Bestemmie fra gli adolescenti / Le vostre testimonianze
Dopo il mio articolo [qui], il contributo di Valentina Lazzari [qui] e quello di Michela Di Mieri [qui], stanno arrivando numerose le vostre testimonianze circa il tristissimo fenomeno della bestemmia tra i giovani. Ne propongo una sintesi.
Scrivete a: blogducinaltum301@gmail.com
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Caro Valli,
sono un docente di scuola superiore e non mi meraviglio di cosa scrive “Duc in altum” sulle bestemmie fra i giovani. La bestemmia è di moda specie fra le ragazze e questo mi addolora. Quando le sento a scuola, rimprovero energicamente e benedico il Signore ad alta voce, poi recito in silenzio la preghiera in riparazione “Dio sia benedetto…”.
I nostri ragazzi non ne capiscono la gravità. La capiscono invece i ragazzi di altre religioni, che non si sognano nemmeno di pronunciarle e restano a guardare sorpresi i loro coetanei “cattolici”.
Un giorno, dopo una bestemmia pronunciata da un ragazzo, gli ho fatto notare: “Se a bestemmiare fosse stato il tuo compagno di religione diversa non l’avrebbe passata liscia. L’avrebbe pagata molto cara”. E il ragazzo di religione diversa l’ha confermato con un gesto eloquente.
Antonio Raynal
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Caro Valli,
intervengo sulla questione delle bestemmie fra i giovani riportando un’affermazione recepita durante una catechesi di padre Serafino Tognetti della Comunità dei Figli di Dio fondata da don Divo Barsotti. Egli riportava un fatto accaduto alla venerabile Costanza Zauli, che aveva colloqui mistici con Gesù. Riguardo alle bestemmie, il Signore le disse di ripetere questa invocazione: “Gesù, Maria, vi amo, salvate le anime!”. Con questa preghiera si riparano mille bestemmie.
Maria Zoffoli
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Caro Valli,
mi risulta incomprensibile come dei ragazzini possano essere così maleducati da bestemmiare. E dare anche qui la colpa alla pandemia scatena tutta la mia ilarità.
Da insegnante, ho lottato per anni contro il fenomeno, una delle tante facce dell’Apocalisse.
Ricordiamo che anche i ragazzini possono essere malvagi. Ma con il tempo, posto che è un fenomeno orrendo, ho notato che fare una breve catechesi con tranquillità li annienta più del rimprovero forte e immediato, che paradossalmente li fa sentire quasi importanti.
Grazie per avere aperto il dibattito. Sia lodato il nome di Gesù.
Elena Palatini
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Caro Valli,
sono un quarantenne, impiegato tecnico in una fabbrica in Toscana, regione che per quanto bella possa essere è purtroppo terra di bestemmie, usate come intercalare.
Vorrei far notare che la bestemmia qui non riguarda solo i giovani, ma anche gli adulti. Quando dall’ufficio vado in fabbrica mi viene da piangere: pochi gli operai che non bestemmiano. Anzi, sembra che molti parlino solo con la bestemmia.
Quando sono presente, non manco di dire di non offendere Dio: “Anche se tu non lo sai, lui ti ama infinitamente”. A volte mi sembrano parole al vento ma ho notato che, piano piano, almeno quando ci sono io, qualcuno si trattiene.
La mia preghiera di riparazione sono le “Laudes divinae”.
Grazie per il blog
Marco La Sala
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Caro Valli,
anch’io speravo che questo fenomeno oltraggioso e volgarissimo scemasse con il tempo.
Ma non credo vi sia da stupirsi se in un periodo così infimo sul piano comportamentale la bestemmia dilaghi.
Ragazzi, per altri versi anche di buon carattere, che ho ripreso, si sono scusati, ma per loro è un intercalare come un altro, dato che la convinzione religiosa è ormai quasi del tutto svanita e vivono in un agnosticismo pressoché totale, che certo né noi tiepidi laici, né sacerdoti tanto propensi a perdonare tutto contribuiscono a correggere.
Il problema è ancora quello denunciato da Benedetto XVI, la mancanza di fede.
Che Dio ci aiuti, perché fosse per noi le cose non miglioreranno mai.
Sia lo dato Gesù Cristo.
Giovanni G. Marcolini
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Carissimo Valli,
sono un insegnante di scienze motorie (la vecchia educazione fisica) in un istituto superiore di Cremona.
Ci tenevo a raccontarle che ciò che lei ha scoperto quest’estate (l’attrazione degli adolescenti verso la bestemmia) è già purtroppo diffusa da diversi anni.
Nella mia materia osservo che basta alle volte un semplice errore di un compagno durante una partita di pallavolo o una botta rimediata in un contrasto di gioco per “far partire” (come dicono i ragazzi) una bestemmia. Per alcuni di loro è ormai una prassi. Addirittura ci ridono su. Se rimproverati, mi rispondono: “Come si fa a non bestemmiare quando mi succede questo o quello”?
Questo mi amareggia e mi porta a pensare che davvero abbiano perso sia il senso del sacro sia il rispetto per la sensibilità altrui. Ma soprattutto il senso del sacro. E d’altronde noi educatori spesso non siamo meglio: ho sentito più volte miei colleghi esprimersi in maniera analoga.
