La tragicommedia della chiesa sinodale e democratica
di Fabio Battiston
Caro Aldo Maria,
mi permetto una breve riflessione con la quale esprimere lo sconcerto, l’incredulità e un certo qual senso di repulsione che ho provato
leggendo il contributo di don Giacomo Martino apparso ieri sul blog.
Con estrema ed efficacissima sintesi l’autore ci ha rappresentato la realtà cui è ormai oggi ridotta gran parte della chiesa cattolica, in Italia e nel mondo.
Ciò che il sacerdote della diocesi di Genova ha dipinto, con un misto di fierezza, umiltà e convinzione, è uno scenario che potrebbe senz’altro appartenere – con altrettanta fierezza, umiltà e convinzione – a qualunque rappresentante (ateo, agnostico o diversamente credente) di una tra le tante organizzazioni filantropiche, umanitarie, mondialiste e – ovviamente – politicamente, eticamente nonchè religiosamente corrette che pullulano nella realtà socio-solidale, politica e sindacale del nostro tempo.
Ma che bisogno c’è di essere cattolici, credenti nel Dio trinitario, nell’incarnazione e resurrezione del Verbo e nella vita eterna per mettere in pratica la stragrande maggioranza degli obiettivi, delle azioni e opere elencate da questo rappresentante del nuovo modo di essere sacerdoti nel terzo millennio?
L’ossessionante e unica declinazione della Parola di Dio nella quotidianità di opere e fatti concreti lascia fatalmente scoperta – quando non tragicamente ignorata – la missione fondamentale (direi unica) della Chiesa, così come essa è stata molto chiaramente espressa proprio dai documenti di quel Concilio Vaticano II che – con estremo paradosso – viene da decenni portato come effige dogmatica della Nuova Chiesa UnIversale proprio da quel sacerdozio cui pare certissimamente appartenere don Martino. Per chi non ricordasse ciò di cui parlo è sufficiente rileggere i primi passi della Lumen gentium relativi all’obiettivo primario della Chiesa nel mondo.Tutto il resto è strumento per conseguire l’obiettivo. Ma ormai gli strumenti sono divenuti le finalità da perseguire; questa mostruosa e preternaturale inversione sta portando alla morte (fortunatamente temporanea) della Chiesa terrena e della sua missione nei nostri tempi.
Concludo riprendendo, non senza angoscia, questo punto del contributo di don Martino: Qualche sera fa, per esempio, sono stato ripreso per aver cambiato l’orario di una Messa senza sufficiente confronto. Il motivo era logistico, e mi ero confrontato con molti.La comunità mi ha corretto ma con grande carità, senza urlare, senza disprezzo. E mi ha lasciato spiegare. Questa è sinodalità vera: ci si ascolta, ci si corregge, ma si rimane insieme. Siamo ormai alla tragicommedia; ora è necessario addirittura mettere ai voti (con approvazione della maggioranza) una decisione di stretta pertinenza dell’autorità parrocchiale. Viva la chiesa democratica, ecologica e antifascista! Ma sì dai, concertiamo tutto, concordiamo tutto nella nostra nuova Assemblea Ecclesiale Costituente (ogni riferimento alla Rivoluzione francese è puramente voluto). Apriamo tavoli comunitari di confronto e ascolto aperti a tutto e a tutti, credenti e non. Sinodalità, Partecipazione, Democrazia! Ecco le parole d’ordine per avere accesso nella Barca di Pietro. Con la massima franchezza vorrei dire a Don Martino che le sue posizioni non faranno mai perdere la fede a un credente ma, almeno per me, spingeranno a manifestarla al di fuori di questo cattolicesimo terreno che non mi rappresenta e che ormai detesto senza remore.
Non se ne può veramente più.



