Don Bux e la lettera di Ratzinger sulla rinuncia al pontificato. Tutto chiarito? Non proprio
di Aldo Maria Valli
Come tutti i libri di don Nicola Bux, anche “Realtà e utopia nella Chiesa” (scritto con Vito Palmiotti) è pieno di spunti di riflessione istruttivi sia per la comprensione della situazione nella Chiesa sia per la vita di fede. In gran parte appropriato è il doppio parallelismo da un lato fra Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e dall’altro fra don Tonino Bello e Francesco. Wojtyła e Ratzinger, nell’interpretazione di don Bux e Palmiotti, rappresentano la realtà della Chiesa, realtà evangelica fondata su Cristo, le Scritture e la tradizione, mentre don Bello e Bergoglio rappresentano l’utopia rivoluzionaria (nel senso etimologico di sovversione) che pretende di fondare una sorta di nuova Chiesa sulla base della volontà umana, rendendola così incompatibile in radice con la Chiesa di Cristo.
In realtà, man mano che procedo nello studio dei pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI mi accorgo che anche al loro interno ci furono, a tratti, evidenti cedimenti all’utopia in quanto esito del Vaticano II, ma non è questa la sede per introdurre un dibattito in proposito.
Mi occupo invece dell’appendice contenuta nel libro, in cui don Bux va con il ricordo alla sera del 21 luglio del 2014, quando fu ricevuto dal papa emerito nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano, dove Ratzinger risiedeva.
Don Bux era lì per sottoporre a Ratzinger commenti e dubbi di tanti amici autorevoli sulla rinuncia e sulla figura del papa emerito, e il colloquio durò circa un’ora. Numerosi gli argomenti, compresa la liturgia e, ovviamente, il Vaticano II.
Alla fine don Bux consegnò a Ratzinger una lettera con una sintesi dei dubbi e delle domande suscitate dalla scelta della rinuncia. Benedetto XVI promise di rispondere e, come suo solito, mantenne la parola. Un mese dopo, don Bux ricevette una lettera dal papa emerito.
Nell’appendice sono pubblicate entrambe le lettere, che certamente sono documenti importanti nell’ambito delle ricerche sulla rinuncia al papato da parte di Benedetto XVI. Ma la risposta del papa emerito è ben lontana dal permettere di sciogliere tutti i dubbi.
Nella sua lettera don Bux (che non si rivolge mai al papa come a sua santità ma lo chiama padre) va dritto al problema. Non si può pensare, scrive, di lasciare il solo esercizio del ministero e non anche il munus. Né può ci si può vestire da papa e farsi chiamare papa se non lo si è più. La questione del papa emerito andrebbe regolamentata, ma nessuno l’ha fatto, e ora la confusione è grande. Non solo, si incomincia a parlare di scisma strisciante e di antipapi: gravissimo!
Nella risposta, il papa emerito scrive: “Dire che nella mia rinuncia avrei lasciato ‘solo l’esercizio del ministero e non anche il munus’ è contrario alla chiara dottrina dogmatica-canonica […]. Se alcuni giornalisti parlano ‘di scisma strisciante’ non meritano nessuna attenzione”.
Il tono è risentito, quasi stizzito. Strano, perché Ratzinger era noto per la squisita cortesia. Sintomo di nervosismo? Forse del fatto che, sotto sotto, incominciava a rendersi conto di aver sbagliato?
Nel libro si dice che “la risposta di Benedetto XVI chiarisce in modo definitivo che la rinuncia al pontificato è stata reale, senza alcuna divisione tra munus ed esercizio del ministero”. Ma si ammette che è una risposta parziale, perché non affronta tutti i problemi sollevati da don Bux ed è alquanto sbrigativa. Anche nel libro si osserva che Ratzinger, solitamente gentile e mite, viene trovato in questa materia “piuttosto chiuso”.
Molti si sono chiesti: perché don Bux ha rivelato la lettera di Ratzinger solo adesso? L’ho chiesto direttamente a lui, e mi ha risposto: “Si trattava di lettere private, che raccoglievano analisi e valutazioni di amici cardinali ed esperti, e l’etica dell’amicizia non consentiva di renderle pubbliche. Tale comportamento è stato richiesto e sostenuto appunto dai cardinali amici e dai collaboratori, in primis dal coautore Vito Palmiotti. Inoltre, nell’introduzione all’appendice spiego che, morto papa Benedetto e poi anche Francesco, si è ritenuta oggettivamente conclusa la fase emotiva che impediva ciò”.
Sarò sincero. Fatico un po’ a capire la scelta di tenere la lettera nel cassetto per undici anni, in mezzo al putiferio generato dalla rinuncia. Ma la rispetto.
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Nicola Bux, Vito Palmiotti, “Realtà e utopia nella Chiesa. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI vs don Tonino Bello e Francesco”, Omni Die
Foto: Ansa



