Opinione / Vicenda Brusimpiano. Giusta l’inquietudine, ma che vada fino in fondo
di Antonio Polazzo
Caro Aldo Maria Valli,
leggo di Brusimpiano e noto che, come al solito, a suscitare inquietudine tra i buoni è esclusivamente la viscerale avversione dei “vescovi” modernisti nei confronti della messa cattolica.
Che quest’avversione susciti dolore e inquietudine è bene – sia chiaro – nella misura in cui quest’inquietudine coincide con l’impressione negativa che ogni anima buona riceve quando assiste alle aggressioni che le tenebre muovono alla luce.
Quel che non è bene invece è che, puntualmente, non susciti inquietudine una cosa che dovrebbe suscitarne molta: il contrasto tra la coerenza dei “vescovi e papi conciliari” rispetto alla loro religione (quella del Vaticano II e della nuova messa) e l’incoerenza di tanti sacerdoti che, a sessant’anni dalla rivoluzione, pensano che sia possibile tenere i piedi in due staffe o comunque conciliare l’inconciliabile: celebrare la messa della loro fede (la messa cattolica, anziché quella montiniana), vivere la loro fede e, contemporaneamente, riconoscere come vere autorità coloro che vogliono distruggere quella fede. Celebrare la messa cattolica nella religione del Novus Ordo Missae.
I “vescovi” autori degli “allontanamenti” sono coerenti col loro modernismo. Certo si potrà osservare che contraddittoriamente tengono il nome di cattolici, contraddizione intrinseca al modernismo, o che talvolta parlano di uguaglianza epperò poi premiano le schitarrate e puniscono il “rito antico” o che si dicono inclusivi mentre escludono sistematicamente chi vuole la messa di sempre: ma come non vedere che, nella sostanza, tutto ciò consente alla loro azione una maggior efficacia distruttiva? E come non vedere quanto sarebbe orribile, da parte nostra, rivendicare l’uguaglianza tra le chitarre e il “rito antico” oppure un posticino tranquillo dentro un circo? I sacerdoti “allontanati” invece sono coerenti, oggettivamente (soggettivamente non lo metto in dubbio), rispetto alla fede cattolica? Sono consapevoli che, riconoscendo come veri vescovi e veri papi coloro che impongono una religione diversa da quella cattolica, legittimano dei falsi pastori nel cuore dei fedeli e legittimano l’idea, letale per la vita della fede e della grazia, che dalla vera autorità della Chiesa possa venire una religione diversa da quella cattolica?
Inutile obiettare di avere il diritto di fare quello che la Chiesa ha sempre fatto e permesso, giacché – in tesi – l’obiezione sarebbe fatta alla stessa autorità della Chiesa e significherebbe inoltre affermare di aver l’assurdo ardire di conoscere più dell’autorità della Chiesa ciò che è meglio per la vita della fede.
A quelli poi che celebrano o assistono al rito antico per personale “gusto liturgico” (non credo sia il caso di Brusimpiano) non voglio nemmeno pensare: mi domando come costoro possano non sentire l’esigenza di correre a nascondersi, senza bisogno dell’ingiunzione vescovile…
Ci pensi: questi “allontanamenti” sono una grazia per chi si ostina ancora a tener chiusi gli occhi e a non capire. Maggiore è la chiarezza e la forza con cui sono fatti, maggiore è la possibilità che chi dorme finalmente si svegli.



