Lettera a “Duc in altum” / Precisazioni su Israele e Palestina
di Marco Anca
Caro Valli,
dopo alcuni recenti interventi su Palestina e Israele ospitati nel blog, propongo qualche riflessione.
Innanzitutto per parlare di determinati luoghi assai complessi bisogna andarci, e non come si visita una capitale europea.
Chi da un po’ di anni a questa parte è stato in Terra Santa ha toccato con mano, anche sulla propria pelle, la deriva nazista e suprematista della società israeliana. Una deriva di cui parlano apertamente le
poche coscienze critiche del mondo ebraico, come Gideon Levy di ”Haaretz”.
Dare tutta la colpa a Netanyahu e a pochi altri impresentabili personaggi come Smotrich e Ben Gvir (dei tre il più pericoloso è Smotrich) è un modo per fuorviare l’opinione pubblica, giacché il governo Netanyahu non è una “invasione degli Hyksos”, come nel secondo dopoguerra Benedetto Croce definiva il Ventennio fascista, contrariamente all’opinione di Calamandrei, ma è in perfetta sintonia con la società israeliana.
Gideon Levy ci dice che oggi il vero rappresentante della società israeliana è Smotrich, e chiunque sia stato in Terra Santa sa che è vero.
Poi ci sono alcune cose che, rispetto alle missive precedenti, ritengo vadano chiarite molto bene.
Hamas
Hamas è sostenitrice dei ratti genocidi di Hts in Siria, costola della Turchia.
Non a caso sia la Russia che l’Asse della Resistenza verso Hamas sono a dir poco gelidi, e hanno ragione.
Se valutiamo quindi le scelte di politica internazionale di Hamas, essa guarda ai movimenti islamisti sunniti ultraradicali (spesso proxies dell’Occidente tipo Isis) come Hts, quindi alla Turchia e al Qatar, tutti grandissimi amici dell’Occidente.
Sionismo
Il sionismo è un movimento politico nazionalista su base etnoreligiosa (“Der Judenstaat” è il titolo dell’opera di Herzl) creato nel 1904 da Theodor Herzl, giornalista ebreo ungherese (quindi cittadino asburgico), che era ateo.
Negli ultimi anni si è profondamente radicalizzato nella società israeliana, una delle società più atee del mondo e dove tutti sono armati, in senso ultranazionalista e suprematista, con la religione usata strumentalmente come cemento identitario ideologico.
Esistono anche ebrei che sono antisionisti, e sono alcuni dei più religiosi, di solito, come quelli di Mea Shearim (quartiere di Gerusalemme in cui sembra essere tornati nella Polonia degli anni trenta e che va, con l’opportuno rispetto anche nei comportamenti, assolutamente visitato).
Quindi l’assimilazione tra antisionismo e antisemitismo è pure propaganda spazzatura israeliana che purtroppo attecchisce anche in ambienti non ebraici.
“Superiorità” economica e sociale di Israele rispetto agli arabi
Senza i soldi e le armi degli Usa Israele dove andrebbe ?
Sarà un caso ma le uniche due volte in cui gli Usa hanno fermato Israele (1956 guerra di Suez, presidenza Eisenhower, e 1982 invasione del Libano, presidenza Reagan), lo hanno fatto senza troppo clamore minacciando di chiudere i cordoni della borsa.
Cristiani
Se qualcuno non lo sapesse, ci sono anche dei cristiani tra i palestinesi (il 10% dei cittadini arabi di Israele, più una percentuale non grande e che è difficile quantificare, viste le differenze tra le fonti, in Cisgiordania, e pochissimi a Gaza).
E sono il bersaglio preferito degli israeliani sia a Gaza che in Cisgiordania (e degli occidentali e della Turchia nel resto del Levante, Siria in primis), passando dalle cannonate agli assalti ai villaggi, dalle intimidazioni ai sacerdoti agli sputi ai singoli cristiani pellegrini compresi.
Il vero “scontro di civiltà”, che chi è ottenebrato da ideologie vecchie da consegnare al rigattiere non sa o non vuole vedere, è tutto interno all’Occidente, tra protestanti ed ebrei, che spesso e volentieri usano proxies islamisti sunniti radicali (Isis, Hts) contro cattolici, ortodossi e, lo stiamo vedendo, altre malcapitate minoranze come alawiti e drusi.
Per concludere, il riconoscimento della Palestina è un atto dovuto politicamente, eticamente e moralmente, e non significa “legittimazione di Hamas” (propaganda degna di Smotrich), ma riconoscimento dello stato di Palestina. Punto.
Poi i palestinesi si sceglieranno i loro governanti, e se non piaceranno non si stabiliranno rapporti diplomatici ufficiali.
Io ho l’impressione che molti dei sostenitori italiani di Israele guardino alla realtà essendo rimasti fermi a cinquant’anni fa, solo che la realtà è dinamica e non è statica.
Posto che gli israeliani ci considerano goyim e ci detestano e disprezzano, non considerandoci parte della loro civiltà, qual è la nostra “civiltà occidentale”? Quella di un genocidio di un popolo, anche con la fame? No grazie, non in mio nome.
Anche definire “cattodem” tutti quei cattolici critici con Israele (che non è razzismo e non è un reato) e favorevoli alla causa palestinese è inaccettabile. Conosco molti cattodem filo Nato e filo Ue favorevoli a Israele e molti “cattolici della resistenza” (che potremmo definire conservatori e tradizionalisti) favorevoli alla causa palestinese.
È un argomento che divide trasversalmente la comunità.



