Leone e la suora orfana di Bergoglio
Ieri ci siamo occupati [qui] dell’udienza concessa da Leone XIV al padre gesuita James Martin, paladino dei “diritti” Lgbtq, alla vigilia de giubileo delle persone omosessuali (6 settembre). E oggi un’altra notizia sulla stessa linea: il papa il 28 agosto, nel giorno di sant’Agostino, ha ricevuto la domenicana argentina Lucia Caram, a sua volta sostenitrice delle coppie omosessuali e nota, fra l’altro, per aver dichiarato che Maria non poteva essere vergine.
Grande amica, ça va sans dire, di papa Francesco (nel giorno della morte di Bergoglio disse: “Mi sento orfana”), suor Caram due anni fa dichiarò: “Sono favorevole al matrimonio degli omosessuali in Chiesa perché Dio benedice sempre l’amore. Se si amano… Cosa volete che vi dica! Non hanno il voto di castità che ho io”.
Nel bollettino ufficiale della Santa Sede non c’è notizia dell’incontro con papa Leone, ma una foto (che fa il paio con quella di ieri col padre James Martin) è trapelata.
Nata a Tucumán da una famiglia di origine libanese, suor Lucía Caram Padilla risiede in Spagna ed è molto attiva nei media. In una intervista, alla domanda se due uomini che hanno rapporti sessuali commettano peccato, ha risposto: “Non sono nessuno per dire che qualcuno commette peccato in qualcosa. Non sono nessuno per condannare qualcuno. E Gesù dice che non dobbiamo condannare nessuno. Quindi non condannerei né direi ‘questo è un peccato o questo non è un peccato’”.
Come nel caso di James Martin, non sappiamo che cosa si siano detti Leone e la suora argentina, ma l’incontro è di per sé un messaggio.



