Leone, il primato di Pietro e la chiarezza necessaria
di Alessandro Mirabelli
Il 17 luglio il Papa ha ricevuto in udienza i partecipanti al pellegrinaggio ecumenico ortodosso-cattolico dagli Stati Uniti e ha rivolto loro un discorso in inglese. Ne riporto un passo nella traduzione in italiano fatta dalla Sala Stampa della Santa Sede:
“Roma, Costantinopoli e le altre Sedi non sono chiamate a contendersi il primato per non rischiare di ritrovarci come i discepoli che lungo il cammino discutevano su chi fra loro fosse il più grande (Mc. 9, 33-37)”.
Questa affermazione si presta a due contrastanti interpretazioni.
La prima è quella teologicamente esatta poiché il primato è stato dato solo a Pietro (e ai suoi successori) e non c’è ragione per contenderlo.
La seconda è invece quella degli ortodossi che ritengono che il primato sia stato dato sì a Pietro ma non ai suoi successori e che esso sia finito con la sua morte. Loro sono disposti a riconoscere ai successori di Pietro solo un primato d’onore (primus inter pares) e nulla più.
Le parole di Papa Leone sembrano una eco del pontificato bergogliano quando il parlare volutamente ambiguo di Francesco si prestava molto spesso a differenti letture.
Da Leone XIV mi aspetto (e con me tanti altri) che celebri il funerale della stagione della confusione e che riporti in auge la chiarezza e la verità.
Oppure Leone vuole continuare sulla strada del suo immediato predecessore distinguendosi da lui solo per un linguaggio più forbito?



