Dopo il Meeting di Rimini / Ma CL dove sta andando?
di Francesco Balducci
L’edizione numero quarantasei del Meeting di Rimini ha confermato la tendenza della kermesse ciellina di fine estate a essere ormai un luogo di dibattito senza un chiaro giudizio sul mondo e sulla Chiesa, capace di dire tutto e il suo contrario. A dominare la scena, quest’anno, sono stati i due inviti all’ex premier Mario Draghi e all’attuale presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Lo scrittore e giornalista Antonio Socci (che di CL è stato per decenni uno degli intellettuali di punta e più acuti, per poi allontanarsi dal Movimento con la disastrosa conduzione Carrón) ha notato, in un articolo di fine agosto, come l’invito senza contraddittorio a Draghi sia stato un tentativo dei vertici del Meeting e di CL di accodarsi alla figura dell’ex premier ed ex presidente della Bce e al suo europeismo tecnocratico, che poco ha a che vedere con la tradizione cattolico-popolare da cui trae origine Comunione e Liberazione. Il punto è che “da molti anni a questa parte” CL ha “smesso di guardare in modo critico al Potere per assecondarlo e accodarsi alla mentalità dominante”, come ha scritto in un editoriale (dal titolo significativo “La continuità è solo apparente”) sulla “Nuova Bussola Quotidiana” il suo direttore, Riccardo Cascioli, anche lui di provenienza ciellina ma molto critico con la china presa dal movimento ecclesiale negli ultimi lustri.
Si fa fatica a capire cosa c’entri l’Europa di Draghi – che va di fatto nella direzione di un Super-Stato che annulla famiglie, corpi intermedi e nazioni – con il “più società e meno Stato”, storico slogan dei tempi di don Giussani e con “l’Europa dei popoli e delle culture”, titolo del Meeting del 1981. Eppure, “ci riconosciamo nell’europeismo di Draghi” ha detto il presidente del Meeting, Bernard Scholz.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha fatto un discorso decisamente molto più in sintonia con la platea ciellina, parlando di case per giovani famiglie e ricordando il ruolo di CL nella storia dei decenni passati della Chiesa italiana, sottolineando come Comunione e Liberazione non si sia appiattita sulla scelta religiosa fatta da diverse realtà dell’associazionismo cattolico, che hanno separato la fede cristiana dalla presenza pubblica, facendo prevalere il pensiero mondano invece degli insegnamenti della Chiesa.
Con il tempo, quel pensiero mondano è entrato prepotentemente anche dentro il movimento di Comunione e Liberazione, e il Meeting ne è uno specchio. Innanzitutto “è sparito un giudizio chiaro sulla realtà su cui le varie personalità invitate” erano “costrette a confrontarsi. Si evita qualsiasi cosa che possa essere vista come divisiva, non si trattano o appena si sfiorano temi caldi” ha scritto Cascioli nel suo editoriale. Così che il Meeting “è via via diventato un grande contenitore in cui si dibatte di tante cose con una passerella di personaggi che dicono ognuno quello che vuole”.
Negli anni scorsi il Meeting fece una grande pubblicità all’Agenda 2030, quest’anno grande spazio si sono prese associazioni internazionali come Save the Children, Intersos e WeWorld. Associazioni che promuovono aborto e contraccezione e hanno una visione anti familista che poco ha a che vedere con un’educazione cattolica. Dare spazio a queste realtà al Meeting di Rimini “significa dire che la fede non ha nulla da dire sulla realtà” e “vuol dire che camminare insieme è più importante della mèta”, per usare ancora le parole del direttore della “Nuova Bussola”. Insomma, il Meeting di Rimini è da tempo lo specchio di una realtà ecclesiale che ha perso il sacro fuoco delle origini, che “ha sepolto don Giussani e, vergognandosi di Cristo, ha cercato un posto alla corte dell’imperatore”, per citare Socci.
La CL attuale, dopo i turbolenti anni del commissariamento dei Memores Domini e delle dimissioni di don Juliàn Carrón, naviga a vista. Quasi sparita da scuole e università (tranne qualcosa a Milano, dove è nata), sparita dal dibattito culturale ed ecclesiale, Comunione e Liberazione è attraversata da mal di pancia interni. Carrón e i suoi seguaci si sono ormai organizzati come una vera e propria corrente interna, con tanto di ufficio in centro a Milano. Diversi Memores Domini sono usciti dall’associazione, tra questi l’ex presidente nazionale Antonella Frongillo e altri nomi di punta. Secondo fonti interne, la galassia carroniana sta studiando con attenzione come si muove la Chiesa con il nuovo pontefice, e attende di capire chi verrà nominato come prefetto del Dicastero per i laici al posto del cardinal Farrell, che in questi anni ha richiamato con vigore CL e Memores a obbedire alle direttive della Chiesa. Non è escluso che, con il tempo, questa corrente dia vita a un nuovo movimento ecclesiale. Nel mentre, il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, Davide Prosperi, disbriga gli affari correnti, lascia il Meeting nelle mani di Vittadini e Scholz, mostrandosi incapace di risollevare CL dal baratro culturale e dottrinale in cui è caduta.



