Come si perde la libertà

di Vincenzo Rizza

Caro Aldo Maria,

il sindaco di Forio, Comune dell’isola di Ischia, ha recentemente impedito che una nota tiktoker, regina indiscussa del trash napoletano, si esibisse a un evento privato locale. Non perché la serata violasse leggi, minacciasse la sicurezza o turbasse l’ordine pubblico, ma per un giudizio essenzialmente estetico: “Non è censura, ma tutela dell’immagine del paese: no al trash, ci preoccupa la cattiva pubblicità” ha dichiarato il primo cittadino.

Che la tiktoker incarni il folklore urlato e il trash più becero è circostanza indiscussa e indiscutibile: su questo il sindaco ha pienamente ragione. Che migliaia di follower possano, poi, seguire le gesta di quel personaggio è circostanza per me inspiegabile. Il problema, tuttavia, non consiste nelle sue pseudo qualità artistiche: il problema consiste nel fatto che non compete né allo Stato né a un sindaco stabilire chi possa presenziare o esibirsi in uno spettacolo privato. È una questione di limiti del potere, non di estetica o gusti artistici.

I poteri pubblici, in effetti, dovrebbero servire a proteggere vita, libertà e proprietà, non a trasformarsi in estensioni del gusto personale di chi governa e a decidere quale musica o dialetto sia accettabile in un evento, per di più privato.

Scriveva Ludwig von Mises in “Liberalismo” che “la tendenza tutta contemporanea a sollecitare divieti arbitrari non appena qualcosa non va a genio, e la disponibilità ad assoggettarsi a tali divieti anche quando non si è d’accordo con la loro motivazione, dimostra che non ci si è ancora liberati dal servilismo. Un uomo libero deve saper tollerare che i suoi simili si comportino e vivano diversamente da come egli ritiene giusto …

Quando l’autorità pubblica decide chi può salire su un palco privato, non sta “educando al buon gusto”: sta solo travalicando le proprie competenze soffocando le libertà individuali in nome del potere ricevuto da una maggioranza più o meno qualificata la cui tirannia, come insegna Alexis de Tocqueville, non è meno pericolosa della tirannia di un singolo.

Il sindaco di Forio, insomma, non ha fermato un’idea sovversiva, né un atto criminale: ha bloccato un’esibizione privata perché non gli piaceva. Non piace neanche a me, ma non è questo un buon motivo per impedirla.

È anche così che si perde la libertà: non solo con i grandi decreti liberticidi, ma con piccole intromissioni paternalistiche, spesso accompagnate da buone maniere e citazioni sul “decoro”. Se lo Stato — o un sindaco — può decidere oggi chi può presenziare a uno spettacolo privato, il passo successivo sarà stabilire chi può entrare al bar, al cinema o alla messa domenicale. E quando il potere rivendica il diritto di fare il censore delle altrui libertà, presto o tardi censurerà anche noi.

 

 

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