Lettera / Ecco come e perché Ratzinger fu un campione del modernismo

Cari amici di Duc in altum, so bene che tra i lettori del blog ci sono tante persone sinceramente affezionate a Benedetto XVI.  Del resto, io stesso lo sono. Non è quindi per mancanza di rispetto, né tanto meno per accrescere una confusione che è già grande, se decido di pubblicare questa lettera. Semplicemente ritengo che con la morte di Joseph Ratzinger si sia conclusa una fase e che ora sia il tempo delle analisi spassionate. Analisi che magari provocano in noi sconcerto e anche sofferenza, e tuttavia sono necessarie per capire in che modo si è arrivati al punto in cui siamo. Naturalmente, come sempre, siete tutti invitati a intervenire, con le vostre valutazioni e opinioni, scrivendo a blogducinaltum@gmail.com

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di Antonio Polazzo

Caro Aldo Maria Valli,

come hanno fatto in tanti, anch’io in questi giorni ho pensato alla vita che Joseph Ratzinger ha trascorso quaggiù, da poco conclusa, e subito dopo (tutt’altro che come giudice) alla sua eternità.

Alla luce della sua vita pubblica, la cosa che più mi addolora è di non aver notato da parte sua il minimo gesto che, magari anche solo indirettamente o condizionatamente o “di lontano”, esprimesse una pubblica ritrattazione o pentimento per tutto quello che egli ha pubblicamente fatto contro la fede.

Questa circostanza mi avrebbe addolorato ancor di più se, come molti pensano (contrariamente a quello che penso io, sono sincero), assieme a tante opere contro la fede cattolica altrettante ne avesse compiute per il bene di essa (parlo sempre e soltanto della sua vita pubblica e dunque del suo pensare e agire pubblico).

Mi addolora, ma in fondo non mi meraviglia se è sempre valido il vecchio detto “come si vive così si muore”.

Mi sono chiesto quanta luce abbia potuto concedere alla sua vita spirituale quel modernismo che, a considerare ancora le sue azioni pubbliche, lo aveva divorato e che lo accomuna a Bergoglio, Wojtyla e Montini, oltre che, assieme alla elevatezza intellettuale, a Küng e a tanti “giganti” della rivoluzione: Congar, Rahner, Chenu, Martini, ecc.

Ma ovviamente non ho risposta, perché sul punto è davvero difficile, se non impossibile, sul piano dei fatti conoscere come stessero le cose, nessuno di noi avendo accesso ai luoghi più intimi del cuore degli altri uomini.

Quali sono le cose che Joseph Ratzinger avrebbe fatto contro la fede? L’elenco sarebbe lunghissimo e penso quasi impossibile da realizzare in modo completo data l’importanza e la centralità dei ruoli che per molti anni Ratzinger ha avuto nella religione del Novus Ordo, ossia nel contesto della cosiddetta “chiesa conciliare”, cioè “del Vaticano II”, di cui è stato incontrovertibilmente uno dei grandi fautori.

Posso fare qualche esempio per far capire cosa intendo. Da semplice fedele a semplice fedele. Ma penso che gli esempi potrebbero davvero essere centinaia. Andrò cronologicamente a casaccio.

– Certamente, prima di ogni altra cosa, mi riferisco alla sua incondizionata approvazione e al relativo insegnamento come “vescovo” e poi come “papa” delle eterodosse dottrine del Vaticano II (ad esempio in materia di libertà religiosa) e del Novus Ordo Missae, che può definirsi la “messa del concilio” o, come la chiamava monsignor Lefebvre, la “messa di Lutero”. La “materia” è un classico del tradizionalismo e non mi pare questo il luogo adatto per dilungarmi al riguardo. Qui semmai vale la pena ricordare: a) che Joseph Ratzinger, in qualità di perito di sensibilità notoriamente progressista del cardinale Frings, fu uno dei protagonisti in negativo del concilio avendo alacremente lavorato per rivoluzionare la Chiesa; b) che egli stesso ha affermato che la Costituzione pastorale del Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo [Gaudium et Spes] “è (insieme ai testi sulla libertà religiosa [Dignitatis humanae] e le religioni del mondo [Nostra Aetate] una revisione del Sillabo di Pio IX, una specie di Contro-Sillabo[1]; c) che il medesimo Ratzinger ha riconosciuto di non essere mai cambiato da allora[2].

