Dove andrà Leone? E chi riceverà in Vaticano? Questioni che segneranno il pontificato
di Marco Anca
Dopo le considerazioni di Aldo Maria Valli [qui] sui prossimi impegni di papa Leone e sui viaggi del pontefice, aggiungo qualche osservazione.
Leone cammina su un campo minato. Il viaggio in Turchia a Nicea è importante anche per l’abbraccio con l’ortodossia, ma è quanto mai scivoloso. Leone andrebbe a incontrare Bartolomeo, patriarca ecumenico di Costantinopoli, che non è tutta l’ortodossia. Anzi, concedendo il tomos di autocefalia alla chiesa scismatica nazionale ucraina, Bartolomeo ha provocato una forte divisione in campo ortodosso. Qualche suscettibilità quindi Leone la va ad urtare.
Certo, se il viaggio in Turchia fosse più ad ampio spettro, magari anche ad Antiochia, portando la solidarietà dei cattolici a quella sfortunata comunità, il papa andrebbe a incontrare gli ortodossi arabi del patriarcato di Antiochia, facendo una visita più “ecumenica”.
In Libano invece, nazione con una importante presenza di cristiani d’Oriente cattolici, ortodossi e armeni, il papa ci deve andare, non ci sono scuse. Ero lì nella primavera del 2022, e mi ricordo che aspettavano Bergoglio: una visita di cui il Libano aveva disperatamente bisogno. Ma Bergoglio, in seguito al veto dei suoi amici democratici americani, vilmente marcò visita adducendo motivi di salute, salvo poi due settimane dopo fare un viaggio molto più lungo per andare a baciare la pantofola a Trudeau, globalista davosiano e sostenitore dell’eutanasia.
Quanto a Gaza e alla Terra Santa, mi rendo conto che sarebbe molto difficile, servirebbero una forza e una potenza profetica e di testimonianza che l’uomo non sembra possedere. Ma chissà, magari mi sbaglio.
Follia pura un viaggio in Ucraina: significherebbe un endorsement ai nazisti lì al potere (che “busificano” la gente per mandarla al fronte, quindi uno schiaffo a tutti quei poveracci), una scelta di campo a favore delle nomenklature internazionali della Ue e della Nato, nonché uno schiaffo alla Russia ed all’ortodossia russa che impedirebbe ogni dialogo per i prossimi cento anni almeno. Spero che il papa ci ragioni bene prima di fare un errore del genere.
Parliamo ora dei prossimi incontri in Vaticano. Le letture non sono univoche.
Herzog, quello che firma le bombe da sganciare sui civili a Gaza, non lo avrei mai ricevuto. Non è migliore di Netanyahu, Smotrich, Gantz e Ben Gvir. E vediamo se Leone avrà il coraggio di dirgli qualcosa. Comunque, nel caso, la maggioranza globale vedrà la differenza con Pizzaballa. Se poi bisogna fare le marchette a Israele perché servono le donazioni dagli Usa, allora la Chiesa cattolica è messa ben male.
Resta la sgradevole impressione di una Chiesa cattolica in cui i vertici sono asserragliati nel bunker occidentale mentre la gran parte dei fedeli e del clero di base appartiene alla maggioranza globale. Sembrerebbe che la Chiesa cattolica, dopo duemila anni, abbia perso il polso del mondo e non ne capisca la dimensione multipolare restando nella zona di conforto occidentale.
Per Nawrocki, ultranazionalista e cattolico polacco non amico degli ucraini, i primi ad arrabbiarsi sono quelli di Bruxelles, compari del liberale Tusk, che di Nawrocki è accanito avversario. Anche lì vedremo cosa gli dirà, se appoggerà la lotta del cattolicesimo polacco contro il liberalismo empio e degenerato oppure gli chiederà di essere sottomesso e arrendevole.
Comunque, incomincerei a incontrare anche i capi di stato e di governo della maggioranza globale, dato che i cattolici, lo ripeto, oramai stanno lì (si vedano i dati dell’Annuario statistico vaticano 2023 uscito da poco), e lì è pure il futuro del cattolicesimo.
Drammatica domanda finale: se passerà il messaggio che la Chiesa cattolica ufficiale si schiera con Israele, che ne sarà di tutti i cristiani d’Oriente?