Che fare, dunque? Ovviamente non ho la ricetta: nel mio piccolo sono intransigente. Fin dal primo giorno di scuola, in prima, dico chiaramente ai ragazzi che non devono bestemmiare, punto. Che piuttosto se la prendano con me, ma mai col Padreterno. Arrivo anche a dare le note per le bestemmie. Risultati? Almeno nelle mie ore, di bestemmie non se ne sentono (quasi) più.
Ma la vera sfida è amare questi ragazzi: correggerli amandoli. Ogni tanto recito una decina del rosario per loro e una per me, perché io abbia la forza di testimoniarlo.
Con affetto e stima.
Federico “Orson” Manfredini
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Caro Valli,
quando mi capita qualche volta di sentire una bestemmia, principalmente nei confronti di Dio, non resto mai indifferente, ma invito chi l’ha pronunciata a non ripeterla, e lo chiedo per favore, per rispetto verso di me che sono credente.
Ho tentato talvolta l’approccio “teologico”, dicendo che è assurdo e pericoloso andare contro un essere che ci sostiene, ma questa mia riflessione è caduta nel vuoto: c’è in giro un ateismo di fatto, anche tra i giovani.
Se li riprendo brevemente, con calma e quasi con affetto, i ragazzi in genere reagiscono bene: non si inquietano e qualche volta cercano di nascondere la parola detta sostenendo di averne detta una simile. Giustificazione patetica, ma che per lo meno mostra un accenno di pentimento.
La causa di questa pessima abitudine sta, secondo me, nell’ateismo di fatto (di cui parla anche il papa) e nell’aggressività ribelle di molti ragazzi.
Credo che se noi credenti saremo attenti a riprendere, senza ira ma con fermezza, chi pronuncia una bestemmia (che non è più perseguita dal codice penale), si arriverà almeno ad aumentare il rispetto nei nostri confronti, sperando che per osmosi la fede passi nella mente e nel cuore di chi ha bestemmiato, soprattutto se è giovane.
E non dimentichiamo di raccomandare questi ragazzi al loro angelo custode.
Angelo Di Marzo
medico universitario
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Caro Valli,
purtroppo nella mia zona (provincia di Sondrio) la bestemmia è molto diffusa e non solo tra adolescenti. Ritengo sia uno dei peccati più odiosi e, soprattutto, sottovalutati. Troppo poco se ne parla, pur essendo oggetto del secondo comandamento. Credo che il demonio sussulti di orgoglio e falsa gioia ogni qualvolta ne sente pronunciare una.
Quando la sento, cerco di rimediare con questa invocazione ispirata a quello che disse Gesù sulla croce: “Signore perdonalo, perché non sa quello che dice”.
La bestemmia è un’abitudine gravissima e, ripeto, sottovalutata, spesso ritenuta un semplice modo di imprecare senza troppa importanza.
Spero che discutendone si possa contribuire a far diminuire questo orrendo e blasfemo fenomeno.
Ringraziandola per quello che scrive sul blog, la saluto cordialmente.
Roberto Pighetti
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Caro Valli,
attraverso il blog ho verificato che la questione della bestemmia in contesti giovanili non è frutto di una mia personale impressione, ma una triste realtà diffusa. Confermo la sensazione: non sembra di trovarsi di fronte a una reale, consapevole e determinata opposizione al Creatore. Più che insofferenza “programmatica” verso il divino si tratta di ignoranza, debole spessore umano e cognitivo, confusione sul concetto stesso di dignità. E non possiamo fare a meno di interrogarci sulle generazioni che
hanno preceduto questi giovani costituendo per essi un paradigma, un contesto in cui sviluppare il proprio approccio al reale.
Ormai da tempo si parla di “emergenza” educativa e se è vero che con il susseguirsi delle generazioni quanto c’è di virtuoso rischia di affievolirsi almeno parzialmente (talvolta accade pure che i ragazzi assorbano il peggio di noi), è ormai da tempo che la generazione che dovrebbe educare non ne è all’altezza, rivelandosi pesantemente contaminata da una visione complessiva fondamentalmente nichilista, qualunquista, utilitarista, cinica, antispirituale, quando non ostile all’altro, all’essere umano considerato praticamente un fastidio o perfino un intralcio alla propria riuscita. Una configurazione sociale pesantemente dominata dalla digitalizzazione, che rischia di essere introiettata con esiti nefasti, contribuisce a sminuire ulteriormente l’empatia verso l’altro, la vita, sé stessi.
In questo contesto, e data quasi per scontata la crisi di fede che non ha risparmiato neanche il mondo cattolico, credo che il cristiano possa cogliere paradossalmente tutto ciò come opportunità di crescita
personale, ben sapendo che non sarà un gesto clamoroso a rimettere le cose a posto ma un lavoro di lungo periodo che passa dalla personale adesione e riproposizione della Verità tutta intera senza cercare scorciatoie di comodo che non aiutano nessuno, a cominciare da sé. In definitiva non ho una risposta specifica al problema, capisco solo che esso è assai più ampio e necessiterebbe una ricostruzione, paziente, dal basso, dalle basi.
Claudio



