I giovani a Tor Vergata e la spazzatura

Nel web hanno fatto il giro del mondo le immagini del mare di
immondizia lasciata dai giovani che hanno partecipato alle cerimonie con il papa a Tor Vergata. Una distesa di rifiuti d’ogni genere, la cui rimozione richiederà tanto lavoro e un bel po’ di soldi.

“Non c’erano bidoni e cestini” è stata la giustificazione. Che lascia l’amaro in bocca tanto quanto le immagini della devastazione ambientale.

Non occorre essere geni per capire che la cosa migliore in questi casi è portarsi l’immondizia a casa e smaltirla ognuno per conto proprio. E magari questi ragazzi sono gli stessi che inneggiano alla Chiesa ecologista e, se ne hanno l’eta, votano per i Verdi.

Forse hanno pure letto l’enciclica ecologica di Francesco, ma evidentemente con poco costrutto.

La faccenda dei rifiuti abbandonati mi rende furioso. È un segno di inciviltà, mia prima ancora di stupidità, che non riesco a concepire.

Quando faccio un pic nic in montagna con la famiglia, mi porto a casa i rifiuti nostri e anche quelli che trovo sul posto e sui sentieri. Raccolgo perfino i maledetti mozziconi di sigaretta. E mi chiedo: com’è possibile venire in montagna e lasciare in giro spazzatura? Non riesco a capacitarmi.

Quando con i miei bambini del minibasket vado a giocare in trasferta (io sono il coach), prima di lasciare l’impianto che ci ha ospitati mi assicuro che gli spogliatoi in cui siamo stati siano puliti, anche più di come li abbiamo trovati.

Mi sembra qualcosa di normale. E qui non è questione di cattolici o non cattolici. È questione di educazione e rispetto, per se stessi e per gli altri.

Ricordo che anche nel Duemila Tor Vergata, dopo la veglia con Giovanni Paolo II, fu lasciata in condizioni pietose (e allora i giovani presenti furono il doppio di quelli del 2025). Speravo che dopo un quarto di secolo l’educazione ambientale avesse fatto qualche passo avanti. Illusione.

Agli educatori vorrei chiedere di non limitarsi alle parole. Fate raccogliere i rifiuti ai vostri ragazzi. La mia maestra elementare alla fine delle lezioni ci controllava le tasche del grembiule e se le trovava vuote ci apostrofava così: “Bestie feroci!”. Se le tasche erano vuote voleva dire che le carte delle caramelle le avevamo lasciate in giro. Una lezione che non ho dimenticato.

 

 

 

 

 

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