– Prendendo spunto dall’intervista che Lei, Valli, ha fatto al vecchio collega di Ratzinger, il professor Hans Küng (qui), ricordo poi la cooperazione di Ratzinger allo smantellamento del Sant’Uffizio. Dice Küng:

Durante il Concilio fummo entrambi in prima linea con la maggioranza progressista, contro le tendenze conservatrici della curia romana. Fu proprio Ratzinger a scrivere il discorso con cui il cardinale Frings di Colonia chiese con forza la riforma del Sant’Uffizio ricevendo alla fine un applauso fragoroso”. Non mi risulta, del resto, che Ratzinger si sia mai prodigato in direzione contraria a quello smantellamento.

– Qualunque fedele può riconoscere l’incompatibilità tra la fede cattolica e l’Incontro interreligioso di Assisi del 1986. Ecco alcune parole di Benedetto XVI in commemorazione del ventesimo anniversario di quello storico evento:

Ricorre quest’anno il ventesimo anniversario dell’Incontro Interreligioso di Preghiera per la Pace voluto dal mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, il 27 ottobre 1986, in codesta Città di Assisi. A tale incontro, com’è noto, egli invitò non solo i cristiani delle varie confessioni, ma anche esponenti delle diverse religioni. L’iniziativa ebbe larga eco nell’opinione pubblica: costituì un messaggio vibrante a favore della pace e si rivelò un evento destinato a lasciare il segno nella storia del nostro tempo. […] Tra gli aspetti qualificanti dell’Incontro del 1986, è da sottolineare che questo valore della preghiera nella costruzione della pace fu testimoniato da esponenti di diverse tradizioni religiose, e ciò avvenne non a distanza, ma nel contesto di un incontro. In questo modo gli oranti delle varie religioni poterono mostrare, con il linguaggio della testimonianza, come la preghiera non divida ma unisca, e costituisca un elemento determinante per un’efficace pedagogia della pace, imperniata sull’amicizia, sull’accoglienza reciproca, sul dialogo tra uomini di diverse culture e religioni[3].

– In diverse occasioni Ratzinger ha predicato una erronea dottrina sulla libertà religiosa inconciliabile con quella proposta dalla Chiesa. Una di queste occasioni è stato il Discorso tenuto il 28 novembre 2006 presso la nunziatura apostolica di Ankara in Turchia per l’Incontro con il corpo diplomatico presso la Repubblica di Turchia:

È compito delle Autorità civili in ogni Paese democratico garantire la libertà effettiva di tutti i credenti e permettere loro di organizzare liberamente la vita della propria comunità religiosa. Ovviamente, mi auguro che i credenti, a qualsiasi comunità religiosa appartengano, continuino a beneficiare di tali diritti [diritto alla libertà di culto e alla libertà di coscienza], nella certezza che la libertà religiosa è una espressione fondamentale della libertà umana e che la presenza attiva delle religioni nella società è un fattore di progresso e di arricchimento per tutti. […] Sicuramente, il riconoscimento del ruolo positivo che svolgono le religioni in seno al corpo sociale può e deve spingere le nostre società ad approfondire sempre di più la loro conoscenza dell’uomo e a rispettarne sempre meglio la dignità, ponendolo al centro dell’azione politica, economica, culturale e sociale[4].

– È assai noto, come si può verificare dalle immagini, dai telegiornali e dalle note di agenzia dell’epoca[5], che durante il viaggio in Turchia del 2006 Benedetto XVI visitò a Istanbul la Moschea Blu dove, una volta posta la mano sul libro di preghiere islamiche mostratogli dall’imam, pregò assieme a lui a piedi scalzi con il volto rivolto verso La Mecca.

– Nel 2006, in riferimento ad una citazione dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo (“Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”) ha affermato:

Questa citazione, nel mondo musulmano, è stata presa purtroppo come espressione della mia posizione personale, suscitando così una comprensibile indignazione. Spero che il lettore del mio testo possa capire immediatamente che questa frase non esprime la mia valutazione personale di fronte al Corano, verso il quale ho il rispetto che è dovuto al libro sacro di una grande religione[6].Nel Discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2006 dichiarò: “La visita in Turchia mi ha offerto l’occasione di illustrare anche pubblicamente il mio rispetto per la Religione islamica, un rispetto, del resto, che il Concilio Vaticano II (cfr Dich. Nostra Aetate, 3) ci ha indicato come atteggiamento doveroso[7].

