Le politiche sull’immigrazione e un diritto dimenticato: avere una patria

di John Horvat

In America c’è un aspetto del dibattito sull’immigrazione che la maggior parte dei liberal non ama prendere in considerazione. Riconoscendo a chiunque il diritto di fuggire dalle disgrazie, i sinistrorsi li invitano a superare il confine, cosa che nella maggior parte dei casi avviene illegalmente. Ma così, anche se dopo cercano di contenerlo, si rifiutano di esaminare le ragioni alla base del crescente flusso di migranti.

Affrontare il problema in questo modo è come tirare fuori l’acqua da una barca che ha un grosso buco nello scafo. Dopo un po’, nemmeno gli sforzi più immani per restare a galla servono a qualcosa. Se non si ripara il buco, l’acqua inonda la nave. Una metafora che descrive la precedente politica americana sull’immigrazione e le sue disastrose conseguenze.

Occorre distinguere tra due gruppi d’immigrati. La prima è la categoria degli immigrati tradizionali, come tutte quelle generazioni che hanno costruito l’America. Sono persone che cercano opportunità e una vita migliore, vogliono assimilarsi al popolo che li ospita e sono disposti a intraprendere il necessario percorso legale e spesso difficile per ottenere la cittadinanza e rispettare i conseguenti doveri.

Il secondo gruppo di migranti, oggi di gran lunga il più numeroso, è composto da persone che fuggono da regimi malvagi e oppressivi, da Stati criminali e da politiche fallimentari (spesso a causa del socialismo economico) ed entrano e rimangono in America in qualsiasi modo, di solito illegalmente. A differenza del primo gruppo di migranti, però, molti, se non la maggior parte, di questi sfortunati avrebbero preferito rimanere nei loro Paesi d’origine. Sono, di fatto, degli sfollati.

Il semplice fatto di fornire a chi fa parte di quest’ultimo gruppo un nuovo posto dove stare non risolve il vero problema. Anzi, spesso non fa che aggravarlo, incoraggiando masse sempre più grandi di “orfani della propria nazione” a rischiare di emigrare, causando loro sofferenze indicibili e persino la morte.

Naturalmente, non c’è nulla di male nell’aiutare gli altri a garantirsi i mezzi per una vita dignitosa, mezzi di cui sono privi a causa di governi oppressivi e del caos interno. Giustizia, carità e solidarietà richiedono di aiutare chi ha bisogno di libertà e benessere materiale. E gli americani sono stati molto generosi nell’aiutare milioni di persone in questa situazione.

Tuttavia, questi sfortunati individui sono vittime di un’ingiustizia più grande che la maggior parte dei liberal si rifiuta di vedere e tanto meno di affrontare. Questi sfollati sono stati privati di un diritto dimenticato, al centro di ciò che non andava finora nella politica americana sull’immigrazione, ed è il diritto ad avere una patria.

Poiché i regimi comunisti, socialisti, islamici e altri regimi criminali tolgono tirannicamente questo diritto, privando i loro cittadini di qualcosa di estremamente prezioso, la politica americana dovrebbe fare tutto il possibile per garantire o ripristinarlo.

Tutti hanno bisogno di un luogo che li definisca. Hanno diritto a un luogo che possano chiamare casa e dove si sentano a loro agio. Quindi possono chiedere che questo diritto non venga loro sottratto.

La casa non può essere facilmente sostituita da un luogo arbitrario, come ha voluto la politica americana finora. Ci possono volere decenni prima che una persona si senta a casa in un nuovo luogo.

Quindi, piuttosto che concentrarsi sul re-insediamento di milioni di persone, una corretta politica d’immigrazione dovrebbe cercare di punire quei regimi che spingono i loro stessi cittadini ad abbandonare le terre d’origine in preda alla disperazione. Una corretta politica d’immigrazione deve contribuire a creare le condizioni affinché le persone rimangano nei loro Paesi di origine e non si trasferiscano in altri.

In effetti, le patrie funzionano quando le persone avvertono la sicurezza di ciò che è conosciuto e familiare. Questi luoghi offrono un’atmosfera di stabilità e affetto che aiuta i residenti a sviluppare al meglio i loro talenti e le loro capacità. I cittadini possono apprezzare la cultura locale, che appartiene loro per diritto di nascita.

La tragedia di un senzatetto consiste nell’essere privato di un luogo in cui poter sviluppare le proprie qualità, crescere una famiglia e contribuire alla società. Il governo o qualche organizzazione caritatevole possono fornirgli un riparo, ma questo non potrà mai sostituire la sicurezza, l’affetto e il benessere di una casa familiare.

I regimi malvagi che privano i loro cittadini della patria tolgono agli individui i mezzi immediati per svilupparsi normalmente e pienamente. È come togliere senza una giusta causa un bambino ai suoi genitori e ai suoi fratelli e metterlo con altri bambini con un’adozione forzata. Il ragazzo sarà segnato per tutta la vita dal trauma e non si sentirà mai del tutto a suo agio nella nuova situazione.

Se è lodevole provvedere a chi è in grande difficoltà, è molto meglio aiutare chi è privato della casa e della patria a recuperarle, restituendogli l’oggetto naturale del suo amore patrio.

Il diritto alla patria deriva dalla natura umana. Le patrie sono uno sviluppo naturale della spinta all’autosufficienza di una persona. Di fronte a un mondo ostile, le persone si rivolgono verso l’interno e provvedono ai propri bisogni. Questa tendenza parte dall’individuo e si estende alla famiglia, alla comunità e alla nazione.

L’origine di questo ripiegamento verso l’interno deriva dal desiderio di esprimere la propria personalità e originalità. Per fare questo, la persona attinge e sviluppa vigorosamente quelle qualità e possibilità donate da Dio che rendono ciascuno unico e inconfondibile nell’ordine della creazione. Analogamente, le comunità e le nazioni si rivolgono all’interno per svilupparsi.

