Piove, governo ladro. E gli Stati potranno essere condannati
di Vincenzo Rizza
Caro Aldo Maria,
la Corte Internazionale di Giustizia, organo delle Nazioni Unite, ha recentemente reso un parere (non vincolante) che stabilisce, tra l’altro, che:
- i trattati sul cambiamento climatico fissano per gli Stati che li hanno sottoscritti obblighi a garantire la protezione del sistema climatico e di altre parti dell’ambiente dalle emissioni di gas a effetto serra di origine antropica;
- il diritto internazionale consuetudinario stabilisce obblighi per gli Stati di garantire la protezione del sistema climatico e di altre parti dell’ambiente dalle emissioni di gas serra di origine antropica;
- gli Stati parti di Convenzioni e Protocolli per la protezione dello strato di ozono hanno obblighi di garantire la protezione del sistema climatico e di altre parti dell’ambiente dalle emissioni di gas serra di origine antropica;
- gli Stati parti della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare hanno l’obbligo di adottare misure per proteggere e preservare l’ambiente marino, anche dagli effetti nocivi dei cambiamenti climatici;
- gli Stati hanno obblighi ai sensi del diritto internazionale dei diritti umani di rispettare e garantire il godimento effettivo dei diritti umani adottando misure necessarie per proteggere il sistema climatico e altre parti dell’ambiente;
- la violazione da parte di uno Stato di qualsiasi dei precedenti obblighi costituisce un atto illecito internazionale con conseguente responsabilità di quello Stato e piena riparazione agli Stati danneggiati a condizione che sia provato un nesso causale sufficientemente diretto e certo tra l’atto illecito e il danno (Advisory Opinion of 23 July 2025).
In definitiva la Corte stabilisce il banale principio, riconosciuto dal diritto internazionale, per cui “pacta sunt servanda”: i trattati e in generale gli accordi sottoscritti tra Stati vanno rispettati. Così, d’ora in poi, potrebbe essere possibile condannare gli Stati per i cambiamenti climatici: non per guerre, terrorismo, massacri o persecuzioni, ma perché … fa caldo o perché non piove abbastanza o perché piove troppo.
In fondo gli Stati se la sono cercata: hanno firmato accordi demenziali, dettati per lo più da sinistre ideologie e appoggiati da una pseudoscienza e questo è il conto da pagare.
Peccato che a pagare non siano i firmatari ma i loro rappresentati (cioè noi), costretti a subire le follie ambientaliste e loro costi.
Immagino già i ricorsi in preparazione:
- le Maldive che, dopo le vegliarde che hanno ottenuto 80.000,00 di spese legali, denunceranno la Svizzera perché i ghiacciai alpini si sciolgono e il mare, per vendetta, sale di livello e la Germania perché produce troppa birra, generando gas serra;
- le Isole Figi che trascineranno l’Italia in tribunale accusandola di aver cucinato troppi spaghetti, contribuendo così all’effetto serra;
- le Barbados che pretenderanno milioni di dollari da chiunque abbia acceso una stufa dal 1850 in poi.
Anche il Vaticano, nonostante la svolta ecologista bergogliana non è immune: ci sarà pure qualche Stato che lo accuserà di accedente troppi ceri in San Pietro o di consumare troppa CO₂ durante le litanie.
Dagli Stati si passerà presto alle persone: le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sent. n. 20381/2025) hanno recentemente riconosciuto, pur non esprimendosi nel merito, la legittimazione della giurisdizione dell’autorità giudiziaria italiana in una causa intentata da Greenpeace. L’associazione ambientalista, infatti, ha convenuto dinanzi al Tribunale di Roma “l’ENI Spa, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la CASSA DEPOSITI E PRESTITI Spa, per sentirne accertare l’inottemperanza agli obblighi inerenti al raggiungimento degli obiettivi climatici internazionalmente riconosciuti e la responsabilità per i danni patrimoniali e non patrimoniali cagionati dal cambiamento climatico, con la conseguente condanna dell’ENI alla limitazione del volume annuo aggregato delle emissioni di CO2 in atmosfera derivante dalle attività industriali e commerciali e dai prodotti per il trasporto dell’energia da essa venduti, e del Ministero e della Cassa DDPP all’adozione di una policy operativa che definisca e monitori gli obiettivi climatici di cui l’ENI dovrebbe dotarsi, nonché, in subordine, con la condanna dei convenuti all’adozione delle iniziative necessarie a garantire il rispetto degli scenari elaborati dalla comunità scientifica internazionale per mantenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi”.
Prepariamoci, allora, a future cause di signore che faranno causa all’Italia perché l’umidità rovina la loro permanente o di buongustai che denunceranno la Francia perché il caldo altera il sapore dello champagne.
Anche perché la colpa del riscaldamento globale dev’essere per forza di qualcuno e tenuto conto che non possiamo condannare l’Oceano Indiano per lo tsunami del 2004 o il sole per le ondate di calore, quel qualcuno non può che essere l’uomo.
Mi permetto una proposta: e se invece di multare gli Stati multiamo i politici che frequentano conferenze internazionali e che firmano trattati inutili e dannosi? Risparmieremmo soldi, tempo e emissioni di anidride carbonica generate dai loro spostamenti. E soprattutto risparmieremo anche la fatica di doverli ascoltare mentre spiegano al mondo come salvarsi … da loro stessi. Anche perché, ammesso che il clima sia impazzito non è un buon motivo per impazzire anche noi.



