Legalizzazione del suicidio assistito? Non restiamo indifferenti
Ricevo e diffondo.
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Contro ogni tentativo volto a introdurre nel nostro ordinamento giuridico una legge che ammetta il “suicidio assistito”, varie realtà nazionali e internazionali si stanno mobilitando per organizzare iniziative di informazione e sensibilizzazione volte a scongiurare questa pericolosissima capitolazione al male. Il suicidio assistito infatti è la soluzione di comodo di una società disumana che umilia e mercifica l’uomo e, in base a logiche di profitto, sceglie di sopprimere piuttosto che prendersi cura del prossimo.
L’esperienza dei Paesi in cui è legale dimostra che l’effetto è inevitabilmente quello di spianare la strada a una deriva eutanasica, sprofondando in un baratro di morte e ingiustizia da cui sarebbe praticamente impossibile tornare indietro.
Iniziative
Martedì 9 settembre alle 20:45 c’è stata una preghiera per la vita presso la Cappella della Madonna delle Ghiaie di Bonate Sopra (Bergamo).
Venerdì 12 settembre alle 20:45 presso il teatro del borgo di Ranica (Bergamo) in via Santi Sette Fratelli Martiri incontro con Giulia Bovassi, bioeticista, moderato da Roberto Allieri.
Prenotazioni al numero 371 651 1252.
Giovedì 25 settembre alle 21 a Milano incontro su fine vita e suicidio assistito. Prossimamente verranno forniti maggiori dettagli.
Altri convegni sono in preparazione in diverse città italiane.
Inoltre a partire da ottobre le Sentinelle in piedi organizzeranno veglie in varie città (Bergamo, Brescia, Milano) per svegliare le coscienze di chi ignora cosa stia accadendo e per spronare all’impegno in difesa della nostra civiltà e per il futuro dei nostri figli. Per maggiori informazioni è possibile scrivere a info@sentinelleinpiedi.it
Strumenti che possono aiutare
Segnaliamo due strumenti che possono essere di ausilio nell’opera di sensibilizzazione:
il video informativo e l’agile vademecum, riportato di seguito, che sintetizza le principali ragioni per cui è assolutamente da evitare qualunque legge che ammetta il suicidio assistito. È a disposizione di chi promuova iniziative di informazione e sensibilizzazione.
Vademecum essenziale su questioni vitali
Suicidio assistito
È l’atto mediante il quale una persona si procura la morte grazie all’assistenza di personale sanitario. Più corretto sarebbe definirlo omicidio del consenziente, come viene qualificato l’atto dal Codice penale in vigore (art. 579).
Eutanasia
Si ha quando il soggetto che richiede la morte non coincide con quello che morirà. Si definisce eutanasia attiva quella che viene attuata tramite un’azione volta a sopprimere la vita, mentre si parla di eutanasia passiva quando la morte subentra per l’astensione di interventi medici o trattamenti necessari a tenere in vita la persona.
Non è assolutamente vero che una legge sul suicidio assistito sia inevitabile. Infatti:
- non c’è alcun obbligo da parte del Parlamento di approvare una legge a fronte di una sentenza della Corte costituzionale;
- il fatto che un disegno di legge sia portato alla discussione non implica che sul tema diventi inevitabile legiferare. Lo dimostrano i disegni di legge Scalfarotto (2013) e Zan (2018);
- non esiste alcun “vuoto normativo”: l’assenza di una legge che ammetta il suicidio assistito è espressione implicita ma chiara del principio secondo cui la vita umana è indisponibile e non può costituire oggetto di una pretesa autodistruttiva tutelata o facilitata dall’ordinamento. Se la vita diventa disponibile allora qualcuno deciderà se vale o non vale, con tutti gli abusi e rischi a carico delle persone disabili, non produttive o emarginate.
- all’interno dell’ordinamento giuridico equivale di fatto al suicidio del diritto, perché togliendo la vita promuove il diritto a non avere più diritti. Inoltre perché, aprendo scenari di morte, fa venir meno la tutela e la dignità delle persone fragili, considerate uno scarto che può essere eliminato.
Il problema non sta nell’inevitabilità di una normativa sul suicidio assistito, ma nel fatto che ci sia ormai una mentalità eutanasica in gran parte della società e perfino tra chi si dichiara cattolico.
Non dovremmo mai dimenticare che l’eutanasia rappresenta la peggiore delle tentazioni possibili, perché contemporaneamente, mistifica e stravolge due verità che sono i doni più preziosi di Dio all’uomo, ovvero la vita e la libertà.
Una legge sul suicidio assistito è pericolosissima
Introdurre una legge del “male minore” non neutralizza il male, ma di fatto lo normalizza.
L’esperienza dei Paesi in cui è legale dimostra che l’effetto è spianare la strada a una deriva eutanasica, in un baratro di morte e ingiustizia da cui sarebbe praticamente impossibile tornare indietro. Si vedano i casi di Olanda, Belgio e Canada, dove questo tipo di morte è diventata la prima causa di decesso e sono aumentati sensibilmente anche i casi di suicidio in generale.
Quando lo Stato regola la morte, rendendola un’opzione socialmente legittima e persino auspicabile, le persone più vulnerabili finiscono per sentirsi un peso. Così quella che oggi chiamano scelta per pochi, domani diventa un diritto per molti e alla fine un dovere per chiunque sia considerato dispendioso, inutile e improduttivo. Instaura rapidamente una società dello scarto, dove chi è più fragile non viene più curato, ma di fatto indotto a togliersi di mezzo. Così, la proclamata l’autodeterminazione terapeutica diventa un pretesto e un inganno che nasconde la vera determinazione di qualcun altro: l’obiettivo disumano di una mentalità utilitaristica che pretende di eliminare esistenze giudicate senza valore.
Ritenere che una legge restrittiva possa costituire un argine contro proposte più permissive è pura illusione. Con il tempo le eccezioni diventano la regola e i tribunali finiscono per smantellare i vincoli. Lo abbiamo visto con la legge 40, con le unioni civili e con la 194: la china scivolosa non è un’ipotesi, ma un modello storico.
In conclusione
Il suicidio assistito è la soluzione di comodo di una società disumana che umilia e mercifica l’uomo e, in base a logiche di profitto, sceglie di sopprimere piuttosto che prendersi cura del prossimo.
L’uccisione di un essere umano innocente è sempre, in ogni circostanza e per qualsiasi intenzione, un atto intrinsecamente ingiusto, data l’indisponibilità della vita umana. Tale indisponibilità vale non solo per gli altri ma anche verso sé stessi, per cui non sono ammissibili moralmente né l’omicidio, né l’aiuto al suicidio. La legge umana positiva non ha valore di legge, se non rispetta la legge naturale e divina.
Come ha recentemente affermato la Conferenza episcopale dell’Uruguay, la risposta umana e cristiana alla sofferenza passa attraverso l’accompagnamento, le cure palliative, la solidarietà e l’autentica compassione, non attraverso l’eliminazione del paziente.
Meglio nessuna legge sul suicidio assistito che qualsiasi legge che lo ammetta.



