La Corte suprema Usa dice sì al diritto dei genitori di ritirare i figli dalle lezioni a contenuto LGBTQ
Con una sentenza a maggioranza (6 a 3) la Corte suprema degli Stati Uniti ha stabilito che le scuole non possono obbligare i bambini a partecipare a lezioni che includono l’uso di libri a cui i genitori si oppongono per motivi religiosi. Tutto ciò perché i genitori sono gli autentici responsabili dell’istruzione dei propri figli.
“Abbiamo da tempo riconosciuto – scrive il giudice Samuel Alito nella motivazione della maggioranza – il diritto dei genitori a guidare l’educazione religiosa dei propri figli. E abbiamo sostenuto che tali diritti sono violati da politiche governative che interferiscono sostanzialmente con lo sviluppo religioso dei bambini”.
Alito sottolinea che “ciò che i genitori chiedono non è il diritto di gestire il curriculum scolastico pubblico, ma che sia riconosciuta un’esenzione per i propri figli da un particolare programma educativo che interferisce sul loro consolidato diritto di gestire l’educazione religiosa dei propri figli”.
I giudici progressisti (Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson) hanno invece espresso parere contrario, sostenendo che la decisione della Corte “minaccia il tessuto stesso dell’istruzione pubblica” perché “attacca il presupposto fondamentale delle scuole pubbliche, ovvero che i bambini possano riunirsi per apprendere non gli insegnamenti di una particolare fede, ma un insieme di concetti e punti di vista che riflettono l’intera società”.
Il caso nasce nella contea di Montgomery, periferia di Washington, che con quasi 160 mila studenti iscritti all’anno scolastico 2024-25 è uno dei sistemi scolastici più grandi del Paese e si trova in una delle contee con la maggiore diversità religiosa degli Stati Uniti.
La controversia nasce dall’approvazione da parte del consiglio scolastico della contea, nel 2022, di libri con personaggi LGBTQ da utilizzare nel programma di studi di arti linguistiche. Uno dei libri, “Uncle Bobby’s Wedding”, racconta la storia della reazione di una ragazza al matrimonio gay dello zio; un altro, “Pride Puppy”, parla di un cucciolo che si perde durante una parata del gay pride.
Inizialmente, la contea consentiva ai genitori di esentare i propri figli da questi corsi a tema LGBTQ. In seguito però, nel 2023, la contea ha eliminato la possibilità di scelta, e così alcuni genitori, di confessioni religiose diverse, si sono rivolti a in tribunale federale sostenendo che il rifiuto del consiglio scolastico di consentire loro di esentare i propri figli da tale insegnamento violasse i loro diritti sanciti dal Primo emendamento: li privava infatti della possibilità di istruire i propri figli su questioni di genere e sessualità in conformità con le proprie convinzioni religiose e impediva loro di esercitare il diritto di controllare come e quando i propri figli fossero esposti a tali tematiche.
I tribunali di grado inferiore hanno respinto le richieste dei genitori, ma la Corte suprema è stata di parere opposto. Il giudice Alito ha infatti spiegato che l’uso di libri a contenuto LGBTQ e la decisione di non consentire l’esenzione sono circostanze che interferiscono pesantemente con il diritto dei genitori di educare i propri figli dal punto di vista religioso.
Alito ha affermato che, in futuro e finché la controversia in questo caso non sarà definitivamente risolta, “il Consiglio scolastico dovrebbe essere tenuto a mandare una notifica ai genitori ogni volta che uno dei libri in questione o altri libri simili saranno utilizzati, e a consentire loro di esentare i propri figli dall’obbligo di frequenza”.
Il gesuita James Martin, noto attivista pro LGBTQ, ha pubblicato su X un post, poi cancellato, contro la decisione della Corte suprema.
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Nella foto (Sarah L. Voisin/The Washington Post) genitori della contea di Montgomery protestano a Germantown, nel Maryland, nel giugno 2023, rivendicando il diritto di ritirare i propri figli da lezioni di lettura che presentano personaggi LGBTQ.



