Lettera a “Duc in altum” / ”Povera la mia Chiesa”

di Valentina Lazzari

Caro Aldo Maria,

fotografia dalla diocesi di Chiavari.

Torno da un visita al Santissimo. Entrare in basilica è un’impresa a causa del restauro della facciata. E sotto le impalcature chi ti trovo? Biciclette e relativi ciclisti che bloccano il passaggio. Vado verso un’altra entrata non senza emettere borbottio da vecchia zitella quale sono.
Entro e vedo una “ministra dell’Eucaristia” mentre finisce di dare la Comunione alle quattro vecchiette presenti. M’inginocchio e cerco di fare silenzio interiore. Ma niente, non si può perché la “ministra” attacca con un “preghiamo”. Proprio come un prete alla fine della messa, la signora sta all’altare per una indeterminatissima celebrazione con le medesime parole del sacerdote. Apprendo che in basilica non c’è più la messa tutti i giorni e quindi ecco questa roba con  le letture e poi si fa la Comunione.
Me ne vado a gambe levate.
Mentre esco, il sagrestano (irremovibile quando si tratta di chiudere la chiesa) battibecca con i ciclisti. Loro dicono che stanno facendo un pellegrinaggio su due ruote a Roma e quindi hanno il diritto di bivaccare lì e pure di suonare la chitarra.
Qualche altra istantanea.
Se l’Ostia consacrata cade a terra e il fedele non la ingerisce (ma la tiene salda in pugno), non è grave, dice il prete, basta portargliela e lui la purifica (non il pavimento perché “non è che diventa sacro”). Anzi, sono io che sono fastidiosa e devo darci un taglio. Dice che le ostie oggi (sembrano integrali) sono fatte apposta perché non si perda niente. Inoltre, Cristo lo trovo nei poveri. Vabbè.
Una signora anziana del mio palazzo sta morendo e chiedo al prete che le porti il Viatico.  “E no, noi non possiamo andare senza che ce lo chiedano i parenti. Faccia lei da tramite e mi dica”.
Ma come, tu non sai che hai una tua fedele, a cento metri dalla basilica, che sta morendo?  E già, dalla psicosi collettiva della “pandemia” non si benedicono più le case, che era un modo per conoscere i parrocchiani. E non corri subito a portarle la Comunione?Il sacerdote non dovrebbe ardere di zelo e cogliere l’occasione per andare a parlare con i parenti proprio perché sono in una situazione difficile e così approfittare per portare Cristo anche a loro?
Incontro una conoscente e scopro che fa la Comunione anche senza confessarsi. Glielo faccio notare e lei mi dice che chiederà alla sua zia suora. Amen.
I preti non dicono più come stanno le cose e chissà quante persone si presentano davanti al sacerdote semplicemente perché c’è la fila e la comunione fa parte del rituale.
Sono stanca, come il signor Battiston, di questa Chiesa che calpesta tutto ciò che c’è di buono e di sacro. Sono nata nel 1969 e gli effetti del Vaticano II dovevano ancora fare breccia nelle menti dei fedeli comuni. Il Catechismo che ho studiato è quello tridentino e a quello mi attengo. I frutti del Vaticano II sono quelli di cui sopra.
E il prete commentando il brano evangelico di Gesù perso e ritrovato nel tempio sa dire solo che “vedete, la Santa Famiglia non era perfetta”.
Caro Valli, mi scusi per lo sfogo.
Non se ne può più di questi preti. Mi chiedo se credano ancora che, durante la Transustanziazione, si compie un vero e proprio miracolo quotidiano. Direi di no, perché ogni giorno c’è una messa in meno e questo significa una volta in meno in cui Cristo scende sulla terra. E se Cristo ci visita una volta in meno è una vittoria per il Nemico, spazio lasciato a lui e alle sue legioni per perpetuare le loro scorribande.

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