Lettera da Chiavari / La Chiesa arcobaleno e le sue visioni a senso unico

Ricevo da un lettore di Chiavari, che non può essere citato, la seguente lettera.

di F.M.

Caro Valli,

mi permetta di portare lei e i suoi lettori a conoscenza di quanto accade nel Chiavarese.

Quando, in estate, la riviera ligure di levante brulica di turisti non poteva mancare occasione nella diocesi di Chiavari, ormai salita più di una volta alla ribalta ecclesiale per la sua preoccupazione pastorale per le persone omosessuali e LGBTQ, di offrire a parrocchiani e malcapitati turisti la proiezione della pellicola del 2024 “Il ragazzo dai pantaloni rosa”. L’iniziativa è proposta dal Servizio diocesano di pastorale familiare e da alcune parrocchie della zona di Sestri Levante. Il film tratta di una storia vera. Il protagonista è Andrea Spezzacatena che si tolse la vita a Roma in casa sua il 20 novembre all’età di soli quindici anni. La narrazione ovviamente attribuisce la sola causa di tal disgrazia all’omofobia e al bullismo. Nulla si dice della possibilità che a questo si aggiungesse il probabile disagio conflittuale causato dalla consapevolezza di una sofferta situazione interiore non risolta o aiutata a risolversi. Da parte mia sento il dramma e il dolore per questa giovane vita stroncata e per i suoi familiari costretti ad affrontare una situazione di sofferenza praticamente incolmabile. A loro assicuriamo la preghiera e l’annuncio della speranza cristiana.

Ma d’altra parte l’iniziativa ritorna sulle trite e ritrite tematiche così care in certi ambienti. Infatti l’unico approccio al dramma di Andrea sembra essere l’accusare altri di omofobia e bullismo. Stop! Come se l’omosessualità non comportasse già di per sé una sofferenza e un conflitto che dovrebbe essere risolto con ben altre strumentazioni che vanno al di là della comoda accusa a terzi. Queste problematiche disfunzionali non vengono, guarda caso, mai affrontate. Perché?

Meraviglia moltissimo che una parte del clero chiavarese insista ormai da qualche anno, nel silenzio del vescovo, nel propugnare celebrazioni per chiedere perdono dell’omofobia e incontri di testimonianze più o meno lacrimevoli e accusatorie contro l’intolleranza e le inevitabili chiusure ecclesiali. È per cecità, dabbenaggine (o altro?) che tale porzione di clero non vede dove il mainstream voglia condurre ormai la nostra vecchia Europa in via di putrefazione, facendo leva su un problema artatamente presentato come cruciale? A chi muove i fili non interessa la causa omosex e/o LGBTQ: a loro preme unicamente il disfacimento di un tessuto sociale da distruggere per costruirne un altro a loro interesse? La questione omosessuale è un trampolino, un cavallo di Troia. Lo dimostra, ad esempio, il fatto che, accanto alla causa omosex/LGBTQ, sempre questa frangia ecclesiale e clericale di sinistra appoggi subito e sempre anche la causa islamica in Europa facendo finta che Islam e cultura omosex/LGBTQ possano felicemente andare a braccetto.

Possibile che a costoro il fatto che i diritti e le libertà dei cittadini europei siano sempre più schiacciati da un’intolleranza totalitaria che si fa ogni giorno più violenta non interessi mai? Possibile che costoro non propongano mai nelle parrocchie e nei centri culturali film che denuncino il dramma dell’aborto e dell’eutanasia? Alla fin fine c’è da domandarsi se questa sia ingenuità o malafede, ovvero sia più facile sbandierare certi temi accolti a braccia aperte da una certa cultura e tacerne altri ben più scomodi.

 

 

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