtq in vigore? E allora? Nessun dubbio per quanto mi riguarda. Dico un no deciso, in questa occasione, a qualunque forma di astensione o annullamento della scheda. Di fronte alla squallida ugualità delle forze in campo scelgo di appoggiare una delle diverse proposte anti-sistema (sempre che questo regime, tutelato dal Grande Inquisitore quirinalizio, consenta a tali forze di presentarsi). Tra di esse ho deciso di optare per Italexit che, fra tutte, mi pare quella meglio attrezzata per superare lo sbarramento elettorale previsto. Deotto, nel suo articolo, ha manifestato perplessità circa la linea politica di Paragone in tema di valori e famiglia; mi pare tuttavia che in questi mesi il deputato varesino abbia invece particolarmente insistito sulle tematiche antieuropee e sanitarie che trovo molto vicine a tutte le analisi che ho proposto in questo scritto. È innegabile che Alternativa per l’Italia, del duo Adinolfi-Di Stefano, sia in grado di presentare una proposta ancor più vicina ai nostri desiderata; tuttavia alcune precedenti esperienze elettorali hanno dimostrato lo scarsissimo seguito generato da Adinolfi nel suo potenziale bacino elettorale. Al di là della scelta, il mio appello è a schierarsi e occorre farlo con energia e trasparenza. Chiudo citando Julius Evola. Egli non è tra i miei principali intellettuali di riferimento, tuttavia, quando non ha offeso la sua intelligenza parlando di Dio e della fede, ha concepito idee sovente condivisibili: “Portarsi non là dove ci si difende, ma là dove si attacca”.

Buon voto a tutti.

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