Lettera a “Duc in altum” / Padre Pio, il Vaticano II e la Chiesa che vive
di Leone Serenissimo
Caro Aldo Maria,
gli interessanti contributi che hai pubblicato riguardo alla figura di monsignor Joseph Clifford Fenton, [qui e qui] mi hanno portato nuovamente a riflettere sulle parole di Padre Pio da Pietrelcina che in tante occasioni una sua figlia spirituale, laica consacrata, mi ripeteva. Erano parole che il Padre, dal profondo del suo cuore e come una supplica, rivolgeva ai vescovi che si recavano a fargli visita negli anni 1964-1965: “Chiudetelo prima che potete questo Concilio! Sessant’anni non basteranno per porre rimedio ai suoi errori”.
L’8 dicembre prossimo ricorreranno precisamente sessant’anni dalla conclusione del Concilio ecumenico Vaticano II. “Sessant’anni non basteranno…”. Ci vorrà quindi ancora qualche tempo, dopo la festa dell’Immacolata Concezione di quest’anno, prima che il cielo si faccia terso e la luce torni a risplendere sulla Chiesa e dentro la Chiesa. Quanto tempo in più sarà però ancora necessario, e quali avvenimenti debbano prima verificarsi, non ci è dato sapere.
Gli unici dati che al momento possiamo avere per certi sono tre:
1) Padre Pio non parlò di settant’anni, ma di sessant’anni;
2) Padre Pio non si è mai sbagliato in quello che ha detto, privatamente e pubblicamente;
3) Una monaca di clausura, figlia spirituale del frate santo, alcuni anni fa mi raccontò il seguente episodio: “Era il 1966 o il 1967, quando mi trovavo a San Giovanni Rotondo. Una ragazza di sedici anni andò a confessarsi dal Padre. Al termine della confessione, la ragazza pose questa domanda al Padre: ‘Ma Padre, si parla tanto in questo periodo del Terzo Segreto di Fatima! Mi dica: quando ci sarà l’atteso trionfo del Cuore Immacolato di Maria?’. Il Padre così le rispose: ‘Figlia mia! Tua nonna non lo vedrà. Tua mamma neppure. Ma tu, sì!’”. Quella ragazza di allora oggi dovrebbe avere 74 o 75 anni. Teniamo presente che il trionfo del Cuore Immacolato di Maria coincide con il trionfo della Chiesa cattolica (concetto che emerge potentemente dal Commento alla Sacra Scrittura del servo di Dio don Dolindo Ruotolo).
Joseph Ratzinger, prima da cardinale consigliere di papa Giovanni Paolo II e in seguito da papa, cercò di porre una toppa sopra la devastazione causata dai tantissimi errori riversati nella Chiesa con il Concilio ecumenico Vaticano II, ricorrendo al criterio dell'”ermeneutica della continuità”. La toppa, tuttavia, alla prova del tempo non ha retto e il buco iniziale nell’unità della Chiesa cattolica, che già era ampio nella seconda metà degli anni Sessanta del secolo scorso, adesso è diventato uno squarcio. Non c’è nessuna continuità tra Chiesa preconciliare e chiesa postconciliare: esse sono due istituzioni diametralmente opposte. La prima, di origine divina, è indefettibile, immutabile, perenne. La seconda, di origine umana, è fallace, sempre mutevole, fortemente instabile. La prima accompagnerà il cammino dell’uomo fino alla fine del mondo; la seconda, nel volgere di poco tempo, sarà destinata a rovinare.
Se le porte dell’inferno finora non hanno prevalso (cfr. Mt 16,18), nonostante tutto lo scempio e il degrado a cui abbiamo assistito negli ultimi dodici anni e che purtroppo ancora permangono, è perché la Chiesa preconciliare esiste sempre. È ora totalmente eclissata dalla chiesa postconciliare, ma, nonostante non sia visibile, c’è e continua a vivificare tutti i suoi figli, anche quelli che in buona fede – perché ingannati dai partigiani di Satana – la combattono senza tregua.
“Furono date alla donna [la Chiesa, la vera Chiesa, la Chiesa preconciliare] le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei, per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo, lontano dal serpente” (Ap 12,14). Dall’esilio nel quale Dio l’ha provvidenzialmente condotta perché si salvasse, la Chiesa ritornerà e riprenderà pieno possesso del posto che le è stato tolto con violenza dall’usurpatrice chiesa postconciliare. Anche se per ora non possiamo vederla, dobbiamo perseverare a restarle fedelissimi, a mettere in pratica i suoi autentici insegnamenti (che abbiamo ricevuto dalla Tradizione), a respingere tutto quello che non viene da lei e ad attendere fiduciosi il suo ritorno.
È mia opinione personale che dalla presente situazione di confusione, spaesamento e conflitto (a livello di comunità di credenti e a livello di coscienze individuali) si potrà uscire solo quando verrà un papa che rigetterà con fermezza, chiarezza e senza riserve le menzogne sulle quali fu volutamente costruito il Concilio Vaticano II.
Il reverendo don Leonardo Maria Pompei in un suo intervento degli ultimi giorni ha parlato per la sua condizione di “una sofferta ma inevitabile scelta di vita”. Penso che tutti noi (laici, presbiteri e religiosi) dovremmo fare nostra quella dichiarazione programmatica. Non possiamo infatti mai dimenticare che “nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro” (Mt 6,24).