È questa autosufficienza che porta alla formazione di patrie, poiché i movimenti verso l’interno vengono legati a una comunità e a un luogo. Una patria è formata dall’intima relazione tra un popolo e un luogo. Ogni luogo ha la sua vegetazione, le sue caratteristiche, le sue meraviglie naturali, il suo entroterra e i suoi misteri.

Quando le famiglie si stabiliscono in un luogo, scoprono gradualmente le caratteristiche della zona. Assumono curiosamente alcune caratteristiche della zona e si potrebbe dire che il luogo riflette un po’ la mentalità delle famiglie che vi si stabiliscono. Una terra aspra spesso porta alla formazione di un popolo resistente, mentre un clima mediterraneo soleggiato può dare origine ad abitanti con un carattere allegro.

Le vere comunità e le regioni si formano nelle circostanze in cui le famiglie sentono la felicità di essere a casa, ancorate in un luogo particolare. Formano una cultura che esprime la fecondità di questa relazione e gli affetti dei loro cuori.

La nazione diventa la vera casa al di sopra di tutte le altre. Di conseguenza, gli abitanti diventano sensibili a un luogo e sviluppano preferenze naturali per l’ambiente in cui sono nati o cresciuti: il panorama, la terra, il clima, il cibo. Arrivano a preferire la propria terra anche ad altri luoghi con risorse migliori e più ricche. La casa garantisce una varietà di piaceri che, per loro, sono supremi. Nessun altro luogo può competere con ciò che la propria casa significa per loro.

Gran parte dell’immigrazione moderna deriva dalla distruzione delle patrie. I regimi comunisti, socialisti e islamici rompono brutalmente i forti legami tra i popoli e le loro terre d’origine, e trasformano nazioni e culture fiorenti in lande desolate. Di conseguenza, le persone fuggono in preda alla disperazione dai luoghi per i quali loro, e i loro antenati prima di loro, nutrivano un affetto naturale.

Ad esempio, nazioni come Cuba, Venezuela e Nicaragua, un tempo Paesi latinoamericani stabili e felici, oggi sono ridotti alla miseria più nera, e da lì milioni di persone fuggono piuttosto che continuare a viverci nella desolazione, nell’oppressione e nella privazione di ogni onore. Questo stato di cose rappresenta un’enorme ingiustizia che richiede che le nazioni libere facciano tutto il possibile per cancellare questi regimi-camera di tortura, che negano i diritti umani e la decenza ai loro stessi popoli.

Allo stesso modo, anche se su scala minore, le politiche socialiste perseguite dai governi del Messico e di altri Paesi dell’America Latina impediscono alle loro economie di raggiungere il loro pieno potenziale e quindi favoriscono l’attuale crisi migratoria verso gli Stati Uniti.

La politica statunitense dovrebbe riflettere e lavorare per liberare tutte le nazioni, ma soprattutto quelle dell’emisfero occidentale, dalle ideologie malvagie.

Le nazioni occidentali possono accogliere queste masse di senzatetto, ma la carità di gran lunga maggiore sarebbe quella di fare tutto il possibile per sconfiggere, e non blandire, i regimi malvagi che spingono i loro stessi popoli alla disperazione. Bisognerebbe punire i malfattori e aiutare a restituire le patrie ai popoli.

Adottare politiche isolazioniste nella falsa speranza che consentano all’America di tirarsi fuori dai problemi del mondo non fa che peggiorare le cose. Le attese infondate falliscono perché, quando le nazioni libere cadono sotto il controllo di regimi iniqui o corrotti, inevitabilmente il passo successivo è che masse disperate di “orfani della nazione” si presentino in cerca di rifugio alle porte di Paesi più abbienti.

Invece dell’isolazionismo, l’America e l’Occidente dovrebbero perseguire politiche che favoriscano questo legame naturale e vitale tra una nazione e il suo popolo.

La politica migliore deve affrontare le cause, non gli effetti. La crisi odierna richiede all’America di difendere con forza il diritto dei popoli alla propria patria. In questo modo si eviterà che l’America diventi la patria adottiva del mondo.

L’immigrazione massiccia è distruttiva per l’America, la nazione ospitante. Sovraccarica i servizi governativi, diluisce la cultura e finisce per privare gli americani di una patria che funzioni correttamente.

Molti liberali insistono sull’immigrazione di massa come mezzo per livellare le disuguaglianze tra le nazioni. Promuovono una politica fredda e sterile di reinsediamento indiscriminato che tratta le persone come se fossero tutte uguali: semplici numeri senza radici, sentimenti, affetti o aspirazioni. Queste politiche non tengono conto degli aspetti più importanti e umani della vita.

La politica americana dovrebbe adottare un approccio più cristiano, che tenga conto delle esigenze delle anime di esprimersi dove si trovano più a loro agio: nei rispettivi Paesi d’origine.

La politica sbagliata di consentire il re-insediamento massiccio di milioni di persone in America non fermerà la nostalgia di questi cuori orfani per le loro terre d’origine. Inoltre, come detto, è estremamente nociva per l’America stessa. Più che fermare, le politiche delle frontiere aperte devono essere invertite attraverso l’estirpazione dei regimi iniqui che hanno spinto tanti milioni di persone disperate verso le coste americane. Questa giustizia nei confronti dei malfattori, questa difesa davvero cavalleresca delle vedove e degli orfani, consentirebbe a milioni di migranti sfollati di realizzare il desiderio più grande del loro cuore: tornare a casa, essere di nuovo nella loro patria.

Fonte: tfp.org

Foto di David Peinado (pexels.com)

 

 

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