Così Francesco nascose i giudizi dei vescovi sul rito antico. E “Duc in altum” lo rivelò già nel 2021

Recentemente hanno suscitato scalpore gli interventi di Diane Montagna e Saverio Gaeta che hanno divulgato i principali risultati della consultazione ordinata da papa Francesco nel 2020 nelle diocesi di tutto il mondo sulla celebrazione della messa in rito antico. Bergoglio – lo ricordiamo – proibì che i risultati della consultazione fossero resi pubblici, e il motivo è che se fossero stati divulgati egli non avrebbe potuto sostenere, come fece, che i vescovi erano d’accordo con lui nel penalizzare il rito antico. Anzi, avrebbe dovuto dire esattamente l’opposto.

Dopo che Montagna è intervenuta con un articolo, e Gaeta in un libro scritto con don Nicola Bux, grande è stata la sorpresa generale, ma forse c’è un po’ di memoria corta.

Era infatti l’ottobre del 2021 quando “Duc in altum” pubblicava un articolo (dal titolo “Ecco la storia nascosta di Traditionis custodes”) nel quale, già allora, la brava vaticanista americana rendeva noto che i vescovi, nei pareri indirizzati alla Santa Sede, non si erano per nulla schierati contro il vetus ordo. Ergo: “Traditionis custodes” non fu pubblicata per riflettere l’orientamento prevalente tra i vescovi, ma per dare valore normativo a quelli che non erano altro che pregiudizi ideologici del papa e della sua cerchia. Solo che, nell’impossibilità di giustificare il documento sulla base di tali pregiudizi, le prevalenti valutazioni dei vescovi furono nascoste.

Diane Montagna – ripeto – lo diceva già nel 2021. E non solo lo diceva, ma forniva le prove. Avendo potuto accedere ai giudizi dei vescovi inviati in Vaticano, la conclusione era netta: almeno due terzi dei vescovi chiedeva che il “Summorum Pontificum”, il motu proprio di Benedetto XVI che liberalizzava il rito antico, non venisse toccato. E per una ragione molto semplice: perché funzionava.

Nell’articolo del 9 ottobre 2021, e poi in altri due del 29 ottobre e del 29 novembre, “Duc in altum” proponeva alcuni dei giudizi dei vescovi di cui Diane Montagna era entrata in possesso. E ne usciva un quadro chiaro. Il “Summorum pontificum” aveva garantito una reale pacificazione liturgica e la celebrazione della forma straordinaria non creava alcuna divisione. Anzi, al contrario, era giusto mantenerla perché possedeva un indiscutibile valore liturgico, teologico e catechetico. Tanto che un vescovo italiano concludeva che se “Summorum Pontificum” fosse stato revocato si sarebbero creati più problemi di quelli che si volevano risolvere.

Rileggere oggi gli articoli pubblicati da “Duc in altum” nel 2021 permette di verificare che la verità emerse già quattro anni fa. Quando Francesco era ancora vivo e vegeto. E grondava misericordia da tutti gli artigli.

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