– Nel Discorso presso la sala del Capitolo dell’ex convento degli Agostiniani di Erfurt, il 23 settembre 2011, in occasione dell’Incontro con i rappresentanti del consiglio della “chiesa evangelica in Germania” elogiò Lutero e, addirittura, disse:

Il pensiero di Lutero, l’intera sua spiritualità era del tutto cristocentrica: “Ciò che promuove la causa di Cristo” era per Lutero il criterio ermeneutico decisivo nell’interpretazione della Sacra Scrittura. Questo, però, presuppone che Cristo sia il centro della nostra spiritualità e che l’amore per Lui, il vivere insieme con Lui orienti la nostra vita[8].

-Penso sia stato un gesto contrario alla fede cattolica anche quello di voler raffigurata nel personale stemma papale la Mitria vescovile anziché la Tiara (simbolo della potestà papale). Chiunque concordi sul fatto che nelle cose della fede la forma è sostanza (non soltanto quando la forma è “rimossa” da Bergoglio, ma anche quando è “rimossa” da Ratzinger), potrà riconoscere che questo fu un gesto nel segno della dottrina della collegialità proposta dal Vaticano II contro le prerogative del papato, in continuità col gesto altamente simbolico di Paolo VI di deposizione della Tiara (1964) e, in qualche modo, anche con quello di Francesco di collocare nell’annuario pontificio il titolo di Vicario di Cristo tra i titoli storici.

– L’8 aprile 2005 il cardinale Ratzinger diede pubblicamente la comunione al protestante Frère Roger Schutz, fondatore della comunità di Taizé. Si tratta oltre che di una immagine orribile agli occhi della fede anche di un fatto profondamente “rivelatore” (si fa per dire, in relazione a chi ancora si ostina a non voler vedere chi fosse Ratzinger) del modo di pensare di Joseph Ratzinger.

La comunità di Taizé, che si trova in Francia, è composta di “fratelli” provenienti da varie sette cristiane ed è un esempio preclaro del falso ecumenismo condannato dalla Chiesa. Nel 1982 Ratzinger scrisse di Taizé: “Taizé has been, without a doubt, the leading example of an ecumenical inspiration […] Similar communities of faith and of shared living should be formed elsewhere […]”[9].

– Nel 2008 elogiò quello degli Stati Uniti d’America come buon modello di laicità: “Quanto trovo io affascinante negli Stati Uniti è che hanno incominciato con un concetto positivo di laicità, perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle Chiese di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che aprisse possibilità a tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così è nato uno Stato volutamente laico: erano contrari ad una Chiesa di Stato. Ma laico doveva essere lo Stato proprio per amore della religione nella sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e decisamente laico, ma proprio per una volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che Alexis de Toqueville, studiando l’America, ha visto che le istituzioni laiche vivono con un consenso morale di fatto che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo. È da considerare che in Europa, nel frattempo, sono passati duecento anni, più di duecento anni, con tanti sviluppi. Adesso c’è anche negli Stati Uniti l’attacco di un nuovo secolarismo, del tutto diverso, e quindi prima i problemi erano l’immigrazione, ma la situazione si è complicata e differenziata nel corso della storia. Tuttavia il fondamento, il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere tenuto presente anche in Europa[10].

Tantissime poi sono le immagini che vedono Ratzinger protagonista di incontri ecumenici e interreligiosi o che, addirittura, lo vedono pregare assieme a membri di sette cristiane o a membri di altre religioni. E – ciò che dovrebbe meravigliare coloro che, anche sotto questo profilo, vedono in Ratzinger una sorta di “anti-Bergoglio”- non mancano affermazioni di Ratzinger di disprezzo e di condanna di coloro (i tradizionalisti) che negli anni di Montini e di Wojtyla difesero la Messa di San Pio V e si opposero al Vaticano II. In Principles of Catholic Theology scrisse:

“[…] we are witnesses today of a new integralism that may seem to support what is strictly Catholic but in reality corrupts it to the core. It produces a passion of suspicions, the animosity of which is far from the spirit of the gospel. There is an obsession with the letter that regards the liturgy of the Church as invalid and thus puts itself outside the Church.”.[11] E ancora: “We must be on guard against minimizing these movements [i movimenti di opposizione al Vaticano II]. Without a doubt, they represent a sectarian zealotry that is the antithesis of Catholicity[12].

