Il cardinale Prevost, il burro d’arachidi e le qualità di un americano. Dolan racconta
di Christopher R. Altieri
Se eravate in vita e senza pannolini alla fine degli anni Novanta, forse ricorderete “The West Wing”, la serie creata da Aaron Sorkin andata in onda per sette stagioni a partire dal 1999: raccontava la storia di un instancabile staff della Casa Bianca che risolveva problemi per e con il presidente Josiah Bartlet, il comandante in capo intransigente e idealista interpretato da Martin Sheen.
Verso la fine della prima stagione, all’inizio del primo mandato di Bartlet, c’è un episodio che vede l’amministrazione Bartlet in difficoltà nei sondaggi a causa di una serie di battute d’arresto politiche e di pubbliche relazioni. Ed è lì che, nella scena culminante, il burbero e brizzolato capo di gabinetto, Leo McGarry (interpretato dal grande John Spencer), scarabocchia su un blocco una frase: “Lasciate che Bartlet sia Bartlet”. Il che segna l’inizio della strategia per affrontare la poco invidiabile e inevitabile turbolenza della politica di Washington e della leadership globale.
Ho ripensato a quell’episodio dopo aver ascoltato un discorso illuminante e molto divertente tenuto dall’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan alla Fairfield University.
La serata – “Riflessioni sul conclave e il nuovo papa americano: Leone XIV” – faceva parte di una serie organizzata per celebrare il 250° anniversario dell’indipendenza americana e tra gli aneddoti che Dolan ha condiviso con il pubblico ce n’è stato uno riguardante una colazione mattutina nella Domus Sanctae Marthae, dove i cardinali erano alloggiati durante il conclave: Dolan, da buon americano, e avendo imparato che a Roma non viene servito, portò in tavola il burro di arachidi e lì chi si trovò accanto? Il cardinale Robert Prevost, che “senza dubbio era attratto dal burro di arachidi”.
Dolan ha anche raccontato di essere rimasto un po’ sorpreso da una domanda che aveva sentito durante le prime riunioni dei cardinali – le congregazioni generali – mentre i porporati si preparavano al conclave: “Chi è Robert Prevost?”.
In effetti, questa è la domanda che tutti noi ci poniamo ancora, ha ammesso Dolan, suggerendo che i cardinali che lo hanno eletto hanno visto in lui un uomo che sarebbe stato “un successore, non un continuatore” di Francesco, un uomo per il quale c’era evidente ammirazione e affetto generale.
Il cardinale Dolan ha parlato per quasi un’ora, fornendo un ampio contesto storico – la formazione accademica del cardinale è incentrata sulla storia della Chiesa – e il tempo è volato, tra grandi risate e osservazioni acute. Secondo l’arcivescovo, se Giovanni Paolo II era l’anima, Benedetto XVI il cervello e Francesco il cuore della Chiesa, è difficile dire che cosa sia Leone XIV: “È temperato, non un organo specifico, ma una caratteristica del corpo”.
Le osservazioni di Dolan sono state seguite da una conversazione alla quale hanno preso parte il padre gesuita Paul Rourke e il professor Philip Klay della Fairfield University.
Secondo Dolan, i cardinali elettori hanno visto in Prevost non tanto un americano, ma un uomo in possesso delle migliori qualità – buon senso, praticità, abilità con il denaro – spesso associate agli americani.
Pensando a papa Leone, mi è venuto in mente quell’episodio di “West Wing” per due motivi.
Uno è che papa Leone XIV è ancora nella fase della luna di miele del suo pontificato, ma prima o poi inizierà a prendere decisioni di governo assai difficili, sotto l’occhio attento dell’opinione pubblica, e a quel punto vorrà avere una squadra, la sua squadra, pronta ad attuare ed eseguire le sue decisioni. Ci saranno momenti difficili, persino passi falsi, e i papi, come i presidenti, hanno bisogno di persone che li aiutino a essere la versione migliore di sé stessi, anche dicendo loro con franchezza quando hanno bisogno di migliorare. L’altro motivo è che la risposta alla domanda “chi è Leone XIV?” il papa stesso la sta scoprendo giorno dopo giorno insieme a noi. L’ufficio papale cambia ogni uomo che vi accede, come del resto succede con l’ufficio presidenziale nella terra natale di Prevost.
Tutto ciò va ricordato, soprattutto ora che anche in Vaticano si sta concludendo il periodo estivo e si sta tornando alla normalità sotto una nuova guida.
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Nella foto, il cardinale Timothy Dolan (a destra) con Philip Klay e padre Paul Rourke della Fairfield University



