Cronache dalla grotta / Davide, Girolamo e la cavernicola zoppa

di Rita Bettaglio

Quae est ista Sunamitis, uxor et virgo, tam fervens ut frigidum calefaceret; tam sancta ut calentem ad libidinem non provocaret? Chi è questa Sunammita, moglie e vergine, tanto ardente da scaldare chi è freddo e tanto santa da non provocare a desiderio colui che ha scaldato?

Questo si domanda san Girolamo commentando le lezioni del mattutino della VII domenica dopo Pentecoste, tratte dal Libro dei Re.

La grotta è stata rinfrescata da benefici piovaschi e sembra di essere effettivamente avanti di una luna, perchè queste burrasche usualmente arrivano dopo l’Assunta e i liguri le salutano con simpatia, perchè portano con sé la partenza dei milanesi e il gradevole tempo di settembre con la sua tramontana e il mare lungo. In purgatorio, credo, ci sarà una balza per i mugugnoni, dove saranno tutti genovesi e, come purificazione, dovranno abitare nella nebbia perenne e stare in coda sull’A7, Milano-Genova per tutto il finesettimana.

La cavernicola ha una gamba gigia, come si diceva un tempo: un ginocchio che fa giacomo giacomo e l’odiosa prescrizione medica di riposo. Prescrizione che, a una pellaccia come la sottoscritta, dopo il primo momento di sgomento, dona la forza di un bufalo, come al cantore del salmo 91. E, poi, lasciando correre la fantasia e fantasticando come la piccola Teresa d’Avila che, bambina, tentò di partire per convertire i mori, come non pensare al riposo forzato del soldato Ignazio di Loyola, per cui l’immobilità e la malattia furono il luogo scelto da Dio per l’incontro della Vita?

Ma torniamo alla Sunammita: Abisag la chiama il libro dei Re. Il re Davide era ormai avanti negli anni, il suo corpo era freddo e nulla valeva a scaldarlo. Allora i suoi decisero di cercare una giovane,adulescentulam virginem, che stesse con lui, con lui dormisse e lo riscaldasse. Cercarono per tutto il paese d’Israele e, alla fine, trovarono Abisag di Sunem, giovane molto bella, puella pulchra nimis, dice la Vulgata. Ella dormiva castamente col re, col proprio scaldava il corpo di Davide e lo serviva.

San Girolamo, nella lettera a Nepoziano, si domanda chi essa fosse e, come costume del Padri della Chiesa, ne dà un’interpretazione allegorica: Abisag rappresenta la sapienza, giovane e casta, che scalda il vecchio Davide.

Continuando la lettura della lettera, Girolamo esclama, nell’italiano dell’abate Giuseppe Onorio Marzuttini, ottocentesco, antico e delizioso: “Me stringa oramai fra suoi amplessi la sapienza e quella nostra Abisac, che mai non invecchia, si riposi sul mio seno: essa è intemerata, adorna di perpetua verginità, e che, a somiglianza di Maria generando ogni giorno e continuamente partorendo, sempre si rimane incorrotta”.

La sapienza riscalda virginalmente l’anziano Davide e san Girolamo prende spunto per fare una lunga e bellissima riflessione sulla vecchiaia.

Omnes pene virtútes córporis mutántur in sénibus, et crescénte sola sapiéntia, decréscunt cétera. Quasi tutte le forze del corpo cambiano nei vecchi: solo la sapienza cresce, tutte le altre decrescono. Qui il vecchio monaco, fine esegeta e traduttore usa il termine virtutes nei suoi due significati: forza, vigore e virtù.

È allora il momento in cui, fracto corpore, infranto, rotto il corpo, si può divenire più dotti per l’età, meglio formati grazie all’esperienza, più saggi col progredire del tempo, e mietere i dolcissimi frutti delle antiche fatiche.

Ecco l’identikit di colui che, formato alle arti liberali, è invecchiato dopo una vita trascorsa meditando la legge di Dio giorno e notte: ætáte fit dóctior, usu trítior, procéssu témporis sapiéntior, et véterum studiórum dulcíssimos fructus metit. E’ il ritratto di Davide e di Girolamo stesso, erudito e monaco,secondo quel binomio così fruttuoso nell’antichità.

È ciò che vorremmo diventare tutti noi, anzitutto la cavernicola temporaneamente azzoppata.

Ma, come diceva la Pasionaria, quella Carlotta figlia di Guareschi, “io sono me” e ciascheduno fa i conti solo con se stesso e con Dio, nel fondo della sua e Sua grotta, in cubiculo suo.

Dalla grotta per oggi è tutto: alla prossima, ginocchia permettendo! Estote parati.

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