È dunque alla luce di questo pensiero, cioè della sua vera mentalità, che va letta l’“operazione Summorum Pontificum”, che fu il modo ratzingeriano di tenere dentro il modernismo i cattolici che amano la messa di san Pio V. Là dove monsignor Gänswein in una recente intervista ha affermato che l’intenzione di Benedetto XVI con il motu proprio Summorumera quella di far trovare la pace interiore, la pace liturgica, a coloro che avevano semplicemente trovato una casa nella vecchia Messa, per allontanarli da Lefebvre[13] è chiaramente questo che dice. Può essere [14] che per monsignor Gänswein la religione del Vaticano II non sia modernismo, ma chi è giustamente convinto che invece lo sia non vedo come possa non leggere la principale finalità del Summorum nel tentativo di tenere i fedeli meno disposti a tradire la loro fede nei “ranghi” del modernismo, cioè delle dottrine, della messa, del codice, della mentalità scaturite dal Vaticano II. Nella logica del Summorum andava da sé che l’accettazione del Vaticano II e della messa montiniana fossero il presupposto per avere il permesso di celebrare nella “forma straordinaria” e la stessa lettera accompagnatoria del motu proprio (che sottolineava il carattere vincolante del magistero del Vaticano II) si premurava di evidenziare che “Ovviamente per vivere la piena comunione anche i sacerdoti delle Comunità aderenti all’uso antico non possono, in linea di principio, escludere la celebrazione secondo i libri nuovi. Non sarebbe infatti coerente con il riconoscimento del valore e della santità del nuovo rito l’esclusione totale dello stesso[15].

Coglie pienamente nel segno poi chi ha osservato che Ratzinger ha “liberalizzato” la Messa tradizionale in latino, ma sotto l’aspetto del modernismo, non cioè per la fede cattolica bensì perché quella messa corrisponde ai gusti e alla sensibilità di certe persone[16].

Non va dimenticato infine che nei lunghi decenni del post-concilio in cui la Roma modernista (come fa tutt’ora) perseguiva con grande zelo l’obiettivo di sopprimere la Santa Messa (con relativa persecuzione e punizione dei sacerdoti che volevano difenderla) a ricoprire il ruolo di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede vi fu per molto tempo proprio Joseph Ratzinger.

Non so se, come suggerisce Lei (qui), Joseph Ratzinger fosse un uomo di cui l’ambiente curiale si potesse approfittare facilmente. Di certo è difficile immaginare colui che aveva svolto dapprima un ruolo di grande rilievo e “in attacco” (contro la Tradizione) come perito al concilio, contemporaneamente quello di rinomato teologo in diverse Università, successivamente il ruolo di “arcivescovo” di Monaco (una delle più grandi diocesi del mondo nel cuore d’Europa), poi ancora quello di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e infine quello di “Romano Pontefice”, come un disarmato martire di scaltri approfittatori in faccende di più o meno elevato rango “amministrativo”[17].

Questo però, in ogni caso, poco importa. Quello che importa è sempre la fede. E della “fede” dei novatori egli fu un maestro indiscusso.

Termino pregandola di voler credere che io, sinceramente, veramente, non porto e non ho portato nessun risentimento e nessuna sorta di livore contro Ratzinger. Per la di lui anima, sin da quando è stato fatto capire che era prossima a presentarsi al Signore, ho pregato e prego perché il Signore abbia potuto concedergli la grazia della conversione prima della fine.

Semplicemente, siccome si parla di una persona che ha avuto e continua ad avere una grande influenza sulla vita, e sull’eternità, di tanti fedeli per gli uffici di cui è stato materialmente titolare e per come viene anche mediaticamente dipinto, mi sembra di fare un migliore servizio alla verità e al bene mio e degli altri (io che posso davvero così poco) dicendo le cose per come mi si presentano davanti agli occhi, a costo di dare ad alcuni l’impressione di mancare all’umano rispetto.

