Cronache dalla grotta / Virgulti d’ulivo, allori caduti e semi

di Rita Bettaglio

Filii tui sicut novellæ olivarum in circuitu mensæ tuæ (Salm 127, 3): i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa.

Novellae olivarum sono i rami nuovi degli ulivi o le piante giovani: indicano comunque qualcosa che è destinato a crescere, che darà frutto, che si apre alla vita ed è promessa di frutti abbondanti.

È potenza ancora, che si è appena affacciata all’atto e sta facendo le prime mosse.

Sono i germi, i germogli: delicati ed esposti a letali gelate, vanno protetti e custoditi con la discretio di una buona madre.

La cavernicola sta terminando alcuni giorni di esercizi e, lo sapete, gli esercizi sono quelle cose che sai come cominciano ma non sai su che strade ti condurranno. Durante gli esercizi si riceve molto e tutto, parole, preghiere, natura si combinano in mille e mille modi, cosicché alla fine non si sa più chi abbia detto che cosa.

Nella notte c’è stata burrasca e un ramo di una grande pianta d’alloro si è abbattuto sulla di già acciaccata auto della cavernicola, sicché stamattina il veicolo appariva dotato di una verde capigliatura odorosa di lauro.

Mentre il cielo borbotta nuovamente, torniamo ai virgulti d’ulivo intorno alla mensa dell’uomo che teme il Signore. Quest’uomo, dice il salmista, è beato e godrà d’ogni bene: sua moglie sarà come una vite feconda nell’intimità della sua casa e i figli promettenti giovani virgulti.

Chi sono i figli e la moglie dell’uomo che teme il Signore? Chi sono i figli e la moglie di ogni anima cristiana?

Vitis abundans, novellae olivarum sono i frutti dell’anima che teme il Signore e cammina nelle Sue vie.

Exiit qui seminat, seminare semen suum (Lc 8,5): uscì il seminatore a seminare il suo seme.

Semen est verbum Dei (Lc 8, 11): il seme è la parola di Dio, ma anche il Verbo coeterno del Padre, il Figlio unigenito, Nostro Signore Gesù Cristo.

Quanto produrrà questo seme dipende dal terreno, che siamo noi? Più il terreno è arato, concimato, la terra smossa e liberata dai sassi, più i frutti saranno abbondanti.

Una volta un monaco, uomo di Dio, mi disse: “Ho fatto esperienza che Dio può far girare le ingiustizie a nostro favore”. Ciò che ci fa storcere il naso, piangere, soffrire, i tempi morti, il silenzio, l’apparente inutilità, la malattia, l’incomprensione, l’umiliazione: tutto questo è l’incubatrice perfetta per il seme, come fu l’ispida greppia per il Bambin Gesù. Lì Egli nacque. Qui potrà nascere nelle nostre anime.

Sulla cavernicola banchettano le zanzare come un flagello biblico ed ella sorride di tanto in tanto pensando a Giobbe che si grattava con un coccio. Il cielo borbotta corruscato, quasi fosse un genovese mugugnone e la grotta attende l’imminente ritorno della sua assistita col bagaglio degli esercizi da digerire.

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