Spazzatura sui prati e nelle menti
di Vincenzo Rizza
Caro Aldo Maria,
sei troppo duro con i giovani che hanno lasciato a Tor Vergata quintali di spazzatura senza preoccuparsi di raccoglierla. I tempi sono cambiati: la tua maestra era evidentemente troppo severa, ma soprattutto il metodo montessoriano impera e molti (fortunatamente non tutti) maestri di oggi hanno smesso di educare forse perché troppo spesso sono frutto della cultura sessantottina (quella del diciotto politico per intenderci) e non hanno nulla da insegnare (e non di rado sono più ignoranti dei loro discepoli). Quanto alle buone maniere, nonostante i proclami ecologisti, avrebbero tanto da imparare anche loro.
Naturalmente il declino non riguarda solo la scuola ma anche gli insegnamenti di alcuni sacerdoti e perfino vescovi che dovrebbero educarci alla Verità del Vangelo ma che hanno dimenticato il loro compito per abbracciare le verità del mondo.
Su Dagospia è stata recentemente riportata la notizia di un opuscolo predisposto dalla Cei per i giovani partecipanti al Giubileo che conterrebbe citazioni dal capitolo 22 del Vangelo secondo Giovanni, quando quel Vangelo notoriamente si ferma al capitolo 21 (Flash! – papalini, ma poco istruiti. l’opuscolo preparato dai vescovi della cei per i giovani…). Se la notizia fosse vera si tratterebbe probabilmente di un mero refuso, anche se sarebbe quanto meno singolare che nessuno nel principale organismo collegiale della Chiesa Cattolica italiana se ne sia accorto. Verrebbe da dire, come in “Un sacco bello” di Verdone: “Arfio, manco le basi del mestiere te ricordi!”.
Ho provato a verificare se la notizia sia vera cercando sul sito della Cei, ma non sono riuscito a trovare alcun riferimento a documenti o opuscoli rivolti ai giovani per il Giubileo in cui si citi il capitolo 22 di Giovanni. In compenso mi sono imbattuto in un opuscolo CEI intitolato “Camminiamo insieme” che contiene la “proposta pastorale per accompagnare i giovani prima, durante e dopo il Giubileo” (Progetto Giubileo).
È un testo adatto ai tempi moderni, pieno di principi, parole chiave e frasi fatte: “accompagnamento”, “iniziare processi”, “coraggio”, “scoperta”, “pellegrinare”, “dimensione personale ed ecclesiale”.
Si parla perfino di “parola ancorante” (?) da associare alla speranza, con la precisazione che nel kit del pellegrino degli italiani (naturalmente in vendita a prezzo di favore) “ci sarà anche un braccialetto bianco sul quale si può trascrivere la ‘parola ancorante’”.
Mancano solo un paio di cose, in fondo un dettaglio per un evento giubilare: la parola preghiera, mai citata espressamente nel documento, e la parola Gesù, appena accennata per ricordare che la Pasqua è “simbolo del Triduo Pasquale di Cristo nella sua passione, morte e resurrezione e di aprirci nella speranza ad una nuova vita riletta e vissuta con gli occhi della fede”. In compenso si parla del “tempo mistagocio” (o forse sarebbe stato preferibile dire mistagogico), anche se dubito che la maggior parte dei giovani abbia capito il riferimento all’iniziazione ai misteri di Cristo.
Insomma, al centro non c’è Cristo ma il gruppo, il camminare, il progettare, l’esperienza.
Bene ha fatto, allora, il Santo Padre a colmare la lacuna rimettendo al centro il Salvatore e sottolineando nell’omelia del 3 agosto che è “l’incontro con Cristo Risorto che cambia la nostra esistenza, che illumina i nostri affetti, desideri, pensieri” e che “la nostra speranza è Gesù. È Lui, come diceva San Giovanni Paolo II, «che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande […], per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna» (XV Giornata Mondiale della Gioventù, Veglia Di Preghiera, 19 agosto 2000). Teniamoci uniti a Lui, rimaniamo nella sua amicizia, sempre, coltivandola con la preghiera, l’adorazione, la Comunione eucaristica, la Confessione frequente, la carità generosa, come ci hanno insegnato i beati Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis, che presto saranno proclamati Santi. Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo”.
Anche perché i giovani non hanno bisogno di attività ricreative o sociologiche a sfondo spirituale ma di conoscere la Verità. La posta in gioco non è iniziare processi o fare esperienza ma la salvezza dell’anima. Tutto il resto – i braccialetti, i kit del pellegrino, le parole ancoranti – viene dopo, molto dopo e neppure serve.
In mancanza, continueremo a raccogliere spazzatura. Questa volta non solo nei prati di Tor Vergata ma anche nelle menti purtroppo confuse di generazioni di giovani cresciute da cattivi maestri a forza di slogan e spiritualità fai-da-te.