Ps: Ho cercato di inserire le fonti delle citazioni che ho ritenuto opportuno riportare, ma -per il tempo che avevo a disposizione- non sempre sono riuscito a farlo in modo completo con l’indicazione delle pagine da cui erano tratte le parole. Per un verso, non ho alcun motivo di dubitare che le citazioni siano corrette. Per altro verso è evidente che si tratta di una lettera e non di uno studio scientifico. Chiedo in ogni caso scusa al lettore per l’incompletezza.

Le parole vescovo, arcivescovo, Papa riferite a Joseph Ratzinger sono tra virgolette perché io credo che Ratzinger non abbia avuto né autorità vescovile, né pontificia.

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[1] Cfr. J. Ratzinger, Principi di teologia cattolica (1982): “Se si deve offrire un’analisi del testo [di Gaudium et Spes, la Costituzione Pastorale del Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo] nella sua interezza, bisognerebbe affermare che esso è (insieme ai testi sulla libertà religiosa e le religioni del mondo) una revisione del Sillabo di Pio IX, una specie di Contro-Sillabo […] Lasciateci essere felici nel dire che il testo serve come Contro-Sillabo e pertanto rappresenta, da parte della Chiesa, un tentativo di riconciliarsi ufficialmente con la nuova era inaugurata nel 1789 […] la partigianeria della posizione adottata dalla Chiesa sotto Pio IX e Pio X in risposta alla situazione creata dalla nuova fase storica, inaugurata dalla Rivoluzione Francese, è stata corretta via facti in larga misura, specialmente in Europa Centrale, ma non esisteva ancora una base comune su cui fondare le relazioni tra la Chiesa ed il mondo che si era venuto a creare dopo il 1789. Infatti, un atteggiamento largamente contro-rivoluzionario ha continuato ad esistere tra nazioni a forte maggioranza cattolica. Ormai quasi nessuno nega al giorno d’oggi che i concordati con la Spagna e l’Italia si sforzano di conservare un’impostazione del mondo che non corrisponde più ai fatti. E difficilmente si può negare che, per quanto riguarda l’educazione ed il metodo critico-storiografico della scienza moderna, vi è stato un anacronismo strettamente legato alla fedele adesione a questa vecchia impostazione di rapporti tra Chiesa e Stato”.

[2] Sul punto si veda V. Messori – J. Ratzinger, Rapporto sulla Fede, Cinisello Balsamo, 1985, pp. 14-15. Dice Messori: “Al Concilio il giovane teologo Ratzinger prese parte come esperto dell’episcopato tedesco, conquistando la stima e la solidarietà di coloro che nella storica assise vedevano una occasione preziosa per adeguare ai tempi la prassi e la pastorale della Chiesa. […] a conferma della sua fama di studioso attento e moderno – nel 1964 il professor Ratzinger è trai fondatori di quella rivista internazionale Concilium in cui si riunisce la cosiddetta “ala progressista della teologia”. […] Vent’anni fa Joseph Ratzinger era là, tra i fondatori e i direttori di un giornale-istituzione che doveva divenire l’interlocutore assai critico proprio della Congregazione per la dottrina della fede. Cosa ha significato questa collaborazione per colui che sarebbe poi diventato Prefetto dell’ex Sant’Ufficio? Un infortunio? Un peccato di gioventù? E che è successo nel frattempo? Una svolta nel suo pensiero? Un “pentimento”?”. Risponde J. Ratzinger: “Non sono cambiato io, sono cambiati loro. […]” E poco oltre afferma: “Ho sempre cercato di restare fedele al Vaticano II, questo oggi della Chiesa, senza nostalgie per uno ieri irrimediabilmente passato e senza impazienze per un domani che non è nostro”. Si veda altresì: G. Miccoli, In difesa della Fede. La Chiesa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Milano, 2007, p. 296: “Più volte [Ratzinger] ha insistito sulla sostanziale continuità del suo pensiero teologico”.

