Una messa “novus ordo” ma bella e dignitosa
di Flavio Capusso
Caro Aldo Maria,
la seguo ormai da molto tempo con molto piacere e attenzione, il suo blog è uno dei punti fermi delle mie scorribande sul web.
Scrivo pensando a una vecchia rubrica da lei creata, “Pessime abitudini in chiesa”, per condividere invece il ricordo positivo di una bella domenica di vacanza.
Siamo a Verona a metà luglio, mia moglie ed io ci siamo regalati un sabato all’Opera in Arena.
Domenica mattina consultiamo gli orari delle sante messe e la scelta cade sulla Chiesa dei padri filippini, lungo l’Adige, zona tranquilla non distante dal centro.
La messa è ”novus ordo”, ovvero la “mia” messa visto che sono nato nel 1965. La Chiesa è un bell’edificio barocco, raccolta e luminosa, e ha conservato le balaustre tra presbiterio e fedeli. Noto che ai lati del passaggio centrale ci sono due cuscini per inginocchiarsi sui gradini.
Si accende una speranza, confermata al momento dell’Eucaristia: i numerosi fedeli (me compreso) che lo desiderano possono mettersi in ginocchio per ricevere la particola sulla lingua. E chi la riceve sulla mano è spinto a guardare verso l’alto e a fare un piccolo inchino.
Per noi un momento di autentica “gioia liturgica”. Il celebrante, inoltre, ha omesso di invitare al segno della pace, e nessuna traccia di “ministri straordinari” dell’Eucaristia.
Tutto qui. Un’esperienza che ho desiderato condividere con lei e i suoi lettori.
Non ho mai assistito a una messa “vetus ordo”. Spero di poterlo fare in futuro, ma so che anche la messa riformata può essere bella e dignitosa. Basta che il celebrante lo voglia, e con lui chi lo aiuta.



