Cronache dalla grotta / Sul senso del sacrificio

di Rita Bettaglio

Il sacrificio è un privilegio di cui bisogna essere degni.

Questa frase svetta da un imponente e affascinante edificio storico. Si tratta della Casa del Mutilato di Genova, eretta nel 1938. La struttura è d’impronta novecentista, innovativa e severa nelle forme; fu realizzata grazie anuna partecipata sottoscrizione pubblica e inaugurata alla presenza del capo del Governo, Benito Mussolini, il 16 maggio 1938.

La cavernicola ha dovuto uscire dalla grotta per condurre le proprie dolenti membra all’esame medico e, in un soleggiato pomeriggio di luglio, la Casa del Mutilato le ha dato una lezione di cui aveva bisogno.

Il sacrificio è un privilegio di cui bisogna essere degni: la scritta incisa in grandi, chiari e rotondi caratteri si riferisce al sacrificio di sé in guerra, per la patria, ma vale per ogni vero sacrificio.

Guardare quell’edificio, bello, possente e leggere questo monito, mette nell’animo la nostalgia di un tempo in cui il senso della solidarietà e responsabilità aveva ancora radici solide. Qui ebbero aiuto, sotto lo stesso tetto, soldati repubblichini e partigiani in qualche modo uniti dai segni che la guerra aveva lasciato nei loro corpi.

Il papà della cavernicola aveva fatto il fronte russo ed era un invalido di guerra: aveva perso un occhio per una granata sul Don. Ogni anno, il 6 gennaio, la futura cavernicola veniva condotta alla Casa del Mutilato perché la Befana portava i doni ai figli degli invalidi di guerra. Che ricordi…

Vedendola da un’ottica cristiana la frase sul privilegio del sacrificio si dimostra azzeccata: essere associati al Sacrificio di Cristo, quello cruento del Golgota e quello incruento dell’altare, è un privilegio, il sommo. Privilegio del tutto incompreso se la stessa santa Teresa d’Avila, in un dialogo con Gesù, lamentando il fatto che Egli trattasse con durezza i propri amici, ebbe ad esclamare: “È per questo che ne hai così pochi!

La sofferenza non ci piace e ripugna alla nostra natura: ciò è normale perchè, dice l’Ulisse dantesco, “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

Tuttavia è luogo privilegiato d’incontro con Dio, non perchè Egli sia sadico, ma perchè l’unione alla croce di Cristo e l’umiltà , frutto prezioso della sofferenza, aprono l’anima alla realtà vera e la rendono disposta a credere a quelle cose che “occhio non vide , né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo” (1Cor 2,9).

Ma queste, proprio queste “ha preparato Dio per coloro che lo amano”.

A questo punto la cavernicola, con la sua gamba gigia, ha fatto ritorno, edificata, alla propria grotta, con ancora negli occhi i pacchi scintillanti della Befana dei Mutilati e sulle labbra una preghiera per ognuno di loro, anzitutto per il suo papà.

Per scrivere alla cavernicola: cronachedallagrotta@gmail.com

Per visitare il novello blog della cavernicola: https://scolasticadotblog.wordpress.com/

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