[3] Lettera di Benedetto XVI a S.E. Mons. Domenico Sorrentino in occasione del XX anniversario dell’Incontro interreligioso di preghiera per la pace, 2 settembre 2006 (cfr.: https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/letters/2006/documents/hf_ben-xvi_let_20060902_xx-incontro-assisi.html).  Poco oltre, nella medesima lettera, una “pezza” che sembra peggiore del buco: “Per non equivocare sul senso di quanto, nel 1986, Giovanni Paolo II volle realizzare, e che, con una sua stessa espressione, si suole qualificare come “spirito di Assisi”, è importante non dimenticare l’attenzione che allora fu posta perché l’incontro interreligioso di preghiera non si prestasse ad interpretazioni sincretistiche, fondate su una concezione relativistica. Proprio per questo, fin dalle prime battute, Giovanni Paolo II dichiarò: “Il fatto che noi siamo venuti qui non implica alcuna intenzione di ricercare un consenso religioso tra noi o di negoziare le nostre convinzioni di fede. Né significa che le religioni possono riconciliarsi sul piano di un comune impegno in un progetto terreno che le sorpasserebbe tutte. E neppure è una concessione al relativismo nelle credenze religiose…” (Insegnamenti, cit., p.1252). Desidero ribadire questo principio, che costituisce il presupposto di quel dialogo tra le religioni che quarant’anni or sono il Concilio Vaticano II auspicò nella Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane (cfr. Nostra aetate, 2). Colgo volentieri l’occasione per salutare gli esponenti delle altre religioni che prendono parte all’una o all’altra delle commemorazioni assisane. Come noi cristiani, anch’essi sanno che nella preghiera è possibile fare una speciale esperienza di Dio e trarne efficaci stimoli nella dedizione alla causa della pace. È doveroso tuttavia, anche in questo, evitare inopportune confusioni. Perciò, anche quando ci si ritrova insieme a pregare per la pace, occorre che la preghiera si svolga secondo quei cammini distinti che sono propri delle varie religioni. Fu questa la scelta del 1986, e tale scelta non può non restare valida anche oggi. La convergenza dei diversi non deve dare l’impressione di un cedimento a quel relativismo che nega il senso stesso della verità e la possibilità di attingerla”.

[4] Cfr.: https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2006/november/documents/hf_ben-xvi_spe_20061128_diplomatic-corps.html e L’Osservatore Romano del 30.11.2006, pag. 7.

[5] Cfr. ad esempio (il primo che mi capita ora sotto mano) questo articolo del Pime: https://www.asianews.it/notizie-it/Nella-Moschea-blu-di-Istanbul-il-Papa-prega-per-la-fratellanza-di-tutta-l’umanit%C3%A0-7894.html .

[6] Benedetto XVI, Discorso in occasione dell’Incontro con i rappresentanti della scienza presso l’Aula Magna dell’Università di Regensburg, 12 settembre 2006, cfr.: https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2006/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg.html#_ftnref3 , si veda nota 3.

[7] Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2006, cfr:  https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2006/december/documents/hf_ben_xvi_spe_20061222_curia-romana.html.

[8] Cfr: https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2011/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20110923_evangelical-church-erfurt.html .

[9] J. Razinger, Principles of Catholic Theology (1982).

[10] Benedetto XVI, 15.04.2008, Intervista ai giornalisti durante il volo diretto negli Stati Uniti d’America, cfr: https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2008/april/documents/hf_ben-xvi_spe_20080415_intervista-usa.html .

[11] J. Ratzinger, Principles of Catholic Theology (1982).

[12] J. Ratzinger, Principles of Catholic Theology (1982). Il sapore dei discorsi di Bergoglio sugli “indietristi” non è dunque una assoluta novità fra i novatori.

[13] Cfr: https://www.aldomariavalli.it/2023/01/04/ganswein-la-traditionis-custodes-e-il-cuore-spezzato-di-benedetto-xvi/

[14] Me lo auguro, posso anche presumerlo.

[15] Benedetto XVI, 7 luglio 2007, Lettera ai vescovi in occasione della pubblicazione della lettera apostolica “motu proprio data” Summorum Pontificum sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970, cfr: https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/letters/2007/documents/hf_ben-xvi_let_20070707_lettera-vescovi.html.

[16] Cfr. mons. Donald Sanborn (https://inveritateblog.com/2023/01/13/the-death-of-ratzinger/): “He encouraged the traditional Latin Mass, but under the aspect of Modernism, that is, because it corresponds to people’s tastes and sensitivities”.

[17] Il suo essere effettivamente un uomo di pensiero, più che di azione, tuttavia, depone forse nel senso dell’impressione da Lei avuta.

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